«L’arrivo dell’intelligenza artificiale nei processi lavorativi è una sfida per il sindacato. Occorrono scelte condivise e una visione chiara. Per noi è chiaro che il cambiamento va governato o si rischia di subirlo». Sono le parole di Manuel Broglia, confermato oggi segretario generale della Uiltec Marche al termine del Congresso regionale che si è tenuto al Teatro Cortesi di Sirolo alla presenza della segretaria generale nazionale della categoria, Daniela Piras, e della segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli. Il Congresso è stato occasione di approfondimento sui processi di trasformazione industriale e sulle prospettive occupazionali della regione, con particolare attenzione alla tutela del lavoro, alla sicurezza e all’innovazione. Al centro del dibattito una delle trasformazioni più profonde del nostro tempo: l’impatto dell’intelligenza artificiale sui processi produttivi, sull’organizzazione del lavoro e sulle prospettive industriali della regione, in settori strategici come la chimica, l’energia e il settore moda.

«L’innovazione tecnologica – ha detto Broglia – sta già incidendo in maniera concreta sul tessuto economico marchigiano. In diversi comparti si registrano processi di riorganizzazione aziendale legati proprio all’introduzione di sistemi avanzati di automazione e analisi dei dati. Anche realtà di primo piano, come il gruppo Angelini, stanno affrontando cambiamenti significativi nell’assetto organizzativo, con inevitabili ricadute su competenze, professionalità e occupazione. Per la Uiltec, la sfida non può essere subita: servono percorsi di formazione e aggiornamento continui, per governare la transizione senza lasciare indietro i lavoratori».
Forte preoccupazione è stata espressa per il sistema moda, storicamente uno dei pilastri dell’economia marchigiana. I distretti vivono una crisi che appare strutturale, con marchi storici acquisiti da grandi gruppi internazionali e una filiera sempre più frammentata e indebolita. Il rischio è la perdita progressiva di autonomia produttiva e di valore aggiunto sul territorio, con effetti a cascata su piccole e medie imprese, artigianato e indotto.Non meno delicato il capitolo energia e reti. La vendita di Api al gruppo azero Socar rappresenta, secondo la Uiltec, «un passaggio cruciale per un tassello fondamentale dell’economia regionale». Allo stesso tempo, le criticità nella gestione delle reti idriche evidenziano un’incapacità politica di valorizzare appieno le infrastrutture strategiche delle Marche, compromettendo opportunità di sviluppo e investimenti. Dal Congresso è emersa con forza la richiesta alla Regione Marche di aprire un tavolo permanente sulla politica industriale. Un confronto strutturato che punti a un rilancio complessivo e organico dell’industria marchigiana, capace di integrare innovazione, sostenibilità e tutela del lavoro.
«Le Marche – ha detto la segretaria generale nazionale della Uiltec Daniela Piras, chiudendo i lavori del congresso – hanno una tradizione industriale importante e competenze che rappresentano un valore per tutto il Paese. Proprio per questo servono scelte industriali chiare e una visione di lungo periodo. Le trasformazioni tecnologiche, la crisi di alcuni settori storici come il sistema moda e i passaggi proprietari che riguardano comparti strategici impongono una responsabilità maggiore alle istituzioni. Non possiamo permettere che l’innovazione si traduca in perdita di lavoro o in un indebolimento del tessuto produttivo. Le Marche – ha concluso Piras – hanno tutte le condizioni per restare una regione industriale forte: competenze, filiere produttive, capacità manifatturiera. Ma queste risorse devono essere sostenute da una politica industriale vera. Senza una strategia chiara andiamo incontro alla frammentazione del sistema produttivo e alla perdita di valore sul territorio. Il lavoro e l’industria devono tornare al centro delle scelte di sviluppo nelle Marche e nell’ intero Paese».
Secondo la segretaria Mazzucchelli, «il quadro economico così complesso e fragile che stiamo vivendo si riverbera su tutte le infrastrutture sociali. Lo vediamo nella sanità che tra liste d’attesa sempre più lunghe, alle difficoltà della presa in carico e tutti i disagi delle condizioni di lavoro degli operatori sta mettendo a rischio l’universalità del sistema salute, ma lo vediamo anche in altri presidi democratici come la scuola, il trasporto pubblico e le stesse infrastrutture viarie. Noi siamo convinti che non si possa parlare di stato democratico se il pubblico non sostiene questi servizi. La Uil mette al centro sempre le persone e in tutti i tavoli chiediamo una svolta. Siamo a un passaggio decisivo: o la Regione imbocca questa strada, oppure siamo destinati a una lenta marginalità».
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