«Ruba medaglie e foto di Gino Bartali
custodite a casa del figlio»
Uno svuota cantine sotto accusa

MONTEFANO - Oggi l'udienza al tribunale di Macerata. Imputato un 58enne di Senigallia. Era stato chiamato dalle nipoti del campione di ciclismo per portare via oggetti da buttare dalla casa del padre che era morto alcuni anni prima

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Gino Bartali (foto da Wikipedia)

di Alessandro Luzi

Fotografie, medaglie e documenti di Gino Bartali finiscono al centro di un processo che si aprirà il 22 ottobre al tribunale di Macerata. A finire sotto accusa per furto dei cimeli nella casa di Montefano di un figlio del campione di ciclismo uno svuota cantine di Senigallia, Giovanni Spenga, 58 anni.

Oggi l’imputato era al tribunale di Macerata per l’udienza predibattimentale. Il giudice Enrico Pannaggi ha disposto la prosecuzione del giudizio.

La vicenda contestata dall’accusa, sostenuta dal pm Rocco Dragonetti, risale al 18 marzo 2024. Chiamato dalle nipoti di Gino Bartali, Stella e Gioia Bartali, tramite una ricerca online, il 58enne avrebbe dovuto smaltire alcuni oggetti dalla casa a Montefano del loro papà Andrea Bartali, morto il 23 giugno 2017.

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L’avvocato Gerardo Pizzirusso

Le figlie avrebbero selezionato le cose da portare via per poi accantonarle nel garage e nel salotto dell’abitazione.

Secondo l’accusa, l’uomo si sarebbe approfittato dell’incarico ricevuto e avrebbe preso dall’appartamento fotografie, documenti, targhette onorative e medaglie del campione di ciclismo. Poi, prosegue l’accusa, avrebbe messo i cimeli in vendita.

Le due nipoti, non vedendo più gli oggetti, hanno deciso di fare denuncia e, tutelate dall’avvocato Gerardo Pizzirusso, si sono costituite parte civile. I cimeli di Gino Bartali trovati in un capannone utilizzato dal 58enne sono stati sequestrati.

L’imputato è difeso dal legale Marco Subiaco. La prima tappa del processo per fare luce su quanto accaduto ai cimeli del campione toscano sarà il 22 ottobre davanti al giudice Federico Simonelli.

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