Nuova udienza stamattina nel Tribunale di Ancona del processo d’Appello bis che vede alla sbarra i “colletti bianchi” per strage di Corinaldo, costata la vita a cinque adolescenti e a una mamma. Oggi è toccato ad alcuni dei legali degli imputati. Gli altri proseguiranno il 20 marzo. Secondo la loro linea difensiva non furono tanto le carenze strutturali della Lanterna Azzurra a causare la morte di Emma Fabini, Mattia Orlandi, Asia Nasoni, Benedetta Vitali, Daniele Pongetti ed Eleonora Girolimini, nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018. Quanto, piuttosto, il sovraffollamento, unito all’azione criminale della banda dello spray. Hanno quindi spostato il focus dall’autorizzazione, rilasciata nel 2017 per fare aprire la discoteca, alla concomitanza di altri fattori, tra cui la banda della Bassa Modenese, già in carcere con condanne definitive. Compreso Riccardo Marchi, l’ottavo componente. Per lui è arrivata la confermata in Cassazione, dopo l’udienza dello scorso 20 febbraio. Spruzzarono il peperoncino per rapinare le catenine d’oro dei presenti. Un evento dirompente e imprevedibile, l’ha definito l’avvocato Marco Pacchiarotti, legale del perito Massimiliano Bruni, parlando dell’azione della banda che ha creato le condizioni estreme, oltre al numero eccessivo di persone, ben oltre la capienza consentita. Le difese puntano all’assoluzione piena, certe che nessuna responsabilità possa essere attribuita a chi autorizzò l’apertura, rispetto a un evento scatenato da condotte dolose e da una cattiva gestione dell’emergenza. In primo grado, lo scorso giugno, le accuse di omicidio colposo e disastro colposo erano cadute, lasciando spazio solo alla condanna per falso. La sentenza aveva stabilito la pena di un anno per Matteo Principi, ex sindaco di Corinaldo e presidente della commissione, la stessa per Massimo Manna, responsabile del Suap, per Francesco Gallo dell’Asur, per Massimiliano Bruni, perito, e per Stefano Martelli della polizia locale mentre un anno e due mesi era stata la pena per il vigile del fuoco Rodolfo Milani. Oltre ai sei componenti della commissione era stato condannato a quattro mesi Francesco Tarsi, consulente dei gestori del locale. Assolti in primo grado Quinto Cecchini, gestore, e Maurizio Magnani, consulente dei proprietari dell’immobile.
sa.mar.
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