Innovazione, giovani e passaggio generazionale: da qui può ripartire il futuro delle imprese di Jesi e della Vallesina. È il quadro emerso durante l’incontro organizzato dal Lions Club Jesi dal titolo “Dalla Milano del Centro Italia ad Amazon, le prospettive future delle attività produttive nella Vallesina”, che ha acceso il confronto tra imprenditori, professionisti ed esperti del territorio.
Al centro del dibattito la trasformazione del sistema produttivo locale e le prospettive per le imprese, tra nuove sfide globali e opportunità di sviluppo. A intervenire sono stati Letizia Urbani, direttore generale di Meccano SpA, insieme a tre soci del Lions Club Jesi: Massimo Albonetti, commercialista esperto di corporate governance e socio amministratore dello Studio Associato Albonetti, Luciano Goffi, già direttore generale di Banca Popolare di Ancona e di Banca delle Marche, e Veruska Anacleti, amministratore delegato di Termo Forgia SpA e presidente del Comitato Vallesina di Confindustria Ancona.
Dal racconto del passato emerge il percorso che ha portato la Vallesina alla struttura economica attuale. Luciano Goffi ha ripercorso l’evoluzione del sistema produttivo dalla seconda metà del Novecento a oggi, rievocando un territorio che ha conosciuto profonde trasformazioni. «Nel rievocare termini come mezzadria, bachicoltura, lavorazione della canapa e meccanica per l’agricoltura – sottolinea il direttivo del Lions Club Jesi guidato dalla presidente Mara Martinovich – sono tornate alla memoria espressioni dialettali e mestieri ormai scomparsi, come “vergaro”, “bigattiera”, “sedarole”, “cordari” o “cocciari”, oltre al dramma dell’olivicoltura dopo la terribile gelata del 1956».
Oggi il quadro economico è profondamente cambiato. Dal 1950 a oggi il peso dell’agricoltura è passato dal 50 al 5 per cento, mentre industria e artigianato rappresentano circa il 30 per cento dell’economia e il terziario e il commercio arrivano al 50 per cento. In Vallesina operano circa settemila imprese, con una riduzione del 3 per cento rispetto al passato, spesso caratterizzate da dimensioni medio-piccole che rendono più difficili strategie di scala.
L’attenzione si è poi spostata sulle esperienze imprenditoriali del territorio e sulle prospettive future. Veruska Anacleti ha raccontato la storia di Termo Forgia SpA, realtà nata nel 1965 grazie all’iniziativa di Angelo Anacleti, Marino Talacchia e Achille Gara e cresciuta fino all’attuale stabilimento di San Paolo di Jesi, dove opera con circa 40 dipendenti e oltre 800 clienti nei settori della meccanica, dell’agricoltura, dell’automotive e del movimento terra.
«Continuiamo a credere nell’importanza di un sincero rapporto empatico con collaboratori, fornitori e clienti», ha spiegato Anacleti, ricordando anche l’impegno dell’azienda nelle attività sportive e solidali del territorio.
Letizia Urbani ha invece illustrato il ruolo svolto da Meccano SpA nel supportare l’innovazione delle imprese. Il centro tecnologico è nato nel 1989 grazie all’intuizione di imprenditori – tra cui Gennaro Pieralisi – e delle amministrazioni comunali di Jesi e Fabriano. Oggi l’azienda opera in circa 130 specializzazioni e conta un portafoglio di circa mille clienti, affiancando le imprese nel passaggio dalle idee ai prodotti e sostenendo la nascita di start up diffuse in diverse parti del mondo.
Secondo Urbani esistono anche elementi di moderato ottimismo legati ai cambiamenti dell’economia globale. «La ridotta competitività della produzione asiatica sta spingendo alcuni paesi a guardare alle nostre realtà», ha spiegato, sottolineando però la necessità di prepararsi a possibili collaborazioni e nuove alleanze industriali.
A chiudere l’incontro è stato l’intervento di Massimo Albonetti, che ha richiamato l’attenzione sull’evoluzione organizzativa delle imprese. «Le piccole e medie aziende devono passare da una gestione “padronale” a una gestione “manageriale”, dotandosi di assetti organizzativi, amministrativi e contabili adeguati, come previsto anche dal Codice civile».
Albonetti ha inoltre evidenziato come, nell’economia globale, il principio del “piccolo è bello” non sia più sufficiente. «Diventa ormai imprescindibile procedere ad aggregazioni tra piccole imprese», ha spiegato, ricordando anche come l’accesso al credito sia oggi sempre più legato al merito creditizio e al sistema di rating, strumenti con cui molte aziende devono ancora imparare a confrontarsi.
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