Parità di genere ad Ancona:
Orciani lancia l’allarme
sull’occupazione femminile

ANCONA - La ricorrenza dell’8 marzo assume un significato più profondo secondo Bianca Maria Orciani, Consigliera di Parità della Provincia

Bianca Maria Orciani

Nell’80° anniversario del primo voto alle donne, l’Italia riflette sul divario di genere ancora presente nel lavoro e nella società. La ricorrenza dell’8 marzo assume un significato più profondo secondo Bianca Maria Orciani, Consigliera di Parità della Provincia di Ancona, che sottolinea come il percorso verso la parità effettiva sia ancora accidentato e pieno di ostacoli.

«C’è da chiedersi quanta reciprocità ci sia fra il nostro Paese e le donne. Quanto l’Italia sia realmente pronta a riconoscere quei diritti di cittadinanza sociale e politica sanciti dalla Costituzione», osserva Orciani. Nonostante progressi normativi significativi, la parità sostanziale rimane lontana, con differenze strutturali rispetto alla media europea. L’Italia, pur avendo registrato il miglioramento più marcato nell’Ue tra il 2010 e il 2025, negli ultimi cinque anni scivola al 15° posto per ritmo di crescita.

Il lavoro resta il nodo centrale: il nostro Paese occupa l’ultimo posto in Europa per partecipazione femminile al mercato del lavoro e registra tra le più alte percentuali di povertà lavorativa femminile. «Una donna occupata su cinque vive sotto la soglia di povertà, con una carriera mediamente più breve di cinque anni rispetto alla media UE. La precarietà e il part-time involontario, legati alla carenza o all’eccessivo costo dei servizi per l’infanzia e per la cura parentale, peggiorano ulteriormente la condizione delle lavoratrici», aggiunge Orciani.

«La scarsa presenza femminile nei settori tecnologici e nei ruoli ad alta qualificazione rafforza le disuguaglianze salariali e limita l’influenza delle donne nelle decisioni strategiche», evidenzia la Consigliera. I dati del recente Rendiconto di Genere INPS confermano un divario strutturale che attraversa l’intero ciclo lavorativo: gli assegni pensionistici femminili risultano inferiori in media del 44,2% rispetto a quelli maschili.

«Invertire la rotta richiede un cambiamento culturale profondo che il nostro Paese fatica ad accettare e praticare», sottolinea Orciani, ricordando le bocciature di strumenti come il congedo paritario e i tentativi di depotenziare la Direttiva UE 2023/970 sulla trasparenza salariale. «Ripensare la conciliazione in termini di “conciliazione condivisa” significa coinvolgere uomini, donne e istituzioni per una distribuzione equa dei carichi di lavoro e cura».

Garantire la parità salariale significa anche ridefinire i rapporti di potere tra generi: i settori a prevalenza femminile, storicamente meno valorizzati, devono essere riconosciuti per il loro valore economico e sociale.

«Perché la partecipazione delle donne alla vita politica, economica e sociale non resti una formalità, è fondamentale promuovere un approccio autenticamente paritario, che dia voce e sostanza all’eguaglianza effettiva, tra diritti civili, economici e sociali».

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