«Il ripristino degli alvei del Misa e del Nevola, entrato nella fase conclusiva, e l’estrazione dei sedimenti, sono la più grande operazione idraulica realizzata nelle Marche». Lo dichiara l’ingegnere Stefano Babini, vicecommissario per il post-alluvione, che aggiunge: «gli eventi meteorologici successivi al 2022 ne hanno dimostrato l’efficacia e i 500.000 metri cubi di materiale accumulato non sono finiti ancora una volta nelle strade e nelle abitazioni».
Si tratta di una montagna di sedimenti, tolti dal Misa e dal Nevola durante la pulizia per renderli più sicuri, e accatastati nella Zipa di Casine di Ostra. Qui, però, dovranno essere rimossi. Era solo un sito individuato nell’emergenza. «I materiali trasferiti sono stati caratterizzati, analizzati e certificati conformi a ogni destinazione d’uso – prosegue l’ingegnere – sono destinati a finalità esclusivamente pubbliche, prima per le arginature delle nuove vasche di laminazione, poi per la copertura della discarica di Maiolati Spontini e il ripascimento del litorale di Falconara. Nessun privato ha ricevuto nulla».
Consapevole del fatto che la montagna della Zipa, come viene chiamata, deve essere rimossa, la struttura commissariale ha provato più strade.
«Sono state valutate prima destinazioni per autostrade e ferrovie, poi abbandonate per motivi tecnico logistici, ma anche colmate agrarie e riutilizzo per altre opere pubbliche di prossimità: strade, campi sportivi e parchi fluviali. Tutto documentato da corrispondenza e manifestazioni d’interesse» prosegue nel massimo della trasparenza.
Per la parte destinata alla discarica di Maiolati Spontini il trasporto sarà eseguito dalla Sogenus S.p.A, società interamente pubblica dal 2009, divisa tra Consorzio Intercomunale Servizi, Comune di Maiolati Spontini, Anconambiente S.p.A. e una serie di Comuni dell’anconetano. «E’ ad ogni effetto un ente pubblico territoriale – chiarisce -. Il contributo per il trasporto rappresenta la compartecipazione a un’operazione di pubblica utilità: l’alternativa del conferimento ordinario a discarica avrebbe decuplicato i costi».
La sintesi è questa: le arginature delle sei vasche di laminazione sono state progettate con i sedimenti dragati, senza movimentazioni aggiuntive e acquisto di terre esterne, con risparmio stimato tra i 4 e i 5 milioni di euro. Il Piano di gestione dei materiali, strumento che ne individua e ne permette la gestione, è stato approvato con decreto, e ha visto il coinvolgimento di Arpam, enti locali e autorità competenti.
«E’ un caso virtuoso di economia circolare applicata al post-alluvione – conclude l’ingegnere che, in quanto al ponte Garibaldi, che ancora non si vede, dice : arrivati a questo punto attendiamo l’esito delle elezioni». A maggio Senigallia nominerà il nuovo consiglio comunale con il sindaco. Se vincerà i centrodestra il progetto approvato vedrà concretizzarsi, in caso contrario, con il centrosinistra sarà cestinato.
Prima, però, c’è un’altra tappa al Tar, il 15 aprile con una nuova udienza del ricorso presentato dalle associazioni ambientalista e non solo contro il progetto contestato. Le sue sorti quindi le decideranno i senigalliesi alle urne.
sa.mar.
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