di Gino Bove
Una battaglia iniziata in solitudine nel 2019 oggi arriva al suo passaggio decisivo. La mobilitazione contro il banchinamento del molo Clementino si prepara a vivere il suo momento più delicato, tra osservazioni inviate al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica e un flash mob annunciato per domenica alle 11 proprio al porto antico (inizialmente era previsto per venerdì, poi spostato per potenziali condizioni meteo avverse). A tenere insieme i fili della protesta sono cittadini, associazioni e comitati che negli anni hanno visto crescere il fronte del dissenso, con la presenza anche di Andrea Nobili, consigliere regionale di “Alleanza verdi e sinistra”, e di Carlo Maria Pesaresi, consigliere comunale per “Ancona diamoci del noi”.
A ricostruire il percorso è Francesco Rubini, che con “Altra idea di città” rivendica la continuità dell’impegno: «Questa è una battaglia che abbiamo iniziato da soli, dal 2019. Sono stato l’unico consigliere comunale a votare contro la prima delibera dell’amministrazione Mancinelli». Da allora, tra manifestazioni e atti in consiglio comunale, la mobilitazione si è consolidata fino all’attuale rush finale. La richiesta è netta: «La politica deve scegliere da che parte stare e dare un parere contrario». Il sindaco, aggiunge, ha ribadito la sua contrarietà, ma ora serve un passaggio formale: «deve mettere per iscritto un no al ministero».
Nel merito delle osservazioni interviene Patrizia Santoncini, del comitato “Porto Città”, che parla di un lavoro «molto articolato e presentato proprio stamattina al Mase», capace di contestare punto per punto la documentazione dell’autorità portuale. «Ripetiamo il nostro no alla variante e al progetto», afferma, sottolineando le criticità urbanistiche e paesaggistiche, oltre ai rischi sanitari legati all’inquinamento. A rafforzare questo quadro è anche Giacomo Zacconi, della piattaforma “Ancona porto, ambiente, salute e lavoro”, che richiama i fondamenti della protesta: «I motivi del no sono architettonici, paesaggistici e sanitari», ricorda, citando anche «i 110 morti prematuri all’anno legati all’inquinamento». E aggiunge una visione alternativa: «Vogliamo che quell’area torni a essere accessibile e vissuta dai cittadini, non un mega hub crocieristico chiuso». Santoncini insiste: «È una mastodontica aggressione a un’area già tutelata», evidenziando anche l’assenza di autorizzazione della soprintendenza. E sull’interesse economico non usa mezzi termini: «L’unica “bontà” è quella che guarda agli appetiti di lucro di Msc».
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