

Il rettore Sauro Longhi
di Simonetta Gebbia
foto di Giusy Marinelli
“Grazie campioni, questa piazza è il futuro”, riecheggiano gli auguri del rettore dell’Università Politecnica delle Marche, Sauro Longhi, verso i suoi “vecchi” affezionati che stanno per dirgli addio: i 340 laureati della sessione estiva, riuniti nel cuore vivo e pulsante della città, piazza Roma, per la consegna ufficiale delle pergamene. Una celebrazione pubblica, non si può certo dire per pochi intimi, ma che presenta come scopo principale la contaminazione reciproca tra città e università, la condivisione di cultura e conoscenza, nella speranza che non si esibisca solo il patrimonio fisico e materiale della regione, bensì anche quello umano, ricco e competente. Un capitale prezioso, secondo la vicepresidentessa del consiglio scolastico, “che non deve esser intimorito da un futuro all’insegna della velocità, delle forti pressioni lavorative di una società moderna, per cui i laureati sono meri strumenti di crescita economica, ma che deve farsi portatore di una coscienza critica, combattendo i pregiudizi e valorizzando ogni tipo di differenza”.
Concorda il rettore che propone come modello a cui ispirarsi Giulio Regeni che ha fatto della diffusione della cultura e della ricerca la propria missione di vita. “Viviamo in un periodo difficile, complesso, ma gli ostacoli da superare non sono di più di quelli del passato – ha spiegato Longhi – nessun conflitto generazionale, l’impegno e la dedizione nello studio sono valori universali”. L’Univpm, in particolare, cerca di trasmetterli con successo ai suoi studenti, investendo continuamente sull’istruzione e riportando svariati primati nelle classifiche universitarie italiane: si è aggiudicata il titolo, infatti, di prima università delle Marche, e i laureati in uscita sono sempre più numerosi (la maggior parte figli di genitori non laureati), oltre che più veloci nel sostenere ed eccellere negli esami e nel trovare un lavoro ben retribuito successivamente, in zone limitrofe al loro comune d’origine. Un aumento sia quantitativo che qualitativo di neo–dottori che, marchigiani di nascita o d’adozione, s’impegnano tuttavia a essere cittadini globali, anche grazie a progetti di mobilità internazionale come Erasmus, a dimostrazione che la conoscenza non facilità solamente la libertà di movimento, ma anche lo scambio di idee, favorendo la democrazia.






















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