di Sabrina Marinelli
Non tornerà più su quella gelida panchina Paolo, il 64enne di Falconara che sta pernottando in albergo. Potrà rimanere fino al 31 gennaio e nel frattempo stanno cercando tutti una soluzione definitiva per lui. La mattina fa colazione, ha pasti garantiti, la possibilità di prendersi cura di se stesso e, soprattutto, un tetto sopra la testa con morbido materasso su cui coricarsi ogni sera. La prima quota dell’hotel, dal 23 dicembre al 1° gennaio l’ha pagata il Comitato “Amici di Paolo e di tutte le persone in grave stato di povertà”. «Siamo arrivati a un fondo di 1.500 euro che gestisce l’amministratrice di sostegno di Paolo – spiega Nadia Mencarelli, presidente del Comitato – collaboreremo insieme per il suo bene e, intanto, potrà rimanere in albergo fino al 31 gennaio». Per ragioni di privacy, visto che la vicenda personale di Paolo coinvolge altre persone, non è possibile scendere nel dettaglio di come abbia perso il lavoro e la casa l’ex imprenditore, che per mesi ha dormito sopra una panchina.
Le istituzioni, però, assicurano di aver sempre fatto tutto il possibile per lui e continueranno a farlo. «Il Comune di Falconara Marittima lo segue da molti anni attraverso i servizi sociali, con continuità, attenzione e piena assunzione di responsabilità – spiegano in una nota congiunta l’assessore ai servizi sociali Ilenia Orologio e l’avvocato Sara Balzani sua amministratrice di sostegno -. Su decisione del Tribunale è stata attivata una misura di tutela, all’interno della quale è stata costruita nel tempo una rete di aiuto composta dai Servizi sociali comunali, dai servizi sanitari, dall’amministratore di sostegno e dalla famiglia. Nel corso degli anni il Comune ha messo in campo diversi interventi e progetti personalizzati, pensati in base ai bisogni e sostenuti anche con risorse economiche comunali. Tuttavia, molte delle soluzioni proposte, comprese recenti offerte di accoglienza e di sistemazione abitativa dopo un ricovero in ospedale sono state rifiutate».
Per quanti si staranno chiedendo: perché allora il 64enne è finito a vivere su una panchina? Precisano «è importante chiarire che rifiutare un aiuto è un diritto della persona, ma questo ha inevitabilmente limitato la possibilità di rendere efficaci gli interventi proposti. Il Comune e i servizi coinvolti non possono imporre soluzioni contro la volontà dell’interessato e non possono essere ritenuti responsabili di scelte che la persona ha deciso consapevolmente di non accettare, nonostante le proposte fossero adeguate e tempestiva. Data la complessità della situazione, che coinvolge aspetti sia sociali sia sanitari, ogni decisione deve essere valutata esclusivamente da professionisti competenti e da quelli incaricati dal Tribunale attraverso un confronto diretto e nel rispetto dei ruoli previsti dalla legge». Entrambe confermano la disponibilità a collaborare con chiunque voglia contribuire in modo corretto e coordinato al suo benessere ma precisano che la tutela delle persone fragili passa attraverso un lavoro professionale, responsabile e riservato, svolto sempre nell’interesse esclusivo della persona.
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