Il Consiglio regionale delle Marche nella giornata odierna ha discusso l’interrogazione presentata da alcuni consiglieri regionali in merito alla riconversione e ampliamento degli attuali impianti a biogas situati nel Comune di Osimo. Le società Sgr Bio Osimo 1 e Sgr Bio Osimo 2, proprietarie dei suddetti impianti vogliono far chiarezza sull’iter di riconversione già oggetto di analisi e chiarimento nel corso del processo autorizzativo da parte degli enti preposti, tecnicamente competenti per garantire il rispetto delle norme e tutelare di conseguenza anche la salute pubblica.
«In primo luogo intendiamo porre l’accento sulla riconversione degli impianti da biogas esistenti a biometano agricolo, un processo tecnologico a cui la legislazione nazionale ed europea riconosce il valore strategico non solo per l’ambiente, ma per la sicurezza energetica stessa del Paese.- serdisce una nota ufficiale – Infatti gli interventi che si stanno realizzando non sono semplici iniziative private, ma opere che il legislatore italiano ha definito per legge di Pubblica Utilità ai sensi del D.Lgs. 387/2003, ritenendoli tra gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili indifferibili e urgenti. Proprio per semplificare e accelerare questi iter, lo Stato ha previsto lo strumento dell’Autorizzazione Unica, garantendo che tutte le verifiche ambientali, sanitarie e urbanistiche avvengano contestualmente in un’unica sede decisionale (la Conferenza dei Servizi). È stato anche chiarito che questi impianti possono essere legittimamente ubicati in zone classificate come agricole dai piani urbanistici, poiché sono funzionali alla valorizzazione dei sottoprodotti delle attività del settore».
Le società Sgr Bio Osimo 1 e Sgr Bio Osimo 2 aggiungono che «la riconversione a biometano degli impianti a biogas esistenti non è una scelta isolata della regione Marche, ma è sostenuta dall’Unione Europea e dallo Stato italiano come uno dei pilastri per raggiungere gli obiettivi europei e nazionali di decarbonizzazione, attestato anche dalle risorse Pnrr destinate alla realizzazione di progetti sul biometano, di cui le riconversioni di impianti esistenti costituiscono il 49% del totale (359 riconversioni su un totale di 720 progetti candidati nelle sessioni di asta pubblica gestite dal Gse). È importante ricordare che le principali sigle dell’ambientalismo scientifico (tra cui Legambiente e Wwf) sostengono convintamente la filiera del biometano agricolo, considerandola la via maestra per ridurre l’uso di combustibili fossili e fertilizzanti chimici, promuovendo il digestato come fertilizzante naturale».
Rammentano inoltre che «anche le associazioni di categoria Coldiretti e Confagricoltura promuovono il biometano come opportunità per l’agricoltura italiana, valorizzando i sottoprodotti agricoli. Il Cib (Consorzio Italiano Biogas), organizzazione che rappresenta gli operatori del settore biogas e biometano in Italia, promuove la diffusione del biometano attraverso eventi informativi, formazione e pubblicazioni tecnico scientifiche. Sul fronte della sicurezza ambientale e della tutela del territorio l’iter autorizzativo in corso ha dimostrato che la tutela del territorio è garantita da analisi rigorose da parte di Vigili del Fuoco, Arpam, Ast Ancona e Genio Civile che hanno già confermato la sicurezza degli impianti e la salubrità delle procedure. Per Bio Osimo 2, il Genio Civile ha esplicitamente validato la compatibilità geomorfologica dell’intervento. In ambedue gli impianti – conclude la nota – sono state già compiute numerose analisi, tutte con esiti che confermano l’assenza di pericoli per la salute e l’Ast di Ancona ha già previsto un piano di monitoraggio biennale della qualità dell’aria. Le aziende hanno risposto alle osservazioni Arpam assicurando soluzioni tecnologiche e gestione rigorosa dei sottoprodotti e dei residui, senza rischi di riutilizzo improprio. Ad ogni criticità rilevata, il sistema di controllo ha risposto prontamente, imponendo prescrizioni e adeguamenti tecnici che le aziende hanno prontamente adottato».
Sgr Bio Osimo 1 e Sgr Bio Osimo 2 specificano inoltre che «le biomasse che saranno utilizzate per la produzione di biometano, proverranno da scarti agricoli, zootecnici e forestali del territorio che, evitando il loro conferimento in discarica, verranno trasformati in energia pulita e rinnovabile oltreché in digestato utilizzabile come fertilizzante di origine biologica, minimizzando l’utilizzo in agricoltura di fertilizzanti chimici. Anche il digestato prodotto attualmente viene già costantemente impiegato dal settore agricolo locale con forte domanda (e gradimento) da parte delle stesse imprese agricole. Questo processo permette di ridurre le emissioni di CO2 in atmosfera dell’80% rispetto allo scenario di mancata realizzazione della riconversione, contribuendo alla lotta contro il cambiamento climatico e migliorando la qualità dell’aria a Osimo».
Infine gli impianti riconvertiti creeranno nuovi posti di lavoro «in quanto richiederanno personale per la loro gestione e manutenzione, favorendo l’occupazione locale e lo sviluppo di nuove filiere produttive legate alla fornitura di materie prime, sottoprodotti e servizi agricoli e logistici, generando un indotto positivo per il territorio, con ricadute positive su bar, ristoranti, negozi e altri servizi.- aggiungono le società proprietarie – In relazione agli aspetti di tutela del patrimonio storico-culturale, gli impianti sono già presenti nel territorio da oltre 10 anni e le opere previste per il loro ampliamento possono essere integrate armoniosamente nel paesaggio rurale con un design attento e misure di mitigazione, senza compromettere in alcun modo l’attrattività turistica della zona».
In merito alle preoccupazioni espresse sulla provenienza delle biomasse e sulla destinazione del digestato, «affermiamo che la tracciabilità delle materie prime è garantita dalle normative vigenti. La pianificazione dell’utilizzo del digestato è regolamentata e monitorata, assicurando che la sua distribuzione avvenga in modo sicuro e sostenibile.- prosegue il comunicato – Il processo di digestione anaerobica riduce drasticamente la presenza di agenti patogeni. Il digestato risultante dal processo è sicuro e apporta benefici al suolo agricolo, contribuendo a combattere la desertificazione e migliorare la salute del suolo, riducendo al contempo la necessità di ricorrere a fertilizzanti di sintesi. Gli impianti di nuova generazione sono progettati per minimizzare le emissioni odorigene e atmosferiche, anche mediante l’installazione di macchinari a chiusura ermetica, non previsti nelle precedenti configurazioni di impianti a biogas. Tecnologie avanzate e sistemi di controllo garantiscono il rispetto dei limiti imposti dalle normative ambientali, mentre la presenza di un cogeneratore di taglia inferiore rispetto all’attuale, unicamente a servizio degli autoconsumi dell’impianto, limita le emissioni in atmosfera rispetto alla combustione del biogas per produzione elettrica, tipica delle centrali a biogas tradizionale: infatti, nel caso del biometano, la produzione di gas prevede anche la sua immissione in rete Snam, per poi essere destinato al consumo civile e industriale, in sostituzione al gas fossile. Numerosi studi dimostrano che gli impianti di biometano, se gestiti correttamente, non rappresentano un rischio per la salute pubblica. Al contrario, contribuiscono alla sostenibilità ambientale e al benessere della comunità».
Sgr Bio Osimo 1 e Sgr Bio Osimo 2 concludono sottolineando che «la riconversione degli impianti di Osimo in strutture per la produzione di biometano non rappresenta una minaccia, ma un’opportunità concreta per avanzare verso un modello di sviluppo sostenibile. È essenziale promuovere un dialogo costruttivo basato su dati scientifici e informazioni accurate. Solo attraverso la collaborazione e la partecipazione attiva potremo cogliere le opportunità offerte dal biometano per la tutela dell’ambiente, il rafforzamento dell’economia locale e il miglioramento della qualità della vita per le generazioni presenti e future».
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