«Conerobus, parziale accordo
sul Fondo di Solidarietà ma sciopero
e referendum sono confermati»

ANCONA – Stamattina nuovo confronto tra i vertici della Spa e organizzazioni sindacali. Lo strumento assimilabile alla Cig coinvolgerebbe 66 dipendenti, con una riduzione dell’orario di lavoro fino all’80% e un rilevante taglio delle retribuzioni. E mentre l’azienda ha avviato la procedura di composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Fna e Faisa-Cisal hanno deciso di rimettere ai lavoratori la scelta sulla firma dell’accordo attraverso la consultazione che si svolgerà il 28 gennaio e che deciderà anche sullo sciopero di 24 ore del 29 gennaio

La sede di Conerobus

Si è svolto questa mattina un ulteriore incontro tra l’azienda Conerobus, le organizzazioni sindacali e la Rsu. Nel corso del confronto la società ha confermato il piano di risanamento già illustrato e ha ribadito che lo strumento iniziale e principale individuato per fronteggiare la crisi resta il ricorso al Fondo di Solidarietà. «Nel corso della riunione è stato raggiunto un parziale accordo su una nuova stesura del testo relativo all’ipotetica sottoscrizione dell’accordo sul Fondo di Solidarietà, uno strumento assimilabile alla cassa integrazione che coinvolgerebbe 66 dipendenti, con una riduzione dell’orario di lavoro fino all’80% e un conseguente, rilevante taglio delle retribuzioni. Nei vari confronti sindacali è stato inoltre ottenuto che il Fondo possa essere utilizzato non solo per la riduzione oraria, ma anche per l’accompagnamento volontario alla quiescenza, attraverso l’uscita anticipata tramite NASpI» sottolineano compatte tutte le segreterie sindacali regionali di settore, vale a dire Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl Fna e Faisa-Cisal .

Pur restando all’interno del piano aziendale la possibilità di intervenire sugli accordi di secondo livello e sull’accordo regionale sulla produttività, le parti hanno condiviso «che tali misure rappresentano l’ultima ratio e potranno essere attivate solo qualora, nei tavoli negoziali che si svolgeranno con cadenza settimanale, non emergano ulteriori soluzioni alternative. – proseguono le sigle sindacali – In questo quadro, ai tavoli tecnici verranno approfonditi e discussi, a titolo esemplificativo, i seguenti strumenti e interventi alternativi: eventuali richieste di aspettativa; richieste di part-time; ricollocazione e/o integrazione del personale in altre mansioni; valutazione della mobilità del personale dipendente presso altre società partecipate; riorganizzazione del servizio; valutazione dei turni di lavoro e delle modalità di effettuazione della compensazione o della sua eventuale sospensione; ogni ulteriore strumento o intervento alternativo utile a ridurre l’impatto sui lavoratori. È inoltre un dato certo – aggiungono – che Conerobus ha avviato la procedura di composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa, a conferma di una situazione estremamente difficile e complessa che continua a richiedere un forte senso di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti». Il termine ultimo per presnetare la documentazione in tribunale scadrà a marzo.

In questo contesto, le organizzazioni sindacali ribadiscono il proprio impegno a proseguire il confronto in modo costruttivo, continuando a ricercare soluzioni strutturali, in particolare sul tema degli adeguamenti chilometrici, chiedendo interventi alla Regione Marche e al Comune di Ancona, affinché venga garantito un sostegno stabile e adeguato al servizio di trasporto pubblico locale. «Le istituzioni devono farsi carico delle proprie responsabilità, garantendo a Conerobus un sostegno stabile e strutturale, attraverso risorse certe e adeguate all’andamento dell’inflazione. È in gioco il futuro di circa 400 lavoratrici e lavoratori, delle loro famiglie e dell’intero sistema di trasporto pubblico anconetano, già fortemente penalizzato da interventi di razionalizzazione dei servizi e da numerosi disservizi. Con grande senso di responsabilità, le organizzazioni sindacali hanno continuato a sedersi al tavolo e hanno dato la propria disponibilità a tutte le discussioni propedeutiche al risanamento aziendale. Al tempo stesso, nel rispetto di un principio di democrazia e partecipazione, è stato deciso di rimettere ai lavoratori la scelta sulla firma dell’accordo relativo al Fondo di Solidarietà, attraverso un referendum che si svolgerà nella giornata del 28 gennaio. In questo quadro complesso e ancora privo di certezze sul futuro, resta confermato lo sciopero di 24 ore del 29 gennaio 2026, salvo eventuali modifiche in base all’esito del referendum».

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