Uno studio di Univpm ha evidenziato che i farmaci utilizzati per il trattamento della gotta sono associati a una riduzione del rischio di infarto miocardico e ictus nei pazienti affetti da gotta. Pubblicato su JAMA Internal Medicine, dimostra che il trattamento della gotta secondo un approccio “treat-to-target”, finalizzato al raggiungimento di specifici livelli di urato sierico, è associato non solo a un miglior controllo della malattia, ma anche a una riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori. La ricerca è stata condotta dal Dott. Edoardo Cipolletta durante il Corso di Dottorato di Ricerca in Human Health all’Università Politecnica delle Marche, in un periodo di attività di 12 mesi all’Università di Nottingham sotto la supervisione del professor Abhishek, e in collaborazione con ricercatori della London School of Hygiene and Tropical Medicine (Regno Unito) e dell’Università di Göteborg (Svezia).
La gotta è una forma frequente di artrite caratterizzata da elevati livelli di urato sierico e dalla deposizione di cristalli di urato monosodico a livello articolare e periarticolare, con conseguenti episodi di artrite acuta. Nel Regno Unito e nell’Unione Europea interessa circa un adulto su 40 ed è associata a un aumento del rischio cardiovascolare. I farmaci ipouricemizzanti, come l’allopurinolo, se somministrati a dosaggi adeguati, riducono i livelli di urato sierico e favoriscono la dissoluzione dei depositi cristallini. È noto che il raggiungimento di livelli sierici di urato inferiori a 6 mg/dL è associato a una riduzione degli attachi acuti di gotta; tuttavia, le evidenze relative all’impatto di tale controllo metabolico sul rischio di infarto e ictus sono state finora limitate. L’obiettivo di questo studio è stato valutare se il raggiungimento di un livello target di urato sierico <6 mg/dL mediante terapia ipouricemizzante, fosse associato a una riduzione del rischio di eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti con gotta.
Come riportato dal professor Gianluca Moroncini, Direttore del Dipartimento di Scienze Cliniche e Molecolari e della Clinica Medica presso la quale è attualmente in servizio il dott. Cipolletta, «i pazienti con gotta presentano un rischio aumentato di morte per patologie cardiovascolari. I risultati di questo studio indicano che l’assunzione di farmaci ipouricemizzanti a dosaggi personalizzati permette di ottenere una significativa riduzione dell’incidenza di infarto del miocardio, ictus ischemico cerebrale e morte. Questa evidenza scientifica ha un impatto notevole e si può facilmente tradurre in un cambiamento della pratica clinica quotidiana dei medici di medicina generale e degli specialisti ospedalieri».
Lo studio ha utilizzato dati di assistenza primaria provenienti dal Clinical Practice Research Datalink Aurum, linkati a registri ospedalieri e di mortalità, nel periodo compreso tra gennaio 2007 e marzo 2021. Sono stati inclusi pazienti di età ≥18 anni con diagnosi di gotta e livelli basali di urato sierico >6 mg/dL. L’analisi è stata condotta emulando uno studio clinico randomizzato di tipo pragmatico, basato su dati sanitari raccolti routinariamente dal Sistema Sanitario Nazionale inglese, che consente di valutare gli effetti del trattamento in tempi più rapidi rispetto agli studi clinici randomizzati tradizionali. I pazienti sono stati classificati in due gruppi: trattamento ipouricemizzante “treat-to-target” (T2T), per coloro che hanno raggiunto un livello di urato sierico <6 mg/dL entro 12 mesi dall’inizio della terapia, e trattamento non T2T, per coloro che non hanno raggiunto tale target nello stesso intervallo di tempo.
L’endpoint principale era la comparsa, entro cinque anni dalla prima prescrizione di un farmaco ipouricemizzante, di un evento cardiovascolare maggiore, definito come infarto miocardico, ictus o morte per cause cardiovascolari. Su un totale di circa 110.000 pazienti inclusi, il gruppo T2T ha mostrato una sopravvivenza a cinque anni più elevata e un rischio inferiore di eventi cardiovascolari maggiori rispetto al gruppo non T2T. L’associazione è risultata più marcata nei soggetti con rischio cardiovascolare elevato o molto elevato rispetto a quelli con rischio moderato. Una riduzione del rischio più pronunciata è stata osservata nei pazienti che hanno raggiunto livelli di urato sierico <5 mg/dL. Inoltre, i pazienti nel gruppo T2T hanno presentato un numero inferiore di attachi acuti di gotta. Nel complesso, i risultati indicano che il raggiungimento del target di urato sierico mediante terapia ipouricemizzante non solo migliora il controllo clinico della gotta, ma è anche associato a una riduzione del rischio di infarto, ictus e mortalità cardiovascolare.
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