«La data la stiamo definendo sentendo anche gli altri – dichiara Fazio Fabini, che ricorda –. Abbiamo scritto alla Meloni solo per il ruolo che ricopre. La nostra non è una polemica politica perché poteva esserci chiunque al suo posto e avremmo scritto lo stesso. L’attenzione che chiediamo è quella dell’istituzione, un segnale dallo Stato». Adesso è arrivato e attendono di vedere cosa emergerà da questo confronto. La strage è avvenuta la notte dell’8 dicembre 2018 alla Lanterna Azzurra di Corinaldo che, di fatto, era un deposito agricolo autorizzato per il pubblico spettacolo. La banda di rapinatori dopo aver azionato lo spray urticante ha scatenato un fuggi fuggi, che ha fatto emergere tutti i limiti di quella struttura sovraffollata, compresa l’uscita d’emergenza adibita al passaggio del bestiame. La balaustra arrugginita ha ceduto sotto il peso della folla, provocando la morte di sei persone: Emma, Mattia, Benedetta, Asia, Daniele ed Eleonora. Quando a Capodanno si è verificata la tragedia di Crans-Montana, per certi versi simile, i familiari delle vittime di Corinaldo hanno visto l’attenzione del Governo, che loro non hanno mai ricevuto. Hanno scritto a Giorgia Meloni, anche se lei nel 2018 non c’era.
«Ci siamo sempre sentiti abbandonati e l’abbiamo ribadito ora nel vedere quanta giusta vicinanza ci sia stata per le vittime di Crans-Montana, che a noi è mancata – prosegue Fabini -, è vero che la Meloni non ha colpe perché nel 2018 nemmeno c’era ma lo Stato si. Quell’anno avevamo incontrato la Ministra Lamorgese, ci aveva fatto tante promesse, che ci avrebbe sostenuta, ma è sparita e non si è visto e sentito più nessuno. Lo Stato può ancora rimediare. Sappiamo che non può intervenire nei processi ma almeno fare in modo le commissioni di vigilanza degli enti locali siano più attente nel rilasciare i permessi e per chi sgarra servono pene esemplari. In Italia per tragedie simili in carcere non c’è mai andato nessuno».
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