
Un momento dei lavori ieri della VIII Commissione consiliare, da sin. Jacopo Toccaceli, Fabiola Fava e Francesco Andreani
Spacca FdI la proposta di mozione di istituire mercati storici ad Ancona, presentata ieri dal consigliere Jacopo Toccaceli in VIII Commissione consiliare come atto propedeutico al voto in Consiglio comunale. La discussione sull’atto di indirizzo promosso dal capogruppo di Fratelli d’Italia si è chiusa comunque con l’approvazione: 4 voti favorevoli della maggioranza e 3 astensioni della minoranza. Critico il consigliere Riccardo Strano, collega di gruppo di Toccaceli, che pur non facendo parte della commissione ha voluto partecipare ai lavori per apportare contributi. Strano, noon contrario alla proposta, ha sottolineato come la stessa, senza elementi tecnici e normativi più strutturati, rischia di restare solo una comunicazione di intenti.
Andiamo per ordine. Jacopo Toccacceli in apertura di seduta ha chiarito che l’obiettivo principale della sua mozione è «valorizzare i mercati e il commercio di vicinato come elementi sociali, economici e identitari della città, con particolare attenzione alla loro funzione di prossimità e socialità, soprattutto per le persone anziane». Toccaceli ha sottolineato che «i mercati storici possono diventare anche volano turistico», richiamando esempi italiani ed europei come quello di Barcellana a Marsiglia «dove i mercati tradizionali attirano visitatori e valorizzano i prodotti locali. La mozione non vuole imporre regole tecniche, ma dare un indirizzo politico alla Regione Marche affinché valuti una normativa specifica» ha specificato.
La prima a sollevare dubbi normativi è stata la consigliera di minoranza Susanna Dini (Pd), evidenziando che la legislazione nazionale e regionale attuale riconosce i “locali storici” ma non i “mercati storici”. Ha richiamato i regolamenti di Piemonte e Lombardia citati nello stesso atto, che fissano criteri molto stringenti come anzianità (almeno 50 o 70 anni di attività), continuità merceologica, caratteristiche architettoniche, chiedendosi se i mercati di Ancona possano realmente rientrarvi. Toccaceli ha ribadito che la mozione non intende entrare nel dettaglio legislativo, ma limitarsi a chiedere alla Regione di colmare un vuoto normativo, lasciando poi a tecnici e funzionari le verifiche di fattibilità e coerenza con le leggi vigenti.
E qui è intervenuto Riccardo Strano che ha chiesto intanto se ad Ancona esistano già mercati riconoscibili come storici secondo la normativa nazionale vigente, suggerendo che la mozione potrebbe essere rafforzata da un censimento o elenco preliminare così da rendere la richiesta alla Regione più solida e concreta. Per lui questo passaggio è ritenuto importante perché, senza una base normativa o un riconoscimento formale, la proposta rischia di restare solo un’idea. Ha inoltre ricordato che «un Consiglio comunale non può modificare direttamente le leggi regionali, ma può solo stimolare la Regione attraverso procedure formali». «Ci sono delle norme da richiamare,- ha aggiunto – capisco la la volontà semplicistica e semplificata di presentare questa mozione ma per arrivare a a un obiettivo che possa essere di stimolo, questo atto va sostanziato con degli elementi che possono essere concreti e che non aprono a competizioni regionali, ma che diano soltanto la sostanza di quella che è la realtà della città capoluogo. Credo che questa mozione debba essere maggiormente sostanziata, altrimenti rischia di avere una finalità poco concreta».
È stato chiarito però che, allo stato attuale, non esistono mercati storici ufficialmente riconosciuti nella città. Anche Mirella Giangiacomi (Pd) ha espresso perplessità sulla coerenza politica complessiva della mozione, evidenziando, tra l’altro, una possibile contraddizione tra la valorizzazione del piccolo commercio e il sostegno alla grande distribuzione, come dichiarato da esponenti di maggioranza durante una recente inaugurazione ad un centro commerciale. E pur riconoscendo la legittimità della richiesta alla Regione, ha dubitato che i mercati locali possano realmente ottenere il riconoscimento di “storici”. Diversi consiglieri di maggioranza, dal presidente di Commissione Vincenzo Rossi (Fi) a Fabiola Fava (FdI), a Francesco Andreani (Ripartiamo dai Giovani) hanno invece difeso la mozione come «atto iniziale e simbolico», a «“maglie larghe”», utile ad aprire un confronto con la Regione. È stato ribadito che non si tratta di una crociata contro la grande distribuzione, ma di un segnale politico a favore del commercio di prossimità e dell’identità urbana. Alla fine la proposta di mozione è stata approvata e considerata un primo passo per stimolare una futura legge regionale sui mercati storici, lasciando alla Regione la definizione dei criteri e delle valutazioni. Ora la palla passa al Consiglio comunale.
(Redazione CA)
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