“Piano freddo”, salgono
a 45 i senzatetto accolti

JESI - Il servizio è coordinato da Caritas e Asp 9. Alcuni sono ospitati presso l’appartamento dell’ex seminario vescovile che era stato utilizzato per la segreteria della scuola Lorenzini

foto d’archivio

Sono 45 le persone “senzatetto” accolte dalla Fondazione Centro Servizi Caritas jesina secondo varie formule e in collaborazione con i servizi sociali pubblici gestiti da Asp 9 che opera per conto del Comune di Jesi e degli altri 20 Comuni della Vallesina. «Si trovano alla Casa delle Genti per chi si sposta con continuità da una città all’altra, alla seconda accoglienza della Casa alleanza, all’housing first e agli appartamenti per coloro che hanno esigenze diverse o per i quali è possibile avviare un progetto di vita alla progressiva riconquista di un’autonomia più o meno ampia.- fa sapere una nota del comune di Jesi – Alcuni di queste strutture sono gestite da Caritas per conto dei servizi sociali, altre in autonomia per missione pastorale propria di questo ente della chiesa cattolica, che si avvale di volontari e di dipendenti, per un lavoro che comunque richiede professionalità, empatia e un impegno né banale né scontato».

Con la Casa delle Genti di via Cascamificio in fase di ristrutturazione (con fondi Pnrr), le situazioni temporanee e di emergenza vengono fronteggiate con i 9 posti ordinari ricavati in un appartamento presso la sede Caritas di Viale Papa Giovanni XXIII, a cui si aggiungono appunto i sei posti aggiuntivi per il “piano freddo” presso l’appartamento dell’ex seminario vescovile che era stato utilizzato per la segreteria della scuola Lorenzini ed è stato recentemente liberato e restituito alla curia con l’apertura del nuovo plesso scolastico di via Schweitzer. «La particolarità di quest’ultima esperienza è che la presenza notturna preso la struttura è assicurata da cittadini volontari che rinforzano la schiera di chi ordinariamente presta la propria opera in Caritas, trascorrendo una o più notti presso questa succursale della Casa delle casa delle genti. Un modo, per quanto occasionale, per condividere un tetto con chi non ne ha e sperimentare in concreto una vicinanza sempre difficile da realizzare e concepire» conclude il comune.

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