Una jesina sulla panchina
della nazionale di pallanuoto francese
agli Europei

SPORT - Stefania Giuliani, quindici anni da giocatrice tra serie A1 e A2, residente a Serra San Quirico, oggi allena la Team Marche Moie

Stefania Giuliani a bordo vasca con la nazionale di pallanuoto femminile della Francia

Gli ultimi Europei di pallanuoto femminile hanno parlato anche un po’ marchigiano.
Grazie a Stefania Giuliani, quindici anni da giocatrice tra serie A1 e A2, jesina classe 1982, residente a Serra San Quirico, che oggi allena la Team Marche Moie.
Giuliani, infatti, ha ricoperto il ruolo di secondo allenatore della nazionale francese, ottava classificata al campionato continentale che si è tenuto nelle scorse settimane a Funchal, nell’isola di Madeira.

Stefania Giuliani, come è nata questa convocazione in panchina con la Francia?
«Ho giocato per diversi anni in serie A con la capitana della nazionale francese Louise Guillet, è stata lei che ha fatto il mio nome in federazione, anche se aveva smesso di giocare con le Olimpiadi di Parigi 2024. In realtà la federazione francese mi aveva già chiamato lo scorso anno per andare a Singapore, ma non avevo accettato, ho un figlio piccolo. Quest’anno mi hanno richiamata a ottobre per capire se ero disponibile a iniziare una collaborazione per l’Europeo. È stato tutto abbastanza veloce».
Come ha fatto con la lingua?
«Con la squadra ho parlato francese, mi hanno chiesto se parlavo in francese o inglese, ho preferito il francese, tutto sommato è stato abbastanza facile, l’ho studiato alle medie e alle superiori, e l’ho rinfrescato per l’occasione, ascoltando tantissimi podcast sportivi, una o due ore al giorno e questa cosa m’ha aiutata enormemente. Le ragazze sono state carine con me, e poi molte erano d’origine italiana o spagnola. Insomma me la sono cavata, specie con i termini tecnici della pallanuoto».

Stefania Giuliani a bordo vasca con la nazionale di pallanuoto femminile della Francia

Che esperienza è stata?
«Da tecnico molto importante, formativa. Ma è stata anche la realizzazione di un sogno, una cosa grande. Un’esperienza importante perché ho capito che mi sono messa in gioco e l’ho fatto mettendo in pratica tutto quello che ho imparato in tanti anni e che ormai fa parte del mio Dna sportivo e di quello che pratico tutti i giorni. È stato importante lavorare tutti i giorni con atlete di livello, ho potuto mettere in pratica tutta la mia esperienza e le ragazze hanno apprezzato tanto il mio operato, dal team ho ricevuto grande rispetto e grande seguito. Un feeling importante con tutte, la cosa più bella dell’Europeo».
Cosa porterà dell’esperienza nel suo lavoro quotidiano a Moie?
«La possibilità di arrivare a realizzare un sogno attraverso la costanza, l’impegno, la dedizione, la perseveranza, ingredienti con cui si può realizzare quello che si vuole. Per me ha significato tanto e per le ragazze che alleno quotidianamente, ognuna con i suoi obiettivi, è importante riuscire a capire che è possibile arrivare lontano anche partendo da una realtà come Moie».

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