Imprese: ad Osimo ancora in calo,
Castelfidardo tiene mentre
costa e Loreto trainano il turismo

I DATI di Cna Zona sud Ancona e del Centro Studi Sistema-InfoCamere rilevano che l'imprenditoria nel territorio della Valmusone «sta attraversando una fase di trasformazione più che di semplice crisi con la divaricazione crescente tra Riviera del Conero ed entroterra» evidenzia Andrea Cantori, segretario dell’associazione di categoria

Osimo veduta aerea e la campagna circostante

Un territorio a due velocità, dove la costa mostra segnali di vitalità mentre l’entroterra continua a fare i conti con una lenta erosione del tessuto produttivo. È la fotografia scattata dall’ultima indagine della Cna Zona Sud di Ancona e del Centro Studi Sistema su dati InfoCamere, che analizza l’andamento delle imprese nei principali comuni dell’area. A Osimo il segno resta negativo. Nel 2025 il saldo rispetto all’anno precedente registra una perdita di 28 imprese, pari a -0,98%. Un dato che conferma la contrazione in atto, ma con un’intensità inferiore rispetto agli anni più critici del recente passato. Il rallentamento dell’emorragia è evidente, ma il bilancio dell’ultimo decennio resta pesante: dal 2016 al 2025 il numero complessivo delle imprese è sceso di 436 unità, segnando un -14,34%. Una flessione strutturale che continua a incidere sulla consistenza del sistema economico osimano, nonostante qualche timido segnale di stabilizzazione. Scenario diverso a Castelfidardo, dove il 2025 si chiude con una variazione minima ma simbolica: +1 impresa rispetto al 2024, pari a +0,06%. In termini pratici si tratta di una sostanziale stagnazione, ma il dato assume un significato diverso se osservato in prospettiva.

Lo skyline di Castelfidardo

Negli ultimi dieci anni il comune fidardense ha perso 120 imprese (-7,57%), un calo che rappresenta circa la metà di quello registrato a Osimo e Loreto. Una performance che testimonia una maggiore capacità di tenuta, legata anche alla forte vocazione manifatturiera del territorio, che ha permesso di assorbire meglio gli urti delle fasi più difficili. Il segnale più incoraggiante arriva da Loreto. Dopo anni di contrazioni, il 2025 segna un’inversione di tendenza con +6 imprese rispetto al 2024 (+0,69%). Non si tratta di una crescita eclatante, ma rappresenta una frenata significativa rispetto alla sequenza di dati negativi che aveva caratterizzato l’ultimo decennio. Dal 2016 al 2025 il saldo complessivo resta comunque negativo (-102 imprese, pari a -12,67%), ma il risultato dell’ultimo anno è il migliore tra i tre principali comuni della Zona Sud e lascia intravedere una possibile fase di maggiore reattività del tessuto locale.

Basilica della Santa Casa (foto Giusy Marinelli)

Nei comuni più piccoli si conferma una tendenza ormai strutturale: la costa cresce, l’entroterra fatica. Sirolo e Numana registrano i tassi di crescita più elevati dell’area. Sirolo chiude il 2025 con un +1,97% rispetto al 2024, mentre Numana segna un +1,68%. Numeri che rafforzano il ruolo trainante del turismo e delle attività legate al litorale. Situazione opposta nell’entroterra: Camerano registra il dato peggiore tra i comuni minori con -5 imprese (-0,94%), mentre Offagna perde un’unità (-0,88%). Una dinamica che conferma le difficoltà strutturali dei centri meno direttamente coinvolti nei flussi turistici.

Lo skyline di Camerano

«L’impressione che emerge dai dati è quella di un territorio che sta attraversando una fase di trasformazione più che di semplice crisi – commenta in una nota Andrea Cantori, segretario della Cna di Zona Sud di Ancona – Il primo elemento evidente è la divaricazione crescente tra costa ed entroterra. I numeri di Sirolo e Numana non sono casuali: la crescita costante delle imprese, seppur contenuta in termini assoluti, segnala che il turismo continua a rappresentare un moltiplicatore economico efficace. Non solo per le attività ricettive, ma per tutto l’indotto: ristorazione, servizi, commercio stagionale e microimprenditorialità. Dove c’è attrattività, c’è apertura di nuove partite Iva. All’opposto, l’entroterra mostra una fragilità strutturale. Osimo è il caso più emblematico: il rallentamento del calo è un segnale positivo, ma non basta a invertire una tendenza decennale pesante. Una perdita del 14% in dieci anni non è un semplice ciclo negativo, è un ridimensionamento del sistema produttivo. Questo può significare diversi fenomeni concomitanti: invecchiamento imprenditoriale, difficoltà nel ricambio generazionale, minor attrattività per nuove iniziative, trasformazione dei modelli di lavoro.Castelfidardo rappresenta invece un caso interessante».

Sirolo

Secondo Cantori la sostanziale stabilità del 2025 e la perdita dimezzata rispetto ad altri comuni nel decennio «suggeriscono che la specializzazione produttiva, quando è radicata e identitaria, può funzionare da fattore di resilienza. Un distretto manifatturiero strutturato, pur attraversando fasi difficili, sembra riuscire a conservare una propria massa critica. Loreto, infine, dà un piccolo ma significativo segnale di inversione. Non si tratta ancora di una ripartenza, ma di un’interruzione dell’emorragia. Psicologicamente e economicamente, non è un dettaglio: fermare la discesa è il primo passo per costruire una ripresa».

Numana

«Nel complesso – conclude Cantori – ciò che colpisce è che la crescita non appare diffusa, ma concentrata. I territori legati al turismo e alla costa mostrano vitalità, mentre quelli con un’economia più tradizionale o meno integrata nei flussi turistici faticano. Questo pone una questione strategica: puntare tutto sul turismo rischia di accentuare lo squilibrio territoriale, ma ignorarne la forza sarebbe altrettanto miope. La sensazione è che la Zona Sud di Ancona non sia in declino generalizzato, bensì in una fase di riallineamento. Alcuni comuni stanno trovando nuovi equilibri, altri stanno ancora cercando un modello sostenibile. La vera sfida, ora, è trasformare i segnali positivi, seppur timidi, in una tendenza strutturale, evitando che la crescita resti confinata alla sola fascia costiera».

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