«Faremo ricorso in sede giudiziaria
contro la legge sulla montagna»

I COMUNI di Cupramontana, Mergo e Staffolo non sono più montani e i rispettivi sindaci Enrico Giampieri, Luca Possanzini e Sauro Ragni annunciando azioni legali tornano ad appellarsi «alle autorità di governo regionale e centrale in nome di una concreta politica delle Aree Interne che questo atto, con tutta evidenza, contraddice ed ostacola»

Enrico Giampieri

Lo scorso mercoledì 18 febbraio il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha deliberato la nuova classificazione dei comuni montani, come previsto dalla nuova legge nazionale sulla montagna emanata nel settembre del 2025. Con questo provvedimento, insieme ad altri 17 comuni marchigiani, i comuni di Cupramontana, Mergo e Staffolo non sono più montani. E’ già stato spiegato che la perdita del requisito di “montanità” comporterà un indebolimento delle condizioni socio-economiche delle comunità locali, incidendo negativamente – sotto il profilo economico, normativo e istituzionale – sull’ambito scolastico, socio-educativo e sanitario, sul settore agricolo e di tutti i comparti legati all’ambiente e allo sviluppo rurale, sul livello di tassazione e sul grado di agevolazioni e incentivi a favore di famiglie e imprese, sulla titolarità ad accedere a risorse pubbliche e sulla priorità di accesso a bandi e fondi nazionali ed europei.

Luca Possanzini, sindaco di Mergo

I sindaci Enrico Giampieri (Cupramontana), Luca Possanzini (Mergo) e Sauro Ragni (Staffolo) esprimono in una nota per questo, congiuntamente ai colleghi delle altre province della regione, «una netta contrarietà alla nuova classificazione adottata dal Governo nazionale, ritenuta del tutto inadeguata a rappresentare la realtà delle aree interne dell’Appennino: basti pensare che – con lo scopo di aggiornare i criteri in nome di una presunta semplificazione e razionalizzazione – da un giorno all’altro comuni storicamente montani hanno scoperto di non esserlo più, mentre altri comuni (piccoli paesi, ma anche città) hanno improvvisamente guadagnato il titolo di “montano”.- sottolineano – La posizione di criticità dei tre comuni dell’entroterra anconetano (Cupramontana, Mergo e Staffolo) rispetto alle previsioni della nuova Legge sulla Montagna era già stata resa nota e condivisa con gli altri comuni delle aree interne all’interno degli organismi associativi (Unione Montana dell’Esino Frasassi) e di rappresentanza (Uncem ed Anci) e veicolata nei confronti del governo regionale e nazionale».

Sauro Ragni

«Assieme al danno, la beffa. Non si può tacere infatti, perché peraltro resa pubblica da diverse uscite sui canali di informazione, l’occasione di incontro avvenuta a Loreto nel pomeriggio di lunedì 16 febbraio, quando tutti i sindaci coinvolti, con il presidente di Anci Marche, hanno incontrato il governatore regionale e il ministro Lollobrigida. – proseguono i tre sindaci nel comunicato – Presenti, peraltro, anche altri esponenti della Giunta Regionale e parlamentari marchigiani. In quell’occasione era stata espressamente dichiarata la disponibilità a sospendere l’emanazione dell’atto da parte del Governo, così da poter rimodulare la classificazione e reinserire i comuni da oggi esclusi: in tal senso, grande rilievo ne era stato dato sui media. Era lunedì 16 Febbraio, il giorno dopo era Carnevale. Mercoledì 18 febbraio, il Mercoledì delle ceneri, il Consiglio dei Ministri adotta il provvedimento con la nuova classificazione che priva 20 comuni della nostra regione del requisito di “montanità”, inserendone peraltro di nuovi.

Staffolo

Giampieri, Possanzini e Ragni, a nome delle loro comunità, esprimono quindi «un profondo disappunto» e segnalano, «certamente con garbo ma anche con fermezza, che – utilizzando un eufemismo – siamo quanto meno di fronte ad un corto circuito politico-istituzionale affatto piacevole. Al pari degli altri comuni regionali interessati dalla questione, i comuni di Cupramontana, Mergo e Staffolo per l’entroterra montano della Provincia di Ancona invitano la Regione Marche, con il coinvolgimento di Anci ed Uncem, ad attivarsi per una revisione dell’atto, che sarà comunque contrastato nelle sedi opportune e impugnato in sede giudiziaria. Chiedono anche, con il supporto di norme certe ed atti precisi, di chiarire e di conoscere la fondatezza di quanto viene dichiarato da taluni organi di governo, secondo cui “tanto alla fine non cambierà niente” rispetto alla precedente situazione».

Mergo

Le tre amministrazioni comunali – che nei rispettivi consigli hanno già deliberato atti di contrarietà alla norma e che si stanno attivando, di concerto con gli altri comuni interessati, per ricorrere in sede giudiziaria presso gli organismi di competenza – si appellano pertanto «alle autorità di governo regionale e centrale in nome di una concreta politica delle Aree Interne che questo atto, con tutta evidenza, contraddice ed ostacola».

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