Esplosione del masso di Genga:
la protesta di alcuni residenti:
“Non usciremo di casa”

GENGA - Lo sperone di roccia sarà demolito domenica con le misure di sicurezza stabilite nell'ordinanza del sindaco Giuseppe Medardoni. Anche il la minoranza è d'accordo con la decisione. Però tra gli abitanti di Pontechiaradovo e Palombare di Genga ce ne sono alcuni che minacciano di barricarsi in casa durante le operazioni di avvio della detonazione controllata. "Nessuno si è degnato in passato di chiedere quali sono le nostre necessità" sostengono
La planimetria della zona rossa che sarà evacuata per la demolizione del masso id Pontechiaradovo di Genga

La planimetria della zona rossa che sarà evacuata per la demolizione del masso di Pontechiaradovo di Genga

Minacciano di barricarsi in casa e di non volersi spostare nella giornata e negli orari della detonazione controllata del masso di Pontechiaradovo. Sono alcuni residenti di Pontechiaradovo e Palombare di Genga, che accusano l’amministrazione comunale di esser stati informati tardi e in maniera sommaria di quanto avverrà domenica. Hanno ricevuto solo stamattina la comunicazione con la mappa della zona rossa dell’ordinanza sindacale pubblicata ieri. A proposito del masso da demolire di cui si discute a Genga da diversi mesi. Si vocifera che le persone scontente delle comunicazioni ufficiali siano diverse: chi lamenta mancanza di informazioni, chi il ritardo, chi ha scoperto solo ieri sera o stamattina di vivere nella zona rossa e non sa dove trasferire famigliari anziani e bambini nella giornata di domenica e pensava di organizzare un compleanno dei figli in santa pace. Chi ha orti o terreni e si chiede se sia sicuro andarci.

COSA PREVEDE L’ORDINANZA – L’ordinanza firmata ieri e trasmessa a Polizia, Carabinieri, Polizia urbana, Prefettura, Protezione civile regionale, gestori delle linee elettriche, ferroviarie, stradali interessate, Soprintendenza e Enac di Falconara, prevede per “la demolizione controllata del masso pericolante aggettante la linea ferroviaria, presente tra l’abitato di Palombare e Mogiano”, la chiusura della “zona rossa” anche per la “sosta o fermata di veicoli” dalle 6 alle 18.00, “salvo eventuali imprevisti tecnici, del giorno 22 aprile 2018”, la segnalazione per chi abbia necessità mediche o personali, “ai competenti servizi Comunali prima del giorno del 22 aprile, al più tardi al momento dello sgombero”, la possibilità per coloro “che non dispongono di mezzi propri o necessitano di assistenza medica per il trasporto, su richiesta” di “essere trasportate in ambulanza attrezzata fino al punto di stazionamento definito alla scuola media di Genga stazione”, il divieto di sosta e fermata “nella Strada Comunale Falcioni-Pontechiaradovo. Si afferma anche che “la possibilità del rientro nelle abitazioni e di accesso alle aree ed alle strade verrà disposta dalla Pubblica Autorità”.

MAGGIORANZA E MINORANZA CONSILIARI CONCORDANO – Sulla opportunità di procedere con la demolizione anche la minoranza si dimostra d’accordo con il sindaco Medardoni, o, comunque, non si è dimostrata mai contraria presentando interrogazioni o interpellanze ad hoc negli ultimi consigli comunali. “Non ce n’è stata occasione né motivo – afferma Raniero Nepi, ex sindaco ed ex candidato sindaco, consigliere di minoranza –  Abbiamo ritenuto tutti che per una questione di buon senso e incolumità pubblica la decisione di demolire il masso andasse presa, e tra l’altro ha avuto vari rallentamenti, l’ultimo quello del ricorso al Tar della ditta, di cui non ho dettagli”. “Probabilmente la situazione del masso, di cui si parla da qualche anno, è peggiorata ulteriormente, e in caso di pericolo quindi si deve intervenire. E’ successo anche a me di dover chiudere la Gola di Frasassi, in passato, per motivi di sicurezza in seguito ad abbondanti nevicate ed è chiaro che chi doveva transitare si era lamentato”. Infine Nepi promette di “discutere nel merito, non tanto della demolizione, quanto del ricorso al Tar, nel prossimo Consiglio Comunale del 7 maggio”.

LA PROTESTA – Naturalmente per chiunque c’è l’obbligo di rispettare le prescrizioni dell’ordinanza di ieri.  L’amministrazione ha messo a disposizione la scuola di Genga Stazione per accogliere gli abitanti che non si siano organizzati nella giornata di domenica, quelli che devono sgomberare le case entro le otto di mattina, e chi avesse bisogno. Ma a quanto pare non è sufficiente per chi lamenta di non esser stato interpellato. Una famiglia, in particolare, che abita in una casa situata non proprio all’interno del cono di incidenza calcolato per la caduta di eventuali detriti, ma adiacente di 300 metri circa e comunque nella zona definita “rossa” dall’ordinanza sindacale, denucia: “Il comportamento di questa amministrazione va al di là di qualsiasi diritto umano”. “Siamo due coniugi, con un figlio, suoceri di 93 e 98 anni e zii ultraottantenni. Non si può costringere delle persone anziane a passare la giornata seduti su una panca, quando invece c’è l’hotel della stazione di Genga poco lontano, che potrebbe accogliere le poche famiglie interessate”. “Non entriamo nel merito della correttezza della decisione di far brillare il masso, ma non ci hanno comunicato niente e non sono ma venuti a parlare con gli abitanti, chiedendo loro quali potessero essere le necessità”.

Sono in corso tutte le delimitazioni della zona con cartelli specifici. Affinché domenica le persone sgomberino o non transitino nella zona giudicata pericolosa. Ma “Non ci muoveremo di casa domenica” è la conclusione dei testimoni gengarini più agguerriti. (S.B.)

 

 

 

Sperone roccioso di Genga, count down per l’esplosione: case evacuate, strade chiuse

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page




X