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Il Ciriachino d’oro a Franco Amatori:
«Ci tenevo, lo considero un risarcimento»
L’intervista

ANCONA - Il professore della Bocconi riceverà la massima benemerenza dal sindaco del quale è stato tra i primi sposor. "Non temo quello che diranno, merito il riconoscimento". E sull'operato dell'amministrazione: "Serve uno scatto in più. Mi aspetto da Valeria la realizzazione di un grande progetto che segni il suo governo"
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Franco Amatori

 

di Agnese Carnevali

Sarà Franco Amatori a ritirare il Ciriachino d’oro dalle mani del sindaco il prossimo 4 maggio ad Ancona. Professore ordinario di Storia economica alla Bocconi, 69 anni, ed esponente di una delle famiglie più note in città da cui prende il nome l’agenzia marittima. La Giunta ha deciso di assegnare a lui la massima benemerenza civica.

Professore, che effetto le ha fatto sapere del riconoscimento?

«Sono molto contento. Ci tenevo. Ancona è la mia città, come si dice, il mio benchmark. Ancona è per me come era Venezia per Giuseppe Volpi. Era un grande industriale di fama internazionale eppure per lui la cosa più importante era Venezia, per la quale fece molto, compreso fondare la Mostra d’arte cinematografica»

Eppure in molti potrebbero dire che le è stato assegnato il Ciriachino d’oro per la sua amicizia con il sindaco, del quale è stato anche uno dei maggiori sponsor.

«Potrebbero dirlo e lo diranno. Alle persone che solleveranno questa obiezione rispondo: vadano a vedere i miei titoli. È vero che, come si dice, nessuno è profeta in patria, ma credo di aver contribuito molto con il mio lavoro non solo alla città ed alla società. Sono l’unico anconetano ad aver avuto per vent’anni una cattedra alla Bocconi, di gran lunga la migliore Università italiana e posso dirlo perché ne ho girate diverse. Ma ho insegnato anche per 27 anni qui ad Ancona e credo di aver agito al massimo livello nella mia disciplina. Nei convegni vengo presentato come Franco Amatori “che non ha bisogno di presentazioni”. Penso di poter essere svincolato da una logica politica. Considero il Ciriachino una specie di risarcimento anche per ciò che credo di aver dato a questa città che spesso mi ha ignorato»

Ovvero?

«Dal 1980 al 1985 sono stato presidente della Crua quando Bruno Mobili era direttore e siamo riusciti a decuplicare i suoi fondi, passati da 80 a 800 milioni di lire. Sono stato anche direttore della Fondazione Brodolini e nel terzetto che guidava Ires CGIL con Rolando Burattini e Cesare Beccaria. Tutto gratuitamente. Ho scelto di andare a Milano per seguire la mia carriera, ma quando è morto mio padre nel 1995, quando tutti credevano che l’agenzia fosse destinata all’estinzione, ho condotto una doppia vita, lavorando a tempo pieno qui ed a Milano. L’azienda ha così triplicato i dipendenti e si è ingrandita. Poi nel 2005 l’acquisto di Palazzo Benincasa, che da palazzo che andava in rovina oggi è una realtà viva con famiglie che lo popolano, la mia biblioteca, sede di interessanti incontri, aperti a tutti, come sono disponibili per tutti i 22 mila libri in essa contenuti, un importante studio medico. Fu un investimento da 10 milioni di euro. Ho messo a disposizione della città la mia rete di conoscenze della Bocconi in una sorta di mecenatismo intellettuale».

Anche i suoi incontri del sabato in biblioteca hanno preparato il terreno alla candidatura di Valeria Mancinelli a sindaco di Ancona, partendo dal libro “Idee per Ancona”. A quattro anni dall’elezione di Mancinelli e dall’edizione del volume, ritiene che quelle idee siano state realizzata dall’amministrazione?

«A questa amministrazione manca ancora il salto di Pelé della finale del 1970 del campionato del mondo, quando ricevendo un cross da sinistra si elevò insieme Burgnich. Si pensò che fossero al massimo delle possibilità umane, invece Pelé con un ulteriore scatto di reni si alzò di una testa sopra Burngnich. Vorrei vedere questo»

In cosa pecca questa amministrazione?

«Ha bisogno di una maggiore capacità di comunicazione perché la gente sia informata di ciò che sta facendo chi governa questa città e poi deve saper accettare la volontà di partecipazione di quella che un tempo era definita società civile. Questo non vuol dire scalfire le gerarchie, ma includere, accogliere. Credo che ad Ancona ci siano persone che vogliano dire la propria ed essere ascoltati, non per comandare, ma per sentirsi parte di un disegno.

Di cosa ha bisogno Ancona?

«Di decoro urbano come fatto globalizzante, che unisca e responsabilizzi tutti. Ci sono città della Dalmazia più pulite e con una migliore manutenzione di Ancona. È una cosa nella quale possiamo riuscire. E poi di un grande progetto, che potrebbe essere questo dell’uscita dal porto. Vorrei che Valeria si concentrasse su una cosa grande e che la realizzasse. Una cosa segni indelebilmente la sua amministrazione».

Dunque rinnova la fiducia al sindaco, che si è detta più volte pronta a ricandidarsi?

«Di certo. È una persona capace e che si è spesa per la città e per la politica»

A proposito di politica, i suoi rapporti con il Pd di Ancona?

«Sono iscritto. Non frequento molto stando spesso a Milano»

Domenica voterà per il congresso del partito?

«Sì, voterò Renzi»

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