
I dirigenti Carlo Pinto e Francesca Capaldo illustrano i dettagli dell’operazione, con il materiale sequestrato a Mazzoni in una foto risalente all’epoca del secondo arresto
“Ho avuto paura di morire e che facesse del male ai miei genitori”. Ha ripercorso tra le lacrime e i singhiozzi i mesi d’inferno trascorsi come vittima di stalking la studentessa 24enne finita nel mirino di Jurgen Mazzoni, il senigalliese che nel 2001 aveva ucciso la moglie Federica Gamberdella per poi uscire dal carcere nel 2008. La giovane per tre ore ha raccontato i fatti accaduti tra il 2016 e il novembre 2017, nascosta dietro un paravento per non incrociare lo sguardo con il suo presunto aguzzino, presente in aula e da cinque mesi relegato a Montacuto proprio a causa dell’accusa di stalking. Mazzoni era stato arrestato in due occasioni: la prima nell’agosto 2017. Erano stati decretati gli arresti domiciliari, poi una misura più lieve. Le manette erano poi scattate per la seconda volta nell’autunno dello scorso anno, spedendo il 41enne in carcere. In casa sua, gli agenti della Squadra Mobile avevano trovato un vero e proprio arsenale, composto da armi da taglio, fucili da soft air e un cappio.

Le armi sequestrate a Mazzoni
Il blitz era scattato dopo l’ennesima minaccia perpetrata alla 24enne. L’uomo le aveva scritto una lettera, mai arrivata a destinazione, dove faceva riferimento al taglio della testa della giovane. L’avrebbe conservata con la formalina fino al suo compleanno, a metà agosto. In una prima lettera, l’uomo aveva fatto recapitare alla famiglia della ragazza una missiva contenente quattro proiettili. A spaventare la 24enne, come ripetuto in aula, sarebbero state le continue minacce rivolte da Mazzoni. Ad esempio, “Mi costringi a fare il passo fatale”, “Non so dove, non so come ma prima o poi succederà” e “Ti mangio il cuore”. Le persecuzioni sarebbero partite a giugno 2016. In un primo momento, la studentessa si era confidata proprio con il 41enne sui continui sms anonimi che stava ricevendo in quel periodo. E lui cercava di tranquillizzarla. C’è voluto qualche mese per scoprire che dietro le minacce, come detto davanti al giudice, c’era proprio la persona di cui si stava fidando. Ripercorre quel momento, l’ha fatta cedere per un attimo. Nonostante le lacrime, comunque, la 24enne ha risposto alle domande del pm Dicuonzo in circa tre ore. Ma la sua deposizione non è finita. Continuerà il 15 maggio, quando saranno ascoltati anche i suoi genitori. Il nucleo familiare è parte civile tramite gli avvocati Mary Basconi e Ruggero Tomasi. Mazzoni è difeso dal legale Andrea Natalini.
Uccise la moglie, arrestato per stalking Jurgen Mazzoni torna a processo
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati