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A 86 anni vive in roulotte
per non abbandonare le sue trote
«E dove vado? Sono sempre stata qui»

LA STORIA - La storia dei fratelli Biaggi che gestiscono un allevamento a Visso danneggiato dal sisma e della loro madre Franca
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Il camper dove vive la signora Franca

di Monia Orazi 

Massi enormi che scendono dalla montagna, uno cade in mezzo alle vasche dove si trovano le trote. Un uomo che mentre la terra continua a tremare nella mattina di domenica 30 ottobre 2016, prende un martellone e si mette a spezzarlo, per evitare un blocco nel fluire dell’acqua e la morìa dell’allevamento. E’ quasi una scena da film, quella che ci si immagina facilmente, ascoltando le parole di Giuseppe Biaggi, titolare della troticultura di Visso che porta il nome di Domenico Cherubini, suo nonno, tramandatagli dalla madre Franca, che a 86 anni, non si è mai allontanata un solo giorno dall’allevamento ed in attesa che sia completata la soluzione abitativa di emergenza, vive in roulotte con l’altro figlio.

«Dove dovrei andare, sono sempre stata qui», sussurra la donna, con poche parole, osservando la serie di vasche dove sguazzano trote di diverse misure. Nelle sue mani magre e piene di vita, c’è metà della storia della troticultura di Visso, nel racconto di come allevare gli avannotti, di come attendere con pazienza che diventino in poco meno di tre anni, quelle trote dal sapore delicato, ricercate in tanti mercati d’Italia e d’Europa. Oggi l’allevamento di famiglia è nelle mani dei due figli. «La scossa forte del 26 ha fatto spostare le griglie delle vasche e i muri, anche le tavole. Erano rimaste vasche con tanta acqua, altre dove non c’era nulla, la mia paura era quella che le trote morissero. Subito dopo quella delle sette ho iniziato a sistemare, dopo quella delle nove ho ricomcinciato da fare», racconta Giuseppe Biaggi. «L’acqua ha subito iniziato a salire, era aumentata era come se fosse una piena grossa mezzo metro – aggiunge – I danni grossi sono stati la mattina del trenta, sono venuti giù i massi dalle montagne è caduto un masso grosso dentro la vasca, non passava l’acqua. Ho chiamato i vigili del fuoco ma erano appena arrivati e non avevano niente. E’ passato l’esercito, non aveva niente. Io mi sono procurato un martellone o ammazzavo tutte le trote e le facevo finire. Si succedevano scosse di continuo, io stavo li sotto, mio fratello mi gridava di andare via, ma ho dovuto far ripassare l’acqua, perché non scorreva più».

Tra una vasca e l’altra c’è un sistema di cascate, che consente di far fluire le acque del fiume in tutto l’allevamento di trote. In tutto questo la sae che spetta a Franca, si trova nell’area di via Cesare Battisti, dove i lavori devono ancora essere terminati. Lei non se ne è mai voluta andare, da nessun’altra parte e si ostina a stare in roulotte. «Le vasche rotte, i canali e il resto non sono considerati sopraelevazioni – racconta Biaggi – dunque i tecnici non hanno avuto modo di compilare la scheda Aedes, perché essendo interrate, la legge non lo prevede e li considera attrezzature. I danni che ho avuto nemmeno sono stati considerati». In attesa che i tecnici presentino le carte, Biaggi si è arrangiato con le sue mani: «Le vasche che perdevano più acqua le ho sistemate io. Ho fatto quello che potevo fare per andare avanti, le trote se non hanno l’acqua muoiono. Staremo a vedere cosa accadrà, qui se non cambia nulla non so cosa stiamo a fare».

 

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