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Maratona Venditti allo Sferisterio:
«Eroina vera piaga dagli anni ’70,
la marijuana è un dono di Dio» (FOTO)

CONCERTO - Il cantante romano ha suonato per oltre 3 ora e mezza nel concerto commemorativo per i 40 anni del suo album più famoso "Sotto il segno dei pesci". Tra le canzoni tante discussioni su temi di attualità tra cui la tossicodipendenza con un riferimento alla tragedia di Pamela
sabato 17 Agosto 2019 - Ore 16:11
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Antonello Venditti sul palco dello Sferisterio

 

Antonello Venditti

 

di Marco Ribechi (Foto di Andrea Petinari)

Antonello Venditti in forma smagliante racconta allo Sferisterio quasi 50 anni di musica italiana. Un’esibizione di oltre 3 ore e mezza è quella che ieri il cantante romano ha regalato al pubblico maceratese per un altro sold out o quasi dell’arena. L’occasione è il tour per i quarant’anni di “Sotto il segno dei pesci”, l’album del 1978 che contiene alcuni dei suoi più famosi successi. Durante il lunghissimo spettacolo Venditti, noto per non nascondere la sua verve romana, ha sganciato anche qualche bomba commentando l’attualità e confrontandola spesso con gli anni ’70. Ecco quindi tra un brano e l’altro accendere dibattiti sull’eroina, sulla marijuana, sul divorzio, sull’amore omosessuale, sul mercato discografico, sulla politica e su tanti altri temi che nella sua lunghissima carriera hanno costellato i testi delle sue canzoni. Che la serata si prospettasse lunga il cantante lo ha dichiarato subito dopo il primissimo pezzo “Raggio di luna”: «Ho tante cose da raccontarvi, non abbiamo fretta, stanotte alle 3 stiamo ancora qui – scherza Venditti – per me questa è una notte magica perché il 12 settembre del ’78 ero in questa arena con la mia band per un concerto magnifico che però si concluse nel peggiore dei modi. Eravamo al momento dei bis, stavamo per suonare “Lo Stambecco ferito” quando all’improvviso salta la corrente. Noi continuiamo a suonare ma la gente pensava che cantassimo in playback. Con me ad aprire i concerti c’era Massimo Bubola che in quel momento era sul palco e viene raggiunto alla testa da una monetina che lo stende. Macerata per noi è stata una sconfitta colossale, peggio di Waterloo». Poi il ricordo va agli altri concerti maceratesi tra cui quello del ’92 allo stadio dei Pini.

Lo Sferisterio sold out

Dopo “I ragazzi del Tortuga” arriva il pezzo Giulio Cesare che ha una dedica speciale: «E’ per Palanca – spiega Venditti – lo vedo seduto lì tra il pubblico» dice cercando con gli occhi il calciatore di Porto Recanati famoso negli anni ’80 per alcuni gol direttamente da calcio d’angolo in serie A col Catanzaro. Poi il brano Lilly con una lunga introduzione sulla pericolosità dell’eroina, con riferimenti anche a Pamela Mastropietro. «L’eroina è uno dei temi che non è mai stato affrontato in Italia – dice Venditti – negli anni ’70 erano i drogati, oggi si parla di tossicodipendenti, giovani fragili lasciati soli, abbandonati di cui le ragazze sono la parte più debole. All’epoca andavo dal Partito Comunista e mi rispondevano che era un problema di borghesia quando invece era di sottoproletariato. Con noi avevamo Marcello Vento che si bucava in continuazione con la sua compagna, mentre eravamo in tour eravamo costretti a subire le sue crisi di astinenza, momenti terribili. Lilly l’avevo scritta per raccontare queste storie che non voglio che accadano più». Diversa questione invece è per la marijuana chiamata in causa con la canzone Chen il cinese che parla di un ragazzo che coltiva e regala erba per donare felicità: «E’ un dono di Dio – dice Venditti – una delle qualità più buone è proprio italiana, la calabrisella, l’Italia sarebbe una foresta di canapa. Il problema è lo spaccio e chi vive sulle spalle degli altri. La marijuana è la cultura dello stare insieme, del condividere, in questo senso dobbiamo essere globalizzati. Spero che ognuno di voi possa trovare il proprio Chen».

Lo spettacolo

Ci vorrebbe un amico è dedicata a tutte le personalità che non ci sono più tra cui De André, Tenco, Pantani e Luci Dalla un grandissimo compagno e mentore di Venditti ricordato più volte durante la serata. E’ Notte prima degli esami ad aprire l’esecuzione di Sotto il segno dei pesci, suonata con la band originale quasi al completo. Bomba non bomba racconta la storia politica dell’Italia, con l’intellettuale di Firenze che si ritira dalla lotta identificato con Matteo Renzi: «E’ il suo ritratto, perfetto – spiega Venditti – oggi con tutti i casini che stanno facendo a Roma dovremmo essere arrabbiati e infelici, invece siamo felici malgrado loro e questo li fa imbestialire». Giulia è il pretesto per parlare dell’amore omosessuale mentre L’uomo falco riporta alla luce Giulio Andreotti e il suo potere politico, di cui però è rimasto appena il ricordo. «All’epoca in un disco si mettevano 8 o 9 canzoni perchè il vinile non consentiva di incidere di più – dice l’artista – oggi con due singoli i cantanti si sentono fenomeni, fatene otto almeno». Una bacchettata anche al Papa: «E’ in contraddizione perché dice che aiuta i poveri ma adesso non sa cosa fare – dice Venditti – o fa il fenomeno e si prende 10mila migranti a San Pietro oppure inizia a pagare le tasse sugli immobili e a dividere la ricchezza della Chiesa». Un conforto anche per tutti i divorziati: «Anche questo è un dono di Dio, godetevi la vostra situazione». Gli ultimi brani Benvenuti in Paradiso, Ma amici mai, Che fantastica storia la vita, Dalla pelle al cuore avviano il concerto verso la fine con un pubblico quasi stremato che però continua ad applaudire e a gridare bravo. L’ultimo brano è Ricordati di me che non lascia spazio ai bis in cui probabilmente sarebbe arrivata Grazie Roma, unico dei pezzi universalmente conosciuti ad non essere stato eseguito.

 

 

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