di Sabrina Marinelli
Mentre è polemica tra maggioranza e opposizione al Governo per il Referendum sulla riforma costituzionale della magistratura, il Comune di Senigallia ha stanziato i fondi necessari per le elezioni di primavera.
Se confermato a marzo, l’ente dovrà infatti farsi carico da solo delle spese per il rinnovo del consiglio comunale e l’elezione del sindaco. In caso contrario ci sarebbe stata una compartecipazione. Vista l’aria che tira, il Comune si è attivato.
«Abbiamo previsto nel bilancio una spesa che ammonta a 300mila euro – spiega il sindaco Massimo Olivetti –, una cifra consistente che non credo sia capitato prima, almeno non di recente, di dover sostenere, essendo state finora le elezioni amministrative sempre abbinate ad altro. Quest’anno, però, se non cambierà qualcosa, la chiamata alle urne riguarderà solamente noi quindi tutta la spesa sarà a carico del nostro bilancio. I 300mila euro sono stati calcolati sulla base del costo degli straordinari del personale e delle operazioni che dovranno poi essere fatte durante quel periodo, come l’allestimento dei seggi, i rimborsi degli scrutatori, dei presidenti e tutto ciò che sarà necessario». L’attuale Amministrazione si è insediata nell’ottobre 2020 quindi ha ottenuto la proroga, concessa a causa della pandemia, per gli eletti nel secondo semestre del 2020. Si voterà tra il 15 aprile e il 15 giugno ma non si sa ancora quando di preciso.
«Non conosciamo ancora le date – prosegue Olivetti – deve stabilirle il Governo. Ci siamo solo limitati a prevedere la spesa. Dal momento che il Referendum si terrà a marzo, salvo diverse indicazioni, abbiamo dedotto che le amministrative si faranno da sole e che, quindi, ce le dovremo pagare. Intanto abbiamo previsto la spesa, tenuto conto che una quota andrà comunque versata, poi se le elezioni verranno abbinate al Referendum, ma non sembra, utilizzeremo parte della somma impegnata per altro. Se sarà confermato a marzo – conclude – non potranno essere anticipate le amministrative. E’ questo il ragionamento che abbiamo fatto».
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