Unione Portuali Autonomi Dorici
aderisce allo sciopero
internazionale del 6 febbraio

ANCONA – Il collettivo Upad annuncia la partecipazione alla mobilitazione contro l’economia di guerra e per la dignità del lavoro promossa da Usb che venerdì sarà accompagnata da una manifestazione cittadina, prevista in orario serale, con ritrovo alle 18 e partenza dall’area degli Archi, piazza del Crocifisso e arrivo verso l’Autorità Portuale

Un momento della conferenza stampa di presentazione di Upad– Unione Portuali Autonomi Dorici

I portuali di Ancona annunciano lo sciopero internazionale di venerdì prossimo, 6 febbraio, contro l’economia di guerra e per la dignità del lavoro. Si è svolta oggi la conferenza stampa di presentazione di Upad – Unione Portuali Autonomi Dorici, nuovo collettivo di lavoratori e lavoratrici del porto di Ancona nato dopo gli scioperi del 22 settembre e del 3 ottobre 2025. «Upad nasce dall’iniziativa spontanea di un gruppo di portuali che, riconoscendosi in un ideale comune, hanno deciso di dotarsi di uno strumento autonomo di rappresentanza per difendere diritti, condizioni di lavoro e sicurezza all’interno del porto. – si egge in una nota ufficiale – Il collettivo si ispira anche all’esperienza del Calp di Genova e si propone di costruire una rete solidale tra porti italiani, europei e del Mediterraneo. Tra le rivendicazioni principali di Upad vi è il mancato riconoscimento del lavoro portuale come lavoro usurante, nonostante le condizioni di estrema gravosità: turni irregolari e imprevedibili (dovuti a un flusso ristretto di merci e navi nonché dalla grandezza stessa del porto), lavoro notturno, esposizione continua a freddo, caldo, pioggia, mansioni multiple che vanno dal gruaggio al facchinaggio, senza una programmazione settimanale ma solo giornaliera. Una condizione che dura da decenni e che colpisce migliaia di lavoratori nei porti medi e piccoli italiani».

Il collettivo denuncia, inoltre, il progressivo svuotamento della rappresentanza dei lavoratori all’interno delle Autorità Portuali, avvenuto a seguito delle riforme succedutesi dopo il 2008 – 2010, che hanno eliminato spazi di confronto come il Comitato Portuale e la Commissione Consultiva. «A ciò si aggiunge un grave immobilismo negli investimenti infrastrutturali, come dimostra il caso delle vasche di colmata del porto di Ancona, ferme da anni. – prosegue il comunicato – Oppure banchine dismesse per ristrutturazione ma in venti anni ne è stata ricreata soltanto una. Upad sottolinea anche la rottura con le tradizionali rappresentanze sindacali confederali, come la Cgil, ritenute sempre più distanti dai lavoratori, e la scelta di molti portuali di aderire a Usb, considerata oggi una delle poche realtà sindacali impegnate concretamente sul tema del lavoro usurante e della sicurezza».

Il collettivo comunica pertanto la sua partecipazione allo sciopero internazionale dei porti del 6 febbraio 2026, che coinvolgerà oltre 20 porti in Europa, nel Mediterraneo e in Italia. «Una giornata di mobilitazione contro l’economia di guerra, la militarizzazione dei porti e il drenaggio di risorse pubbliche a favore delle spese militari, a scapito di welfare, sanità, servizi pubblici e diritti dei lavoratori». Ad Ancona lo sciopero sarà accompagnato da una manifestazione cittadina, prevista in orario serale, con ritrovo alle 18 e partenza dall’area degli Archi, piazza del Crocifisso, e arrivo verso l’Autorità Portuale. L’iniziativa è promossa da Upad insieme a Usb e sostenuta da numerose realtà sociali, associative e collettivi del territorio, con la partecipazione di delegazioni provenienti da altre regioni del Centro Italia. «Chiediamo alla città di camminare con noi – concludono i portuali – per riprenderci uno spazio che è stato negato e per ribadire che i soldi pubblici devono andare al lavoro, ai servizi, alla sanità e non alla guerra».

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