La crisi del settore metalmeccanico sta colpendo duramente anche le Marche, con circa 8.000 lavoratrici e lavoratori coinvolti tra riduzione degli ordinativi, rallentamenti produttivi e ricorso agli ammortizzatori sociali. Il quadro regionale rispecchia la situazione nazionale ed europea, caratterizzata da un indebolimento di filiere strategiche dovuto all’aumento dei costi energetici, alla contrazione della domanda internazionale, alle complesse transizioni industriali e alle difficoltà di accesso al credito. Le criticità riguardano in particolare le filiere dell’automotive, dell’elettrodomestico e della produzione di macchinari, settori centrali per il sistema industriale e occupazionale marchigiano.
Il settore dell’elettrodomestico, insieme al suo indotto, subisce gli effetti più evidenti: gran parte del “made in Italy” del bianco è ormai in mani straniere. Tra questi, Beko Europe è detenuta per il 75% dal gruppo turco Arçelik e per il 25% da Whirlpool. I cinque siti italiani contavano circa 5.000 dipendenti. Nell’aprile 2025 l’azienda aveva annunciato un piano iniziale di esuberi di circa 1.935 unità, pari a quasi il 44% del totale. Grazie a un accordo sindacale quadro, gli esuberi sono stati ridotti a circa 1.200, gestiti tramite uscite volontarie e incentivate, senza chiusure definitive dello stabilimento di Comunanza, che prosegue l’attività. A Fabriano, invece, sono stati ridimensionati i centri di ricerca e restano oltre 100 esuberi tra la sede impiegati e lo stabilimento produttivo di Melano. Anche dopo la gestione degli esuberi, persiste un forte ricorso alla Cassa integrazione, con preoccupazioni legate ai ritardi negli investimenti programmati.
La filiera dell’automotive, dell’agry construction e della componentistica, già sottoposta a trasformazioni tecnologiche profonde, affronta una fase particolarmente complessa, mentre anche la produzione di macchine e impiantistica industriale mostra evidenti segnali di rallentamento. «La situazione che stiamo registrando nelle Marche è motivo di forte preoccupazione – dichiara Mauro Masci, segretario generale della Fim Cisl Marche – perché coinvolge circa 8.000 lavoratori e colpisce settori che rappresentano il cuore della nostra manifattura regionale. Non siamo di fronte a crisi isolate, ma a un fenomeno che interessa intere filiere produttive e che rischia di indebolire in modo strutturale il sistema industriale marchigiano. È indispensabile attivare rapidamente politiche industriali efficaci, sostenere gli investimenti e accompagnare le imprese nei processi di innovazione e transizione, salvaguardando l’occupazione e le competenze. Il futuro industriale delle Marche dipende dalla capacità di affrontare questa fase con interventi concreti e una visione strategica di lungo periodo».
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati