Vertenza Electrolux:
lavoratori e istituzioni fianco a fianco
al corteo di Cerreto d’Esi

LAVORO - Più di 500 partecipanti questa mattina alla manifestazione nazionale di protesta contro il piano industriale della multinazionale svedese

Cerreto d’Esi, lo striscione dello Cisl Marche al corteo nazionale di protesta dei lavoratori di Electrolux

E’ partito alle 11 il corteo dei lavoratori degli stabilimenti italiani Electrolux, che si sono dati appuntamento a Cerreto d’Esi.
Più di 500 partecipanti, 300 dei quali arrivati su 7 autobus provenienti da altre regioni (delegazioni di maestranze dagli stabilimenti di Solaro, Porcia, Treviso e Forlì) a fianco dei quali stanno camminando anche i segretari nazionali delle varie sigle sindacali del comparto metalmeccanico e le istituzioni regionali, provinciali e comunali, anche leader politici nazionali. La multinazionale svedese ha annunciato con il nuovo piano industriale la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi con 170 esuberi, 1400 in tutta la penisola.
Per sostenere i lavoratori in questa vertenza, il Consiglio regionale delle Marche ha disposto il rinvio della seduta convocata per oggi a venerdì prossimo 18 settembre, per permettere al governatore delle Marche Francesco Acquaroli, agli assessori e ai consiglieri regionali di aderire alla manifestazione di protesta.

Marco Ferracuti, segretario generale Cisl Marche (primo a destra)

«Oggi, a Cerreto d’Esi, abbiamo manifestato per difendere Electrolux, i suoi lavoratori e il futuro industriale delle Marche.- commenta Marco Ferracuti, segretario generale Cisl Marche – Il tempo delle parole è finito. Non servono solidarietà di facciata, slogan o demagogia. Servono scelte. E servono adesso. Perché dietro uno stabilimento ci sono lavoratori, famiglie e comunità. Quando un’impresa chiude o ridimensiona, non si perdono soltanto posti di lavoro: si impoverisce un intero territorio e si indebolisce il futuro delle nuove generazioni. La manifattura marchigiana va difesa con una strategia industriale seria: ridurre i costi dell’energia per aumentare la competitività, trasferimento tecnologico efficace dalle università e dai centri di ricerca alle imprese, formazione di qualità e investimenti capaci di tutelare occupazione e creare nuove opportunità. Gli strumenti ci sono. Il Tavolo nazionale al Ministero deve risolvere la crisi Electrolux così come Il Tavolo regionale della manifattura deve diventare il luogo delle decisioni, non l’ennesimo tavolo delle promesse. Ora serve il coraggio di compiere le scelte giuste, perché l’esperienza ci ha insegnato che anche non decidere è una scelta. E a pagarne il prezzo sono sempre i lavoratori e le comunità».

Aggiunge Massimiliano Nobis, segretario nazionale Fim Csl nazionale: « Abbiamo fatto sette incontri, la trattativa non è partita. Manca una presa di responsabilità dell’azienda di rivedere i volumi, rivedere la riduzione degli esuberi e soprattutto dare continuità lavorativa a Cerreto. Abbiamo chiesto e richiesto di dare continuità lavorativa a Cerreto. È inaccettabile che l’azienda nei primi incontri abbia parlato di quattro stabilimenti e mai di Cerreto, ed è inaccettabile che nei confronti successivi non abbia portato un prosieguo di attività lavorativa. Il Governo deve fare la sua parte, aspettiamo la convocazione del tavolo politico a inizio. Come Fim nazionale abbiamo chiesto un tavolo di settore già nel febbraio del 2024, perché le politiche devono essere del Paese, ma devono essere soprattutto europee. L’avanzata cinese ed asiatica è già avvenuta: più del 50% dei prodotti venduti in Europa sono prodotti in Asia, e quindi per contrastare, fermare e rilanciare il settore metalmeccanico italiano ed europeo occorrono politiche industriali europee, che diano valorizzazione al prodotto e che accorcino la filiera dell’approvvigionamento del materiale. Altrimenti dipenderemo sempre di più dai mercati cinesi ed asiatici».

(In aggiornamento)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page

X