Vertenza Electrolux:
lavoratori e istituzioni fianco a fianco
al corteo di Cerreto d’Esi

LAVORO - Più di 500 partecipanti questa mattina alla manifestazione nazionale di protesta contro il piano industriale della multinazionale svedese

Lavoratori Electrolux e rappresnetanti sindacali con le bandiere azzurre della Uilm al corteo di cerreto d’Esi (foto Fb Uilm Nazionale)

Aggiornamento delle ore 13.40 – Parla invece di 700 partecipanti alla manifestazione di Cerreto d’Esi, la Uilm nazionale, presente al corteo con i vertici sindacali insieme alle «lavoratrici e ai lavoratori di Electrolux che hanno alzato la voce contro il piano dell’azienda: no alla chiusra, no ai licenziamenti». «Non vogliamo giocare solo in difesa, è urgente rilanciare la manifattura marchigiana. Lo dobbiamo alle lavoratrici e ai lavoratori, ai nostri bellissimi territori e alle nuove generazioni. Noi ci siamo e chiediamo alla politica regionale e nazionale di fare la sua parte fino in fondo» ha detto la segretaria generale della Uil Marche, Claudia Mazzucchelli, presente questa mattina a Cerreto alla manifestazione nazionale per la vertenza Electrolux. «Quella dell’elettrodomestico – ha aggiunto la segretaria Mazzucchelli – è una crisi che riguarda tutta la filiera ed è per questo che, pur in forte ritardo, mentre ci sono aziende che decidono di andarsene dopo aver sfruttato risorse pubbliche, va ripensato il nostro modello industriale. Tutto ciò è inaccettabile: serve anche un cambio di passo e di strategia perché altrimenti ci troveremo come sempre a rincorrere le crisi mentre dobbiamo prevenirle». Il prossimo tavolo al Mimit è previsto per i primi giorni di ottobre.

Nella nota a firma congiunta, diramata ieri, Fim, Fiom e Uilm avevano chiesto a tutti di discutere «di come si tutela il lavoro, come si mettono in sicurezza i settori strategici dell’industria e di come si costruisce insieme una prospettiva, no di come si smantella uno dei piu’ importanti gruppi industriali del Paese. Chiediamo a tutte e tutti di stare dalla nostra parte, di sostenere la grande lotta di cui ci stiamo facendo carico, per il nostro futuro ma anche per quello del lavoro in generale: chiediamo alla politica, oltre alla solidiarietà, azioni concrete per aiutarci a fermare Electrolux e per rilanciare tutta l’industria italiana, per non condannarci ad un futuro di precarietà e di povertà che invece a cui invece, le logiche predatorie delle Multinazionali, ci vogliono costringere».

Cerreto d’Esi, lo striscione di Fiom Cgil alla manifestazione nazionale (foto Fb Cgil Marche)

Aggiornamento delle ore 13.13 – Il corteo dei lavoratori di Electrolux si è snodato da piazza Lippera fino ai cancelli dello stabilimento di Cerreto d’Esi con un messaggio ad una sola voce: lo stabilimento di Cerreto non si chiude. «Da tutta Italia lavoratrici e lavoratori del Gruppo Electrolux sono a Cerreto d’Esi. Sette pullman, oltre trecento persone arrivate dagli altri stabilimenti per stare accanto ai 170 di questo sito. Una manifestazione nazionale unitaria, indetta insieme da Fim, Fiom e Uilm, E con loro c’è tutto un territorio: cittadine e cittadini, famiglie, commercianti, la comunità intera scesa in strada accanto ai lavoratori. Perché quando chiude una fabbrica, si spegne un paese. Otto ore di sciopero in tutte le fabbriche italiane del Gruppo» sottolinea una nota di Fiom Cgil Ancona.

«Il fatto di aver scelto Cerreto per la manifestazione nazionale è un grande segnale di unità e solidarietà delle lavoratrici e dei lavoratori del gruppo svedese.- sottolinea Giuseppe Santarelli, della Cgil Marche- Il piano industriale deve essere ritirato: non possiamo permettere che le multinazionali vengano in Italia e nelle Marche a prendere tutto quello che c’è da prendere senza restituire nulla». Aggiunge Sara Galassi, segretaria generale regionale Fiom Cgil, che «non ci atterremo alle logiche di mercato che stanno distruggendo il mondo del lavoro. Continueremo la lotta finché Electrolux non ritirerà il piano». «Una grande risposta da parte di tutto il gruppo e da parte del territorio. Electrolux deve ritirare il piano industriale che prevede 1500 licenziamenti e la chiusura di Cerreto. Un piano che è un insulto alle lavoratrici ed ai lavoratori di questo paese è alle istituzioni. Siamo determinati ad andare avanti, non ci fermeremo perché sappiamo di non essere soli» evidenzia anche Piepaolo Pullini della Segreteria Fiom di Ancona.

Cerreto d’Esi, lo striscione dello Cisl Marche al corteo nazionale di protesta dei lavoratori di Electrolux

E’ partito alle 11 il corteo dei lavoratori degli stabilimenti italiani Electrolux, che si sono dati appuntamento a Cerreto d’Esi.
Più di 500 partecipanti, 300 dei quali arrivati su 7 autobus provenienti da altre regioni (delegazioni di maestranze dagli stabilimenti di Solaro, Porcia, Treviso e Forlì) a fianco dei quali stanno camminando anche i segretari nazionali delle varie sigle sindacali del comparto metalmeccanico e le istituzioni regionali, provinciali e comunali, anche leader politici nazionali. La multinazionale svedese ha annunciato con il nuovo piano industriale la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi con 170 esuberi, 1400 in tutta la penisola.
Per sostenere i lavoratori in questa vertenza, il Consiglio regionale delle Marche ha disposto il rinvio della seduta convocata per oggi a venerdì prossimo 18 settembre, per permettere al governatore delle Marche Francesco Acquaroli, agli assessori e ai consiglieri regionali di aderire alla manifestazione di protesta.

Marco Ferracuti, segretario generale Cisl Marche (primo a destra)

«Oggi, a Cerreto d’Esi, abbiamo manifestato per difendere Electrolux, i suoi lavoratori e il futuro industriale delle Marche.- commenta Marco Ferracuti, segretario generale Cisl Marche – Il tempo delle parole è finito. Non servono solidarietà di facciata, slogan o demagogia. Servono scelte. E servono adesso. Perché dietro uno stabilimento ci sono lavoratori, famiglie e comunità. Quando un’impresa chiude o ridimensiona, non si perdono soltanto posti di lavoro: si impoverisce un intero territorio e si indebolisce il futuro delle nuove generazioni. La manifattura marchigiana va difesa con una strategia industriale seria: ridurre i costi dell’energia per aumentare la competitività, trasferimento tecnologico efficace dalle università e dai centri di ricerca alle imprese, formazione di qualità e investimenti capaci di tutelare occupazione e creare nuove opportunità. Gli strumenti ci sono. Il Tavolo nazionale al Ministero deve risolvere la crisi Electrolux così come Il Tavolo regionale della manifattura deve diventare il luogo delle decisioni, non l’ennesimo tavolo delle promesse. Ora serve il coraggio di compiere le scelte giuste, perché l’esperienza ci ha insegnato che anche non decidere è una scelta. E a pagarne il prezzo sono sempre i lavoratori e le comunità».

Aggiunge Massimiliano Nobis, segretario nazionale Fim Csl nazionale: « Abbiamo fatto sette incontri, la trattativa non è partita. Manca una presa di responsabilità dell’azienda di rivedere i volumi, rivedere la riduzione degli esuberi e soprattutto dare continuità lavorativa a Cerreto. Abbiamo chiesto e richiesto di dare continuità lavorativa a Cerreto. È inaccettabile che l’azienda nei primi incontri abbia parlato di quattro stabilimenti e mai di Cerreto, ed è inaccettabile che nei confronti successivi non abbia portato un prosieguo di attività lavorativa. Il Governo deve fare la sua parte, aspettiamo la convocazione del tavolo politico a inizio. Come Fim nazionale abbiamo chiesto un tavolo di settore già nel febbraio del 2024, perché le politiche devono essere del Paese, ma devono essere soprattutto europee. L’avanzata cinese ed asiatica è già avvenuta: più del 50% dei prodotti venduti in Europa sono prodotti in Asia, e quindi per contrastare, fermare e rilanciare il settore metalmeccanico italiano ed europeo occorrono politiche industriali europee, che diano valorizzazione al prodotto e che accorcino la filiera dell’approvvigionamento del materiale. Altrimenti dipenderemo sempre di più dai mercati cinesi ed asiatici».

(In aggiornamento)

Il corteo che si è snodato dalla piazza centrale di Cerreto d’Esi fino allo stab ilimento Eletrolux che rischia la chiusura



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