Conerobus, salta l’accordo
I sindacati: «Da Regione e Comune
nessuna risposta strutturale»

ANCONA – Ieri nuovo vertice dove la società ha comunicato una parziale apertura, accogliendo la proposta relativa alla riqualificazione del personale, attraverso l’invio ai dipendenti di un’indagine conoscitiva sulla disponibilità a svolgere mansioni diverse. Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti, Ugl, Fna, Faisa-Cisal: «Non è accettabile scaricare esclusivamente sui lavoratori il peso di una crisi che non hanno creato. I dipendenti sono pronti a fare la propria parte, ma non possono essere l’unica leva su cui intervenire»

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Salta l’accordo dopo il nuovo confronto, svolto nella giornata di ieri, tra i vertici di Conerobus e le organizzazioni sindacali. «Nel corso della riunione l’azienda ha confermato formalmente l’apertura dello stato di crisi, ribadendo che il Fondo Bilaterale di Solidarietà rappresenta, allo stato attuale, lo strumento principale per garantire liquidità e continuità aziendale» si legge in una nota di Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e le segreterie regionali Marche Ugl, Fna, Faisa-Cisal che tutelano i lavoratori. Le organizzazioni sindacali ricordano che già in data 22 dicembre 2025 avevano trasmesso formalmente all’azienda una serie di proposte puntuali e strutturate sul piano di risanamento industriale, più volte illustrate anche nei precedenti incontri, senza tuttavia ricevere riscontri concreti.

«Solo nel corso dell’ultimo confronto la società ha comunicato una parziale apertura, accogliendo la proposta relativa alla riqualificazione del personale, attraverso l’invio ai dipendenti di un’indagine conoscitiva sulla disponibilità a svolgere mansioni diverse. – evidenziano nel comunicato a firma congiunta – Per il sindacato questo non è sufficiente. Un intervento serio e strutturale passa dalla re-internalizzazione di servizi oggi esternalizzati – pulizie, rifornimento, verifiche, biglietterie e noleggio – utilizzando il personale già in forza a Conerobus. Una scelta che consentirebbe un risparmio economico significativo, evitando il ricorso a ditte esterne e valorizzando professionalità interne all’azienda. Altro punto centrale riguarda l’utilizzo del Fondo Bilaterale di Solidarietà come strumento di incentivo all’esodo volontario per i lavoratori prossimi alla pensione. Stimando un costo medio annuo di circa 44.000 euro a dipendente e una platea di circa 35 lavoratori, l’azienda potrebbe ottenere un risparmio di almeno 1.540.000 euro annui, riducendo in modo strutturale il costo del personale e limitando l’impatto sociale della crisi».

I sindacati ribadiscono con forza che «non è accettabile scaricare esclusivamente sui lavoratori il peso di una crisi che non hanno creato. I dipendenti sono pronti a fare la propria parte, ma non possono essere l’unica leva su cui intervenire. Le organizzazioni indacali ribadiscono con chiarezza che potranno rendersi disponibili a sottoscrivere l’accordo sul Fondo Bilaterale di Solidarietà utilizzato in varie forme, ovviamente solo dopo averne discusso in assemblea con i lavoratori, ma a condizioni precise e non negoziabili: in primis che non venga in alcun modo messo in discussione l’accordo sulla produttività regionale e contestualmente che nel testo dell’accordo sul Fondo sia esplicitamente previsto l’utilizzo dello stesso anche come strumento di accompagnamento alla pensione, su base volontaria. A queste condizioni, i lavoratori sono pronti a fare la loro parte, assumendosi responsabilità e sacrifici per garantire la continuità aziendale e la tenuta del servizio pubblico. In questo quadro, Regione Marche e Comune di Ancona non possono continuare a sottrarsi alle proprie responsabilità. È in gioco non solo il futuro occupazionale di circa 430 lavoratrici e lavoratori e delle loro famiglie, ma anche la garanzia del trasporto pubblico di Ancona. Sono indispensabili l’adeguamento all’inflazione dei corrispettivi chilometrici, ormai del tutto inadeguati, e l’aggiornamento strutturale dei contratti di servizio tra Atma e Regione Marche e tra Comune di Ancona e Conerobus. Comune di Ancona e Regione Marche devono fare immediatamente la loro parte».

Secondo Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e le segreterie regionali Marche Ugl, Fna, Faisa-Cisal non è accettabile «chiedere sacrifici ai lavoratori senza intervenire con risorse strutturali, né continuare a rinviare l’adeguamento dei contratti di servizio e dei corrispettivi chilometrici all’inflazione reale. Le organizzazioni sindacali chiariscono inoltre che la produttività regionale non è una variabile su cui fare cassa, ma salario contrattato e parte integrante del reddito delle lavoratrici e dei lavoratori. Metterla in discussione significherebbe colpire ancora una volta chi ogni giorno garantisce un servizio pubblico essenziale. Di fronte a una crisi conclamata, non è più tollerabile l’assenza di scelte politiche chiare. Chiedere sacrifici ai lavoratori senza mettere in campo risorse strutturali e senza assumersi la responsabilità di decisioni coerenti significa mettere seriamente a rischio il diritto alla mobilità dei cittadini, il futuro del trasporto pubblico locale e la tenuta sociale del territorio. Il sindacato non è disponibile ad avallare operazioni di mera gestione dell’emergenza: servono interventi immediati, strutturali e politicamente responsabili. Il tempo delle attese e dei rinvii è finito» concludono i sindacati. L’incontro è stato aggiornato al 16 gennaio, per il 29 è invece programmato un nuovo sciopero.

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