Istituzione del salario minimo
di 9 euro, approvata in aula
la mozione di “Jesi in Comune”

CON 17 SI’, 3 astensioni e un solo voto contrario ieri pomeriggio il Consiglio comunale ha acceso il semaforo verde sull’atto a firma dei consiglieri Agnese Santarelli, Filippo Cingolani, Francesco Coltorti e Francesco Gatti, emendato dal consigliere Tommaso Cioncolini (Jesiamo) per estendere l’applicazione del provvedimento anche ai lavoratori coinvolti in appalti e concessioni non solo del Comune ma anche di enti, aziende e società partecipate collegati all'ente locale

I lavori ieri del Consiglio comunale di Jesi

 

Il Consiglio comunale di Jesi ha approvato ieri pomeriggio quasi all’unanimità una mozione per l’istituzione di un salario minimo comunale, presentata dal gruppo consiliare “Jesi in Comune”. L’approvazione  trasversale dell’atto si è conclusa con 17 voti favorevoli, 3 astensioni (dei consiglieri Luciano Montesi, Lorena Santarelli e Giancarlo Catani) e un solo voto contrario (del consigliere Antonio Grassetti) . Si tratta di un primo passo a livello locale, in attesa che il Governo definisca strumenti operativi nazionali, dopo che nel settembre 2025 il Parlamento ha bocciato l’introduzione di un salario minimo legale orario unico di 9 euro. La mozione, prima della votazione finale, è stata emendata dal consigliere d’opposizione  Tommaso Cioncolini del gruppo “Jesiamo”, estendendo l’applicazione del provvedimento anche ad enti, aziende e società partecipate del comune di Jesi come la Fondazione Pergolesi Spontini, l’Asp Ambito 9 e JesiServizi, per coinvolgere un perimetro più ampio rispetto al solo ente locale. Con la modifica si impegna inoltre l’amministrazione comunale a promuovere il salario minimo anche attraverso i propri rappresentanti negli enti partecipati e a trasmettere il testo della mozione ai Comuni della Vallesina e all’Anci Marche.

 

Agnese Santarelli

 

La mozione, a firma dai consiglieri di maggioranza  Agnese Santarelli, Filippo Cingolani, Francesco Coltorti e Francesco Gatti (Jesi in Comune), in sintesi impegna il sindaco e giunta a individuare, «per tutti gli appalti e le concessioni, il contratto collettivo nazionale maggiormente attinente alla attività svolta stipulato dalle organizzazioni datoriali e sindacali comparativamente più rappresentative, salvo restando i trattamenti di miglior favore». In caso di applicazione di contratti diversi, l’amministrazione comunale dovrà verificare che siano garantite tutele equivalenti per lavoratrici e lavoratori, secondo quanto previsto dal Codice dei contratti pubblici.

 

Tommaso Cioncolini

 

L’atto approvato prevede inoltre che, nelle gare aggiudicate «con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, individuata sulla base del miglior rapporto qualità prezzo», venga inserito «ove possibile –tra i criteri di valutazione dell’offerta, l’impegno dell’appaltatore a garantire al proprio personale nell’esecuzione dell’appalto/concessione una retribuzione oraria non inferiore ad 9 euro». Sono previste anche clausole sociali volte a favorire la stabilità occupazionale, la parità di genere e generazionale e l’inclusione lavorativa delle persone con disabilità o in condizioni di svantaggio. Infine agli amministratori comunali viene rivolta la richiesta di «organizzare incontri con le organizzazioni sindacali al fine di monitorare e verificare come raggiungere l’obiettivo della massima tutela per i lavoratori e le lavoratrici che svolgono la loro attività direttamente o indirettamente a favore dell’amministrazione comunale».

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