“Patto per la sicurezza urbana e per la promozione ed attuazione di un sistema di sicurezza partecipata ed integrata”: racchiude diverse novità il documento siglato tra il comune di Ancona e la Prefettura di Ancona. L’accordo, che è stato approvato dalla Giunta comunale lo scorso 12 febbraio, riassume i punti chiave della strategia elaborata nei tavoli tecnici con la Prefettura, le forze di polizia e il Corpo di Polizia locale, anche nell’ambito del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. Particolare attenzione è rivolta ai fenomeni di criminalità diffusa e predatoria, al degrado urbano, allo spaccio di stupefacenti e all’uso improprio degli spazi pubblici. Con il patto si mira a rafforzare il controllo del territorio, soprattutto nelle aree più critiche, e a promuovere la legalità ma anche l’inclusione sociale e la tutela delle attività economiche e turistiche partendo da un presupposto. L’innalzamento dei livelli di sicurezza non dipende esclusivamente dall’azione delle forze di polizia e dell’autorità giudiziaria, ma anche da strumenti di prevenzione situazionale, prevenzione sociale e partecipazione attiva dei cittadini.
Il controllo del capoluogo di regione è attualmente affidato a polizia e carabinieri, secondo un piano coordinato che suddivide il territorio in tre aree operative, con monitoraggio quotidiano per garantire un presidio costante e strategico. Un elemento centrale su cui si incentra è il potenziamento dei sistemi di videosorveglianza, con collegamento diretto alle sale operative delle forze di polizia secondo gli standard ministeriali. Il Comune si impegna pertanto a interconnettere la Polizia locale con Questura, carabinieri e guardia di Finanza, ad ampliare la rete di telecamere, anche con tecnologia Ocr «da posizionare nelle aree periferiche, in corrispondenza delle strade maggiormente utilizzate per reati predatori» e a partecipare a bandi di finanziamento, utilizzando fondi nazionali e regionali destinati alla sicurezza e alla prevenzione, in particolare nelle aree periferiche e vicino alle scuole. È previsto il coinvolgimento dei privati e delle associazioni di categoria, con sottoscrizione di specifici accodi, nella realizzazione di sistemi di videosorveglianza avanzati, che dovranno «preventivamente essere approvati in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica». I progetti dovranno rispettare le direttive del Ministero dell’Interno garantendo tutela della privacy e standard tecnologici adeguati.
Il Patto promuove poi lo scambio informativo tra forze di polizia e Comune, mettendo a disposizione banche dati utili per contrastare illegalità diffusa e degrado urbano. Sono previsti corsi di aggiornamento congiunto e la definizione di convenzioni per disciplinare accessi e responsabilità nella gestione dei dati, al fine di sviluppare politiche di sicurezza più efficaci. Grande attenzione è inoltre dedicata alla partecipazione dei cittadini tramite i 9 Consigli Territoriali di Partecipazione e il “controllo di vicinato”. «Ciascun Ctp si impegna a riunirsi con cadenza almeno semestrale, al fine di elaborare e sottoporre a periodica revisione un quadro situazionale sulla sicurezza nel proprio ambito territoriale, attingendo alle istanze provenienti dalle comunità di riferimento. – si legge nel documento – Con cadenza annuale dovrà essere convocata almeno una seduta della Conferenza dei Presidenti dei Ctp, nel corso della quale verranno “messe a sistema” le singole situazioni registrate nei 9 ambiti territoriali, individuandone eventuali punti di convergenza a beneficio della possibilità di attuare interventi correttivi unitari».
Con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra istituzioni e comunità locali, migliorare la percezione di sicurezza e favorire una partecipazione responsabile dei cittadini nella tutela del territorio viene ipotizzato anche il ‘controllo del vicinato’ regolamentato dall’articolo 10 del patto. Il Comune può promuove la costituzione di gruppi territoriali di residenti che, attraverso l’osservazione del proprio quartiere, segnalano situazioni sospette alle forze di polizia, contribuendo così al rafforzamento del sistema di sicurezza integrata. Il modello organizzativo prevede un ‘Responsabile di Programma’, individuato nel comandante della Polizia locale (o suo delegato), con funzioni di coordinamento generale, e dei coordinatori di gruppo, nominati per ciascuna area o quartiere, che raccolgono le segnalazioni dei cittadini e le trasmettono agli organi competenti. È prevista la redazione di un vademecum operativo, da approvare in sede di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica. I gruppi potranno utilizzare strumenti come chat di messaggistica o mailing list per condividere informazioni interne, mentre per le segnalazioni ufficiali restano attivi i canali istituzionali (numero unico di emergenza 112 nei casi urgenti e applicazione Youpol per altre segnalazioni). Il programma sarà supportato anche da cartellonistica informativa nelle aree aderenti, con funzione deterrente.
È però espressamente esclusa qualsiasi forma di pattugliamento, ronde o intervento diretto da parte dei cittadini perché i partecipanti potranno svolgere esclusivamente attività di osservazione e segnalazione, senza sostituirsi alle forze dell’ordine. «In ogni caso, nella stesura del vademecum – sottolinea il documento – verrà evidenziato che i gruppi di controllo di vicinato non potranno mai sostituirsi alle Forze dell’Ordine, non prevedendosi, in particolare: l’esecuzione, in alcuna forma, delle cd. “Ronde volontarie”… e lo sviluppo di alcuna forma di intervento attivo o sostituivo del cittadino ai compiti devoluti dalle norme in vigore alle forze di polizia, compresa qualunque modalità, individuale o collettiva, di pattugliamento del territorio, di inseguimento, di schedatura di persone ovvero di indagine». Il rispetto delle regole sarà garantito da una Cabina di Regia coordinata dalla Prefettura. Incluse anche agevolazioni da parte del Comune in favore di privati ed associazioni perché impiantino sistemi di videosorveglianza collegati alle centrali operative delle forze di polizia.
Il Comune si impegna inoltre a tutelare il decoro urbano e la sicurezza nelle aree della movida «ove potrà essere contestata la illiceità della condotta atta ad impedire l’accessibilità e la fruizione del luogo, nonché ordinato l’allontanamento al soggetto che l’ha posta in essere, con immediata trasmissione dell’ordine al questore», ad emanare ordinanze sugli orari di vendita di alcolici, controlli amministrativi nei locali pubblici, verifiche su guida in stato di alterazione e rafforzamento dell’illuminazione pubblica. Nell’elenco figuran anche misure contro occupazioni abusive, abusivismo commerciale, contraffazione e infiltrazioni criminali nelle attività economiche. Infine, il Patto integra sicurezza e inclusione sociale, prevedendo progetti educativi, interventi nelle scuole, sostegno alle fasce fragili e potenziamento dell’edilizia residenziale pubblica. Il Patto per la Sicurezza include anche un passaggio sullo stanziamento di fondi regionali per la Polizia locale e prevede collaborazioni tra enti per contrastare occupazioni immobiliari, evasione fiscale, irregolarità nelle strutture ricettive e fenomeni di degrado, con un approccio complessivo orientato alla legalità e alla coesione sociale.
(Redazione CA)
Sicurezza e decoro nei locali: nasce il modello della “socialità qualificata”
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