Su un terreno donato è nato un sogno.
La prima casa per persone con disabilità
di Sabrina Marinelli
Sonia Sdogati, presidente dell’associazione Il Giardino dei Bucaneve: ci siamo, il sogno è diventato realtà. Il 4 luglio inaugura la nuova Casa Franco Perticaroli. Ci spiega il progetto e perché è così importante per il territorio?
«Il progetto affronta in modo diretto e concreto la tematica del Dopo di Noi, offrendo una risposta strutturata e sostenibile alle esigenze delle persone con disabilità e delle loro famiglie. L’ente capofila è l’Ambito Territoriale n. 8, mentre la nostra organizzazione è responsabile della gestione operativa dell’intervento. Si tratta di un progetto di grande valore sociale, perché garantisce a un gruppo di persone con disabilità un futuro sereno e protetto all’interno di un contesto abitativo pensato per essere davvero inclusivo. Gli spazi e gli arredi sono stati progettati per assicurare il massimo livello di autonomia, con particolare attenzione alle esigenze delle persone con disabilità».
Una casa Franco Perticaroli in realtà esisteva già, ma eravate in affitto e avete dovuto lasciarla. Ci racconta come siete riusciti a trasformare un momento di crisi nella nascita di questa nuova e definitiva collocazione?
«Sono stati giorni emotivamente complessi pieni di incertezze e dispiaceri, ma la nostra determinazione ci ha permesso di trovare una soluzione nel giro di poche settimane. Ho sempre creduto che, anche nei momenti più difficili, la vita sappia restituire qualcosa di prezioso: un insegnamento, una forza nuova, un legame che si rafforza. Siamo riusciti a superare questo passaggio grazie al prezioso supporto dell’imprenditore Antonello Verdini e alla vicinanza di tante realtà del territorio: istituzioni, imprenditori, associazioni e persone che ci hanno dimostrato una solidarietà sincera e concreta».
Chi era Franco Perticaroli, da cui prende il nome la casa?
«Una persona che ha dedicato la sua vita agli altri. Un volontario dell’associazione che è stato un esempio autentico, quotidiano, concreto. Abbiamo sognato insieme questa casa, passo dopo passo, e lui è stato davvero un faro: ci ha guidati, ci ha indicato la strada, ci ha insegnato cosa significa costruire qualcosa che resti. Questa casa non porta soltanto il suo nome: porta la sua visione, la sua forza, il suo esempio. È il segno vivo di ciò che Franco è stato e continuerà a essere per tutti noi».
Immagino siano tante le persone da ringraziare ma partiamo da Antonello Verdini, che prima ha citato. Donando il terreno ha dato il via a una gara di solidarietà. Quanto è stato importante questo gesto?
«E’ stato determinante: senza di lui questa casa non sarebbe mai esistita, e per questo non smetteremo mai di ringraziarlo. Non solo ha donato il terreno, ma ha seguito ogni fase dei lavori, con una dedizione rara e preziosa. E lo ha fatto in tempi record: dieci mesi per vedere questa casa completata, pronta ad accogliere e a dare futuro».
Ora ha anche un indirizzo: via Bellini 4 a Serra de’ Conti. Quante persone la abiteranno, come si svolgerà la loro giornata e in che modo – pur con la presenza degli operatori – permetterà ai suoi ospiti di sperimentare una vera autonomia? «Potremo accogliere fino a otto ragazzi. La casa è davvero speciale: gli ampi spazi interni permettono alle persone con disabilità motoria di muoversi in autonomia e sicurezza, mentre gli spazi esterni offrono libertà, socialità e attività all’aria aperta. All’interno è presente anche una stanza polifunzionale, pensata per ospitare laboratori, attività educative, momenti di gruppo e percorsi personalizzati. La struttura è stata realizzata in bioedilizia, con materiali sostenibili e soluzioni innovative. Grazie ai pannelli fotovoltaici e ai sistemi di efficienza energetica, la casa è non solo accogliente, ma anche rispettosa dell’ambiente e capace di ridurre i consumi».
Come tutte le case, ha e avrà spese di gestione importanti. Come li affronterete? «Si, i costi di gestione saranno importanti, noi abbiamo la fortuna di usufruire di un fondo del Dopo di Noi senza il quale non sarebbe sostenibile. Ma abbiamo bisogno di un supporto continuo da parte delle ditte del territorio per permettere una maggiore sostenibilità e riuscita».
La nuova Casa Franco Perticaroli è la prima nel suo genere nelle Marche e una delle poche in Italia. La prossima settimana lei illustrerà il “Modello Marche” alla più grande fiera dedicata alla disabilità? «Si. L’invito che mi ha fatto di persona il Ministro della Disabilità è stato per me un motivo di grande orgoglio, un riconoscimento che ripaga i tanti sacrifici fatti in questi anni per arrivare fin qui. Un impegno costante, spesso faticoso, ma colmo di soddisfazioni e di traguardi importanti raggiunti dall’associazione».
Qual è stato l’ostacolo più grande che ha dovuto superare? «La sfida più grande, oltre alla ricerca dei fondi, è stata trovare il tempo per gestire tutto al meglio. La mia vita da “pendolare” tra Ancona, Senigallia e Serra de’ Conti non è stata semplice: un anno di corse, incastri, riunioni, decisioni da prendere. Eppure non ho mai perso il sorriso, né la convinzione che ogni passo ci stesse portando verso qualcosa di grande».
Allora l’appuntamento è per sabato 4 luglio con il taglio del nastro. Cosa avete organizzato per l’occasione? «Sarà un’inaugurazione sobria e semplice come ci ha suggerito il Vescovo Franco che sarà presente, ma ricca di momenti dal forte valore simbolico. Avremo il sostegno della Fondazione Uccellini con un’iniziativa pregevole che arricchirà la giornata mentre alle 11 vivremo il momento più atteso: un gesto solidale, una sorpresa che abbiamo voluto fortemente per rendere indimenticabile questo passaggio così importante. A seguire, un rinfresco reso possibile anche dal sostegno di Coop Adriatica 3.0 seguito da un momento di intrattenimento musicale, che accompagnerà la mattinata con leggerezza e calore. Prima dell’inaugurazione per sancire un’amicizia che dura da tempo, l’esibizione della Fanfara dei Bersaglieri Jesi-Ostra».
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