«Sognavo di fare come Johnny Cash»
L’avvocato Scheggia porta il rock
nel carcere di Montacuto (Video)

Vando Scheggia canta Johnny Cash insieme alla sua band, i Route 77
di Alessandro Vallese
C’è una scena di Walk the Line, il film biografico su Johnny Cash, in cui The Man in Black, interpretato da Joaquin Phoenix, si prepara a suonare davanti ai detenuti del carcere di Folsom. Cash amava portare la sua musica dentro le carceri, dare voce agli emarginati e raccontare storie di uomini che cercavano una possibilità di riscatto. Sabato mattina, a Montacuto, quella scena è tornata in qualche modo a vivere.
«Volevo essere come Johnny Cash, che suonava per i detenuti del carcere di massima sicurezza di San Quintino. Oggi ve la suono qui, alla casa circondariale di Montacuto». A dirlo è l’avvocato Vando Scheggia, ma a parlare subito dopo sono state le note dei Route 77, la band maceratese di cui fa parte e che ha portato il proprio repertorio rock tra le mura del carcere anconetano, regalando una mattinata inedita ai detenuti.

Prima arrivano i saluti. Poi le sedie che si riempiono, qualche sguardo curioso, l’attesa. Infine le prime note. E per qualche ora la casa circondariale di Montacuto cambia suono. La musica comincia a riempire la sala e, insieme alle prime canzoni, arrivano sorrisi, applausi, qualcuno canta. Per un po’ le sbarre rimangono fuori dal racconto.
L’iniziativa nasce quasi per caso. A raccontarlo è il comandante della polizia penitenziaria di Montacuto e Barcaglione, Nicola De Filippis. Una conversazione con l’avvocato Vando Scheggia, che oltre alla professione fa parte dei Route 77, si trasforma nell’idea di portare la band a suonare in carcere. Un’idea condivisa dal garante regionale dei diritti della persona e della libertà personale, l’avvocato Giancarlo Giulianelli, e accolta dal comandante.
«È nata qui in carcere, così per gioco – racconta De Filippis –. Parlando con l’avvocato Scheggia mi confidò che faceva parte di un gruppo musicale rock e mi propose di suonare qui. Ho accettato perché credo che, a prescindere dal compito affidatoci dall’articolo 27 della Costituzione, sia importante umanizzare il carcere, rendere le condizioni di vita più dignitose e soprattutto riempire di contenuti positivi la giornata del detenuto».

Il Comandante De Filippiis parla ai detenuti della casa circondariale di Montacuto
Il rock dei Route 77 fa il resto. “It’s a Heartache” di Bonnie Tyler, “People Have the Power” di Patti Smith, “What’s Up?” dei 4 Non Blondes. Poi la musica italiana, con “Io vagabondo” e “Dio è morto” di Francesco Guccini. Fino ai Doors e ai Led Zeppelin.

I Route 77
Non è però un concerto da ascoltare soltanto dalla platea. A un certo punto uno dei detenuti prende posto alla batteria. Suona insieme alla band per un paio di brani. È forse il momento che più di tutti racconta lo spirito della mattinata: non semplicemente portare qualcosa dentro, ma creare un’occasione per stare insieme.

«Non avrei mai creduto che i detenuti, in maggior parte giovani, partecipassero con tanta allegria e tanta voglia, cantando insieme a noi – racconta Scheggia –. Sono stati splendidi, noi ci siamo divertiti tantissimo».
Poi la musica fa una pausa e lascia spazio alle parole. A impreziosire l’incontro c’è Glauco Giostra, docente di procedura penale della facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma, già componente del Consiglio superiore della magistratura e tra i protagonisti, nel 2017, degli Stati generali dell’esecuzione penale.

Glauco Giostra, docente di procedura penale della facoltà di Giurisprudenza dell’Università La Sapienza di Roma
Il suo libro “Se fioriscono le spine” è un romanzo ambientato in carcere, una storia di dolore, amicizia e solidarietà nella quale il rapporto tra due uomini diventa un’ancora in una condizione difficile. Giostra ha scelto fin dall’inizio di rinunciare ai diritti d’autore per trasformarli in copie da destinare ai detenuti delle carceri italiane. Prima Lecce, poi Poggioreale a Napoli, Fermo. Ora Montacuto.

«Ho portato delle copie in omaggio. Fin dall’inizio ho rinunciato ai diritti d’autore, chiedendo di convertirli in copie da dedicare e donare ai detenuti». Il libro rimarrà ora nelle celle. Ma non sarà un gesto destinato a esaurirsi con la consegna delle copie. Giostra ha già deciso di tornare. «Tra due o tre mesi tornerò qui, quando il comandante mi avrà detto che molti avranno avuto l’opportunità di leggerlo, per ascoltare le loro opinioni e le loro considerazioni. Ci tengo molto. Devono sapere che sarà un ascolto interessato». Perché il libro parla di carcere, ma soprattutto parla di persone. «Chi ha vissuto esperienze dolorose, emotivamente significative, ha spesso molto da dire anche riguardo a storie che in qualche modo lambiscono la propria».

La casa circondariale di Montacuto
E forse è proprio questo il senso della mattinata: creare un’occasione di dialogo, portare dentro qualcosa che normalmente appartiene al mondo di fuori. La musica prima, la letteratura poi. «Sono convinto che portare in questo ambiente qualcosa che tende al bello, anche all’inutile, ma che veramente arricchisce l’animo, sia importante», dice Giostra.
La parentesi musicale e culturale non cancella però la realtà quotidiana del carcere. Montacuto vive una situazione di sovraffollamento: circa 345 detenuti a fronte di una capienza di 256 posti. «È una situazione che coinvolge un po’ tutto il territorio nazionale – sottolinea De Filippis –. In Italia abbiamo superato le 64mila unità rispetto ai 54mila posti disponibili»

Numeri che raccontano una delle principali criticità del sistema penitenziario e che rendono ancora più importante il lavoro quotidiano dentro gli istituti. Perché la pena non può essere soltanto privazione della libertà. Deve essere anche, come ricorda il comandante, un percorso. «Il nostro compito è cercare di rieducare e reinserire il soggetto all’esterno, accompagnarlo in questo lungo e difficile percorso interiore che può portarlo al cambiamento».
È in questo spazio che si inseriscono iniziative come quella di Montacuto. Un concerto, un libro, un incontro possono sembrare piccoli episodi rispetto alla complessità del sistema penitenziario. Ma sono occasioni per spezzare la monotonia, per dare un contenuto diverso a una giornata e, soprattutto, per ricordare che dall’altra parte delle sbarre ci sono persone.

La mattinata finisce con gli ultimi applausi. Le chitarre vengono riposte, il pubblico si alza. I detenuti salutano e vanno a fare pranzo. Il carcere riprende lentamente il suo ritmo.
Ma qualcosa resta: qualche nota, qualche pagina da leggere. E tra qualche mese Giostra tornerà a chiedere a chi lo avrà letto cosa ne pensa. Alla mattinata hanno partecipato anche rappresentanti dell’avvocatura marchigiana e delle Camere penali: tra gli altri, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Ancona Gianni Marasca e il presidente della Camera penale di Ancona Giacomo Curzi, insieme agli avvocati Vando Scheggia e Massimo Mazzoni. Presenti inoltre rappresentanti degli Ordini e delle Camere penali del territorio.













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