Tessuti griffati falsi,
la maxi inchiesta di Cremona
arriva anche ad Ancona

La Guardia di Finanza con una parte del materiale sequestrato
C’è anche il capoluogo dorico tra i nodi della complessa filiera del falso finita al centro di un’imponente indagine della Guardia di Finanza.
La Procura della Repubblica di Brescia ha infatti trasmesso gli atti alla Procura di Ancona per gli accertamenti sui soggetti fisici e giuridici del territorio dorico coinvolti nella fornitura e distribuzione di metri e metri di tessuti d’alta moda contraffatti.
L’inchiesta, condotta dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Cremona e coordinata dalla Procura bresciana, ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per tre persone e per una società in nome collettivo. I reati contestati vanno dalla contraffazione alla ricettazione, fino all’autoriciclaggio e agli illeciti amministrativi degli enti.
L’operazione è scattata a margine di un controllo effettuato durante la manifestazione “Vanitas Market” a Cremona, dove i finanzieri hanno sorpreso una donna bresciana mentre vendeva borse, pochette e accessori realizzati con stoffe recanti i loghi di celebri maison come Louis Vuitton, Gucci, Fendi, Christian Dior, Dolce e Gabbana e Versace.
Le successive perquisizioni e l’analisi dei dispositivi informatici e del profilo Instagram della donna (seguito da oltre 4.200 follower e successivamente oscurato dal Gip) hanno svelato un giro d’affari superiore ai 138mila euro, con oltre 1.000 capi venduti in Italia e all’estero tra marzo 2019 e aprile 2025.
Risalendo la catena di approvvigionamento per individuare chi producesse e fornisse le stoffe illegali, gli investigatori sono risaliti a diverse realtà sparse sul territorio nazionale, tra cui figura proprio Ancona, insieme a Roma, Bergamo, Torino, Como e Varese.
Complessivamente, i blitz lungo tutta la filiera hanno permesso di sequestrare oltre 7.000 metri quadri di tessuti griffati contraffatti (una quantità sufficiente a coprire quasi l’intero terreno di un campo da calcio regolamentare e con cui si sarebbero potute confezionare oltre 10.000 borse).
Mentre le posizioni relative al territorio marchigiano sono state segnalate alla magistratura dorica per gli approfondimenti di competenza, la Guardia di Finanza ribadisce la centralità del contrasto alla contraffazione, fenomeno che danneggia i marchi ufficiali e i consumatori alimentando al contempo l’evasione fiscale.
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