Project Basket-Cus Macerata si rigiocherà.
Il club: «Infiltrazioni nel Palas?
Problema sportivo, non politico»

OSIMO - Piuttosto che dichiarare la vittoria a tavolino per la squadra ospite, oggi il giudice sportivo ha deciso di aggiornare la data dell'incontro di pallacanestro, rinviato sabato a causa del parquet bagnato per infiltrazioni d’acqua all'interno del PalaBaldinelli di Villa. La società di basket osimana ha lanciato un appello alla responsabilità

Osimo, il PalaBaldinelli, l’impianto sportivo di Villa

Nessuna vittoria a tavolino ma piuttosto rinvio della gara. I timori della Project Basket Osimo sono stati fugati dal giudice sportivo Gian Luca Grisanti che ha, infatti, deciso di aggiornare la data dell’incontro contro il Cus Macerata, rinviato sabato pomeriggio a causa del parquet bagnato per infiltrazioni d’acqua all’interno del PalaBaldinelli di Osimo. La decisione è arrivata oggi dopo che l’impraticabilità del campo era stata accertata come un evento non imputabile alla società ospitante. Secondo il provvedimento ufficiale, la gara verrà recuperata «ex novo alla prima data utile» si legge nel dispositivo del giudice sportivo, con l’obbligo per  Project Basket Osimo di rimborsare le spese di viaggio al Cus Macerata.

L’episodio delle infiltrazioni di acqua piovana che avevano ‘lavato’ il parquet del palas osimano aveva innescato subito  un acceso dibattito politico. Mentre le opposizioni consiliari di centrodestra  sottolineavano il paradosso tra lo stato dell’impianto e il titolo di “Città europea dello sport 2028” appena ricevuto da Osimo, la sindaca Michela Glorio aveva cercato di smorzare i toni ricordando che sono già stati stanziati 80mila euro per sistemare la copertura del palazzetto dello sport di Villa. Per chiudere  la questione, Project Basket ha scelto di spiegare le sue ragioni in un lungo post sui social. Il club ha voluto, intanto, marcare una distanza netta dalle fazioni politiche. «Non intendiamo entrarci. – ha scritto – Non abbiamo pubblicato post polemici, non abbiamo accusato partiti, amministratori o schieramenti».

La società di basket ha voluto invece spostare l’attenzione sulla dimensione umana e sportiva. Per il club, la vera preoccupazione attiene all’impatto psicologico sugli atleti, «perché dietro una partita ci sono pensieri che iniziano a girare nella testa di un atleta. “Perché devo rinunciare a quel compleanno per preparare la partita, se poi basta che piova e magari non giochiamo?” – si legge nella nota – “È già la quinta volta che ci alleniamo solo su mezzo campo.” “È un altro allenamento condizionato perché piove dentro.”».
E poi ha elencato le domande che riguardano il futuro di una società sportiva: «“Vi abbiamo affidato alcuni dei nostri migliori atleti: è questa la situazione in cui si devono allenare?” “Stavo pensando di venire a giocare da voi, ma durante il provino ho dovuto spostare i secchi per tirare a canestro”. “Siamo arrivati con dirigenti e Presidente per conoscere il vostro progetto e abbiamo trovato secchi e stracci sul parquet.” Questi non sono problemi politici. Sono problemi sportivi» ribadisce con fermezza la società.

La precarietà delle strutture può spingere talenti, allenatori e famiglie a cercare realtà più professionali altrove, fa osservare Project Basket. «Perché se un atleta importante decide di andarsene, se un ragazzo sceglie di non venire, se un allenatore di valore rinuncia, se una famiglia perde fiducia o se una collaborazione con un’altra società viene meno, il danno non è soltanto di Project Basket. – rimarca la società – È un’opportunità sportiva in meno per Osimo e per il territorio. Per questo continueremo a segnalare il problema. Non per alimentare polemiche. Non per entrare in discussioni di partito. Non per stabilire chi debba vincere uno scontro politico. Ma perché il nostro compito è difendere il lavoro, i sacrifici e le opportunità dei ragazzi che ci vengono affidati. E su questo non intendiamo fare un passo indietro».

In conclusione, Project Basket ha lanciato un appello alla responsabilità, ricordando che un impianto sportivo «non è soltanto un tetto, quattro mura e un parquet. È il luogo nel quale chiediamo ai ragazzi di credere nei loro sogni. E se chiediamo loro di prenderli sul serio, dobbiamo essere noi adulti i primi a farlo» conclude la società sportiva di basket.

 

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