Demolizione controllata del masso:
una ditta fa ricorso al Tar
e chiede di annullare la gara

GENGA - Il primo round del contenzioso aperto al Tar Marche da una delle ditte che erano state contattate per la procedura negoziata per l'affidamento lavori è fissato per l'11 aprile. La società lombarda ha chiesto in via cautelativa di sospendere l'efficacia degli atti e l'attività del cantiere in attesa che i giudici dirimano tutte le questioni di legge sollevate con la causa

Il Tar Marche

 

di Sara Bonfili

Colpo di scena per il cantiere di Pontechiaradovo di Genga. Un’impresa lombarda, invitata a partecipare alla trattativa negoziata ma esclusa poi dall’appalto, ha presentato un ricorso al Tar contro l’affidamento dei lavori per la demolizione del masso ritenuto dal Comune a più riprese “pericolante” o “pericoloso”. Il ricorrente ha chiamato in giudizio lo stesso Comune e la ditta assegnataria dei lavori, chiedendo ai giudici del Tar Marche in via preliminare la sospensiva  cautelare per bloccare l’efficacia degli atti fino alla discussione del giudizio di merito e in quella sede l’annullamento della procedura negoziata di affidamento dei lavori.

Attraverso l’impugnativa vengono contestate le modalità con le quali il Comune di Genga ha assegnato l’appalto dei lavori alla società di Genova per abbattere la scaglia rossa, causa delle ordinanze di sgombero dei residenti nella zona, di chiusura della strada e dei sentieri di accesso e di recinzione dell’area del cantiere. Per accelerare i tempi del giudizio, la ditta lombarda, all’inizio aveva sollecitato solo al presidente del Tar una pronuncia urgente sulla misura cautelare ma avendo poi rinunciato ad ottenerla, proprio ieri il presidente del Tar  ha fissato nella camera di consiglio del prossimo 11 aprile la discussione della sospensiva con il contraddittorio delle parti  davanti al collegio giudicante di Ancona. Se i giudici amministrativi concederanno in via cautelare la sospensione degli atti, anche il cantiere si dovrà bloccare in attesa di dirimere tutte le questioni di legge sollevate con il contenzioso. Il ricorso, insomma, pende come una spada di Damocle sui lavori approntati nella massima urgenza dall’amministrazione comunale di Genga.

Il Comune ha affidato la sua difesa all’avvocato Maurizio Miranda di Ancona.  “La ditta che ha fatto ricorso era stata invitata dall’ente, ma non ha partecipato alla contrattazione. – spiega il legale di fiducia del Comune di Genga- La contestazione della ditta riguarda i tempi per la presentazione dell’offerta, ritenuti troppo stretti, ma l’urgenza e la normativa post terremoto permettono deroghe alla tempistica. Inoltre la ditta contesta degli errori nelle qualifiche specifiche della ditta vincitrice, ma ritengo che anche in questo caso non ci siano le basi poichè la qualifica della vincitrice è specifica, e riguarda i lavori su rocce con tutele particolari (OS 12B) rispetto a quella della ricorrente, che ha invece una semplice qualifica per la demolizione (OS23)”.  L’avvocato Miranda precisa anche che  “la procedura seguita al Comune è quella prevista dai codici dei contratti pubblici sulla base di alcune deroghe che ci sono in materiale di ricostruzione post sisma, che riguardano i tempi, poiché si trattava di una situazione urgente. Poi si tratta di un appalto cosiddetto ‘sotto soglia’, anche se si tratta di centinaia di migliaia di euro, e in questi casi l’ente procede con una lettera di invito ad una serie di operatori economici e con la tempistica consentita dalla norma”. Il legale, insomma, non ha dubbi  sulla correttezza dell’iter seguito. “La condotta del Comune nell’affidamento dell’incarico è inappellabile” evidenzia. Determinante sarà comunque la prima pronuncia dei giudici sulla sospensiva, attesa per 11 aprile. Il Comune di Genga, nel frattempo, va avanti sulle proprie decisioni.

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