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Franceschini alla Mole
visita le opere salvate dal sisma:
“Restaurate, torneranno a casa”

ANCONA - Quarta tappa del tour nelle Marche del ministro ai Beni culturali. Nel capoluogo Franceschini è entrato nel deposito all'allestito all'ex Lazzaretto dove è stato catalogato e messo in sicurezza il patrimonio artistico recuperato dalle zone colpite dal sisma. "Infondate le polemiche, si sta facendo un lavoro straordinario per riportare alla luce queste pezzi d'arte"
martedì 14 febbraio 2017 - Ore 18:34
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Il ministro Dario Franceschini alla Mole vanvitelliana di Ancona

di Agnese Carnevali

(foto di Giusy Marinelli)

Oltre 600 opere ferite messe in salvo dai luoghi del terremoto e catalogate all’interno del deposito allestito alla Mole vanvitelliana di Ancona. Solo oggi, martedì 14 febbraio, in occasione della visita del ministro ai Beni culturali, Dario Franceschini, le porte dell’ex Lazzaretto si sono aperte ed hanno mostrato il numero dei pezzi d’arte, dipinti, arredi sacri, reperti archeologici, apparati liturgici che sono stati recuperati dalle macerie o trasportati da edifici dichiarati inagibili. Ritrovati in trenta siti su quindici comuni delle provice di Macerata ed Ascoli Piceno. Opere spezzate, strappate, in frammenti, ma ricomposte ed adagiate sulle alte scaffalature in metallo della Mole. Quattrocentocinquanta metri lineari di ripiani e 325 mq di superficie che hanno accolto il patrimonio artistico, in locali ideali per la loro conservazione, mentre si sta allestendo il laboratorio di pronto interevnto per la loro messa in sicurezza, dove lavorerano i restauratori dell’istituto superiore per la conservazione ed il restauro. Tra quelle tratte in salvo, l’Affresco ritraente San Cristoforo che guarda il fiume con Gesù Bambino sulle spalle, attribuito all’artista Paola da Visso, recuperato tra le pareti romaniche del monastero benedettino di San Liberatore (XXII secolo) e il pailiotto, dipinto su più teli cuciti tra loro, che decorava la parte frontale sempre del monastero. Ma quando le opere torneranno visibili e che fine faranno? «Torneranno nei loro luoghi di appartenenza appena ci saranno le condizioni di sicurezza – afferma il ministro -. Ci vorrà del tempo, la vastità dei danni causati da questo terremoto è senza precedenti. Quelle deposita qua sono solo il 10% delle opere danneggiate, senza contare le opere monumentali, le chiese chiuse, i centri storici. Il lavoro è lungo ma ci riusciremo». Quella ad Ancona, è stata la quarta tappa del titolare dei Beni culturali, nelle Marche, dopo essere stato questa mattina a Camerino e Matelica, e nel primo pomeriggio ad Osimo, all’inaugurazione della mostra “Capolavori dei Sibillini”. E sulle polemiche che stanno accompagnando la messa in sicurezza del patrimonio artistico delle Marche e delle altre regioni terremotate afferma: «Le polemiche spesso partono da basi sbagliate, si sta facendo un buon lavoro per trovare una soluzione alla tutela di queste opere d’arte. Ci sono tre grandi depositi tra cui questo di Ancona e, dove è stato possibile, le opere sono rimaste sui territori di origine. Ma gli interventi di messa in sicurezza si basano su due premesse – illustra Franceschini – le opere torneranno nei loro luoghi di provenienza, appena concluso il restauro ed appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno e, nei comuni dove è possibile individuare degli edifici idonei, le opere non saranno spostate. Il lavoro richiede tempo perché alla messa in sicurezza deve precedere la progettazione, ma si sta facendo un lavoro straordinario».

Il tour all’interno del deposito alla Mole

Ad accompagnare il ministro nella visita, il sindaco di Ancona Valeria Mancinelli. «Entrare qui è stata un’emozione – commenta -. Queste opere d’arte sembrano esseri viventi feriti e quasi ricoverati in attesa di cure. Dando spazio alla ragione, posso dire che, senza dimenticare la disgrazia del terremoto, siamo particolarmente orgogliosi di aver potuto mettere a disposizione questa struttura che è risultata adatta ad accogliere questo partimonio artistico. Una struttura che ci è stata consegnata dalla natura, ma che rappresenta anche uno degli investimenti sul futuro della città. In questa occasione – continua – attraverso la Mole, Ancona ha mostrato come vuole essere, non un’isola, ma attenta al territorio che le sta intorno ed al servizio degli altri». La presenza di Franceschini è stata anche l’occasione per il Comune per ribadire i suoi progetti sull’ex Lazzaretto, espressi durante una fugace visita privata alla mostra di scultura Ecce Homo, ancora in allestimento. «Il progetto Mole è ben chiaro al ministro che condivide la nostra intenzione di farne un polo espositivo regionale – le parole dell’assessore alla Cultura Paolo Marasca -. Ci siamo scritti in varie occasioni e oggi ne abbiamo parlato, ma l’attenzione è stata soprattutto alle opere salvate dal terremoto».

Questo il tema al centro del colloquio con il presidente della Regione, Luca Ceriscioli. «Ci siamo già visti a Roma per affrontare l’argomento. Il recupero e la conservazione delle opere danneggiate è complesso, ma i fondi di sono ed anche l’attenzione del ministro che è alla Cultura ma anche al Turismo. Il ragionamento è dunque quello di un rilancio complessivo non solo del patrimonio artistico e monumentale, ma di tutto il territorio».

(Servizio aggiornato alle 20.30)

Il ministro Franceschini con i carabinieri del nucleo patrimonio culturale

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