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Posti ad hoc per medici non obiettori,
Caporossi: “Sì, se sarà necessario”

SANITA' - Il dg di Ospedali riuniti condivide la decisione del governatore Zingaretti, ma sottolinea: "Al Salesi l'applicazione della legge è garantita". L'ultimo primario non obiettore del materno infantile è stato Flavio Del Savio. "Serve una normativa nazionale che preveda una premialità per i medici abortisti, oggi ghettizzati" commenta
venerdì 24 febbraio 2017 - Ore 20:16
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Il Dg dell’Azienda ospedali riuniti Michele Caporossi

 

di Agnese Carnevali

«La decisione della Regione Lazio sui medici non obiettori? Giusta e condivisibile. Ad Ancona non si ravvisano le stesse condizioni romane, ma se dovesse diventare necessario sarebbe inevitabile intervenire per garantire il rispetto integrale della legge 194». A parlare è il direttore generale di Ospedali riuniti Umberto I, Lancisi e Salesi, il materno-infantile di Ancona, Michele Caporossi. La misura introdotta dal governatore Zingaretti, indire un concorso riservato a soli medici non obiettori, ha sollevato un polverone, facendo intervenire il ministro alla Salute Lorenzin. La situazione nelle Marche, seppure non al limite come quella laziale, non manca di criticità con una quota di medici antiabortisti in continua crescita (70% dati istat 2014). Anche nei presidi ospedalieri di Ancona, città e provincia, la schiera dei non obiettori, medici ed infermieri, si assottiglia di anno in anno, rendendo sempre più difficile la corretta applicazione della legge (leggi l’articolo). Ma Caporossi, che difende la scelta del suo omologo di Roma, assicura: «La situazione del Lazio è ben diversa dalla nostra, al Salesi questo diritto alla salute delle donne è rispettato e tutelato. Perché la legge 194 non è una legge sull’interruzione di gravidanza – precisa il direttore – ma una legge di tutela della salute della donna e della maternità consapevole. La norma – prosegue – è stata introdotta quando in Italia c’era il deserto rispetto a questi temi, con le donne esposte ad aborti clandestini, tragedie continue e ad alle speculazioni di presunti professionisti. Il principio di garantire la sicurezza della donna è lo stesso anche oggi. Per cui, all’interno di questo ragionamento, il sistema sanitario pubblico ha il dovere di offrire una soluzione per chi sceglie consapevolmente di fare appello a quella legge». Dunque, in caso di necessità, sarebbe pronto a seguire la strada della Regione Lazio? «La situazione del Lazio è drammatica, il mio ultimo incarico è stato a Latina, conosco bene la realtà in questione, che non ha nulla a che vedere con quella marchigiana. In quel caso dunque, la Regione è corsa ai ripari, trovando delle forme per assicurare la prestazione. La normtiva esiste e va rispettata e applicata integralmente, scongiurando di riaprire mercati paralleli. È stata una grande conquista di civiltà non possiamo tornare indietro».

L’ospedale materno infantile Salesi

Lontana da quella laziale, ma in progressivo peggioramento la situazione locale, come sottolinea Flavio Del Savio, ex primario di Ginecologia al Salesi di Ancona. «In provincia la situazione è a macchia di leopardo, ricorrendo anche alla migrazione da un posto all’altro dei professionisti per assicurare la prestazione – afferma -. Al Salesi il rispetto della legge è garantito, ma io sono stato l’ultimo primario non obiettore e continuano ad essere sempre meno i colleghi che praticano l’interruzione di gravidanza». E sulla decisione della Regione Lazio? «Incontestabile – la risposta di Del Savio -. Garantire il rispetto della legge è un obbliogo per la direzione generale dell’ospedale e per la Regione. Resta a mio avviso, però, una soluzione tampone. Serve una normativa di carattere nazionale che faccia chiarezza. L’obiezione di coscienza è il buco nero in cui rischia di naufragare la legge 194. È una situazione assurda – incalza – avere una legge dello Stato che contiene in sé la sua stessa inapplicabilità. Ritengo inoltre – aggiunge ancora – che occorra prevedere una sorta di meccanismo di premialità per i medici non obiettori, affinché non vengano ghettizzati, perché è questo che ora accade, e perché si assumono più rischi. Chi si è scagliato contro il bando di concorso della Regione Lazio non ha pensato che, nella sua necessità, la posizione dei due medici che verranno assunti non è certo piacevole. Non credo che la massima aspirazione di un ginecologo sia fare esclusivamente interruzioni di gravidanza. Ecco perché – conlude – parlo di necessità di un atto normativo nazionale e di meccanismo di premilalità».

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