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L’architetto anconetano Giacomucci
alla Triennale di Milano

DESIGN - Il professionista è ideatore e curatore di House of Birds, ai giardini del polo espositivo. Ventiquattro designer di fama internazionale hanno realizzato delle casette per uccelli
giovedì 23 Marzo 2017 - Ore 20:41
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La birdhouse di Lievore Altherr

L’architetto e designer anconetano, Roberto Giacomucci, ideatore e curatore della mostra House of Birds al giardino della Triennale di Milano, per la Design Week

 

di Agnese Carnevali

Porterà la firma dell’architetto e designer anconetano Roberto Giacomucci, famoso anche per la sua serie di mobili in cartone, la mostra House of Birds che sarà inaugurata il prossimo 4 aprile al giardino della Triennale di Milano, durante la Design week 2017 (4-9 aprile). Un’esposizione che presenta al pubblico il frutto di un workshop avviato ad ottobre e che ha coinvolto 24 designer di fama internazionale, coordinati dallo stesso Giacomucci, ideatore e curatore della mostra, oltre che espositore. Ai 24 professionisti del settore è stata lanciata l’idea: realizzare delle casette per uccelli nella totale libertà di esprimere e sperimentare la propria visione attraverso funzioni, forme, colori e finiture.  Il risultato sono state soluzioni che intrecciano design, creatività e natura. Ad accettare la sfida 24 professionisti, alcuni dei quali vincitori anche di tre compassi d’oro, il più autorevole premio mondiale per il design. I nomi illustri sono: Shin Azumi, Emmanuel Babled, Sebastian Bergne, Aldo Cibic, Claesson Koivisto Rune, Nigel Coates, Matali Crasset, Lorenzo Damiani, Marco Ferreri, Odoardo Fioravanti, Naoto Fukasawa, lo stesso Roberto Giacomucci, Alessandro Guerriero, Constance Guisset, Giulio Iacchetti, Industrial Facility, Lanzavecchia + Wai, Lievore Altherr, Piero e Francesco Lissoni, Palomba Serafini ps+a, Marc Sadler, Denis Santachiara, Paolo Ulian, Michael Young.

Giacomucci, com’è nata questa idea del workshop?

«In qualità di art director della Action Giromari – l’officina creativa marchigiana che, attraverso la combinazione di artigianato e tecnologia, trasforma idee e progetti di architetti, designer, aziende e brand, in oggetti reali e funzionanti – ho pensato che il modo migliore per presentare l’attività di questa realtà fosse metterla in contatto diretto con i professionisti che avrebbero potuto così toccare con mano le soluzioni che Action Giromani può trovare per ogni tipo di richiesta, per l’ampia varietà di materiali, naturali e plastici che è in grado di lavorare, e per le disparate tecnologie che l’officina dispone. Già oggi molti grandi nomi come Dolce & Gabbana, Tod’s, Max Mara Fashion Group, Prada, Miroglio Group, Lavazza, Scavolini si sono rivolti a questa azienda marchigiana per le loro vetrine o i loro prodotti».

L’idea ha funzionato?

«La risposta è stata ottima. Ad ottobre scorso abbiamo iniziato a lavorare alla parte concettuale, poi abbiamo contattato i professionisti e sondato la loro disponibilità per un progetto simile. La partecipazione è stata numerosa ed entusiasta. Nel gruppo dei ventiquattro ci sono davvero esponenti illustri del design, personalità che hanno vinto anche tre compassi d’oro e che provengono da ogni parte del mondo. La possibilità di esprimersi così liberamente sia sull’idea progettuale sia per l’utilizzo dei materiali, sperimentando anche proposte inedite, è stato l’aspetto che ha più di ogni altro convinto ad accettare la sfida».

Perché l’idea delle birdhouse, le casette pe uccelli?

«Per due motivi concreti ed uno più simbolico. Il primo perché per un designer puro l’architettura fa sempre parte del suo immaginario. La capacità di realizzare strutture è qualcosa che inevitabilmente affascina un designer che applica la sua creatività agli oggetti. In questo modo, con l’ideazione di queste casette, il designer si è potuto cimentare nello studio e nella realizzazione di microstrutture. Qualcosa di insolito, insomma, per la professione. In secondo luogo, il progetto voleva avere un collegamento con la natura e con la tutela dell’ambiente, non a caso la Lipu ha collaborato. Molte specie di volatili sono in via di estinzione, anche a causa dell’impatto dell’uomo, basti pensare all’inquinamento. Queste birdhouse potranno essere realmente utilizzate come riparo per gli uccelli nella speranza di salvaguardare molte specie selvatiche».

Ed il motivo simbolico?

«Trae ispirazione dal tema del volo, il simbolo di libertà per antonomasia. Liberi da ogni vincolo, gli uccelli sfidano ogni tipo di resistenza nell’infinito spazio che il cielo offre, vincono la forza di attrazione terrestre e possono dirigersi ovunque. Tuttavia, anche gli esseri viventi più liberi in natura sviluppano l’esigenza di contare su un luogo che doni loro protezione e riparo. Dunque, le dimore per volatili che abbiamo realizzato, di conseguenza, non devono essere considerate come gabbie ma come “culle”, un posto sicuro dove proteggersi e dove nidificare. In quale modo gli uccelli possono essere considerati degli “architetti naturali” perché si ingegnano per costruire la propria casa con tutto ciò che la natura offre loro: fango, rami, paglia, piume. E così riescono a dare vita a delle vere e proprie opere d’arte con il solo aiuto del becco e delle proprie zampe».

Lei è tra gli artisti che espongono, com’è nata la sua casetta?

«Ho scelto di utilizzare un nuovo materiale, lo xileno, un materiale molto particolare, ricavato dal legno riciclato, colorato ed impastato con una resina particolare. Un materiale che sto usando ora anche per la realizzazione di gioielli per una star up. Ho poi gonfiato la struttura con l’aria compressa, dando l’effetto bombato. Sono molto soddisfatto».

La casetta ideata da Roberto Giacomucci

 

 

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