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Falso testamento per
intascare l’eredità della zia:
condannate due nipoti

NUMANA - Sono state una serie di perizie calligrafiche a stabilire la non autenticità dello scritto, pubblicato davanti a un notaio il giorno prima della morte dell’anziana. Il patrimonio comprendeva 300mila euro e un villino
mercoledì 11 ottobre 2017 - Ore 15:48
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Il tribunale

Testamento fasullo per mettere mano all’eredità della zia: sorelle condannate a un anno di reclusione, pena sospesa, per falsità in testamento olografo. Le due, nipoti della vittima di 59 e 55 anni, avrebbero approfittato delle precarie condizioni psicofisiche della zia 93enne per farsi intestare tutto il patrimonio, comprendente un villino situato a Numana e 300 mila euro. La vicenda è finita in tribunale davanti al giudice Paolo Giombetti dopo un processo dove si sono susseguite varie perizie calligrafiche per accertare l’autenticità delle pagine che racchiudono le ultime volontà dall’anziana. Il procedimento  ha visto costituirsi parte civile la coppia di pensionati che abitava nei pressi dell’abitazione dell’ultranovantenne, a Numana. La vicina, a cui  è andato un risarcimento danni di 30 mila euro, era stata designata come beneficiaria di tutto il patrimonio, attualmente posto sotto sequestro dal giudice che segue la causa civile per assegnare i beni della defunta. Erano stati proprio gli amici della vecchietta a denunciare i fatti, temendo che qualcosa di illecito potesse essere accaduto nella redazione del testamento olografo, elaborato il 13 giugno 2013, cioè solamente un giorno prima della morte della 93enne. In quel periodo, tra l’altro, l’anziana aveva un braccio ingessato a seguito di una rovinosa caduta. Mai, secondo l’accusa, avrebbe potuto scrivere le sue ultime volontà. In un primo momento, la procura aveva ipotizzato il reato di circonvenzione di incapace. Poi, alcune perizie hanno stabilito la falsità dello scritto che, quindi, sarebbe stato elaborato dalle due sorelle. La difesa, invece, ha sempre sostenuto il contrario: l’anziana avrebbe scritto di suo pugno il testamento, essendo nel pieno delle sue facoltà. Alla fine, ha prevalso la tesi della procura, secondo cui le disposizioni della vecchietta erano state scritte nel 2007 nell’unico e vero testamento compilato dalla donna e firmato davanti a un notaio nel 2009.

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