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“Il buono, il giusto e il cattivo”:
corrette abitudini alimentari e patologie,
come riconoscerle

ANCONA - Il convegno promosso dalle rsu di Cgil, Cisl e Uil della questura di Ancona per diffondere un'adeguata cultura del cibo e degli stili di vita da adottare per favorire un'esistenza all'insegna del benessere e della salute
mercoledì 25 Ottobre 2017 - Ore 21:04
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I relatori del convegno, da sinistra il questore Oreste Capocasa, la giornalista Agnese Carnevali, la psicologa Gloria Trapanese, il medico della questura Simone Procopio, la nutrizionista Claudia Sbaffi, il medico di Ospedali riuniti Massimiliano Petrelli

 

Cosa ci piace, cosa ci fa bene e cosa invece dovremmo evitare per la nostra salute. Ovvero “Il buono, il giusto e il cattivo”, il convegno promosso dalle rsu di Cgil, Cisl e Uil della questura di Ancona che parafrasa il celebre titolo del fil di Sergio Leone per parlare di abitudini alimentari e stili di vita. Quattro i punti di vista attraverso i quali si sono analizzati i comportamenti a tavola, quelli corretti e quelli non, e quando questi si tramutano in vere e proprie patologie e disturbi alimentari, quello di Simone Procopio, dirigente medico dell’ufficio sanitario della questura di Ancona, quello della psicologa Gloria Trapanese e della nutrizionista Claudia Sbaffi e quello del dirigente medico della clinica di Endocrinologia e Malattie del metabolismo di Ospedali riuniti e presidente regionale dell’associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica Marche, Massimiliano Petrelli. 

La platea della sala Albanese della questura di Ancona

Gremita la sala Albanese di via Gervasoni, colorata per l’occasione di lilla, come lilla erano i fiocchetti appuntati sulle giacche di tutti i partecipanti. «Un omaggio all’associazione “Mi nutro di vita” − spiegano le rsu − fondata da Stefano Tavilla, papà di Giulia, giovane morta per le conseguenze della bulimia, che ha istituito la Giornata del fiocchetto lilla per ricordare i problemi legati ai disturbi alimentari». Ancora troppe le persone che sono affette da patologie legate al rapporto con il cibo. Patologie che aumentano e si differenziano, aiutate anche dal potere dei media, tradizionali e di nuova generazione, coinvolgendo oggi in maniera importante non più solo le donne, ma anche gli uomini. È quanto emerso dalla relazione della psicologa, Gloria Trapanese. Alle ormai note anoressia e bulimia, compaiono il binge eating (le grandi e frequenti abbuffate) e la più recente vigoressia (o bigoressia), che colpisce soprattutto gli uomini, ovvero l’ossessione di renedere il proprio corpo visto come troppo esile, più vigoroso. E ancora l’ortoressia, l’ossessione per la purezza del cibo per paura di contaminare il proprio corpo.

«Due disturbi identificati di recente − spiega la specialista − che tendono anch’essi ad annullare le relazioni sociali degli individui. Il primo perché spinge le persone che ne sono affette a rinchiudersi sempre più in ambienti sportivi. Il secondo crea difficoltà a condividere la tavola con gli altri e fa sì, inoltre, che sia moltissimo il tempo speso nella scelta dei cibi da acquistare, con un maniachale controllo delle etichette, delle provenienze». Malesseri psicologici che derivano da molteplici fattori, tra i quali la famiglia, alla base di queste patologie. Ma a minare il rapporto con il cibo anche la contemporaneità e gli stili di vita. Stress, eccessiva sedentarietà, fake news che corrono sul web, la globalizzazione che ha investito anche il mercato alimentare hanno modificato ed in certi casi compromesso l’equazione cibo-salute. Dunque, come riportare al centro la barra? Dieta mediterranea, attenzione alle dosi dei cibi assunti – né troppo modeste né eccessive – movimento costante per almeno 30 minuti al giorno, evitare regimi alimentari fai da te ed affidarsi sempre a degli esperti qualificati e certificati dalla comunità scientifica restano le linee guida, ridabite tanto dalla biologa-nutrizionista Sbaffi quanto dal medico Petrelli che ha invitato a ricordare «le tavole dei nostri nonni per capire con facilità ciò che vuol dire mangiare correttamente. Lo zucchero, tra gli ingredienti più dannosi per il nostro organismo se assunti in quantità non equilibrate, erano un lusso e non era presente sulle loro tavole − le parole del luminare −, così come le farine bianche. C’era spazione per i cereali e per i legumi locali ed anche per la carne rossa o di maiale, che veniva consumata, ma con parsimonia». Procopio, medico della questura, ha posto l’attenzione sul programma di screening gratuito per i dipendenti per valutare il loro stato di salute.

«Sono orgoglioso del contributo che le rappresentanze sindacali nell’esercizio del loro ruolo hanno dato con questa iniziativa al miglioramento del benessere dei lavoratori − ha affermato il questore di Ancona, Oreste Capocasa −. Il discorso alimentare non è un tema da banalizzare, perché è fondamentale per la vita lavorativa da un punto di vista sia fisico sia intellettivo, per questo è importante avere la giusta consapevolezza su ciò che mangiamo».

(A. C.)

(foto di Giusy Marinelli)

 

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