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Il Crocifisso ligneo di Camerino
salvato dal sisma,
in mostra tutto l’anno in pinacoteca

ANCONA - La perla d’arte del '500, proveniente dalla chiesa delle Clarisse andata distrutta, è stata restaurata, dopo il deposito nel laboratorio della Mole, ed ora è esposta alla galleria civica, in attesa di tornare nella città camerte
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Il Crocifisso ligneo di Camerino esposto alla pinacoteca comunale di Ancona “Podesti”

 

Il Crocifisso ligneo di Camerino nella sua collocazione originaria nella chiesa delle Clarisse nella città camerte

 

di Giampaolo Milzi

Da una parete di un edificio di culto di Camerino ad Ancona, unico reperto esposto in una sala della Pinacoteca Comunale. Grosso “colpo” artistico per il capoluogo marchigiano, la possibilità di mostrare la folgorante e struggente bellezza del Crocifisso ligneo che, fino all’autunno 2016, risaltava dietro l’altare maggiore della chiesa delle Clarisse o Sorelle Povere di Santa Chiara, annessa al monastero, nella città camerte. Risalente al XVI secolo, attribuito alla rinomata Bottega di Domenico Indivini, in legno di noce intagliato e policromato, il Cristo misura cm 164 x 146, ed è inchiodato su una croce di periodo successivo. Il 30 ottobre di due anni fa la terribile scossa che ha semidistrutto il complesso delle Clarisse e quindi il trasporto dell’importante opera del deposito-laboratoriale approntato alla Mole vanvitelliana, dove tecnici ed esperti hanno messo al riparo e si prendono cura di una grande quantità di beni artistici messi in salvo nei tantissimi edifici religiosi e laici colpiti dal sisma, non solo nelle Marche.
In un futuro incerto il crocifisso, ricavato da un unico tronco di legno, ad esclusione delle braccia assemblate al corpo di Cristo, dovrà tornare nella sua originaria, storica localizzazione. Un futuro incerto, in quanto la prima tappa sarà la sua collocazione all’interno della nuova chiesetta provvisoria in fase di costruzione nell’orto del monastero di Camerino per consentire alle Clarisse di approntare le funzioni religiose, in attesa che vengano ricostruiti – tempi che di prospettano molto lunghi – l’originaria Chiesa e lo stesso convento.
La trafila per l’approdo espositivo ad Ancona del crocifisso di Camerino è stata sofferta ma utilissima. Perché i beni da riportare all’originario splendore giacenti nel deposito del pentagono vanvitelliano del capoluogo dorico sono numerosissimi e i fondi non sono sufficienti. La svolta quando l’anno scorso il Soroptimist di Macerata si è proposto come sponsor per il restauro del Cristo ligneo camerte, restauro conservativo eseguito dall’esperta Sonia Stipa di Ascoli, accreditata per tali delicati interventi presso la Soprintendenza unica Archeologia, Belle arti e Paesaggio delle Marche con sede ad Ancona. Poco prima del Natale 2017, si era pensato di riportare da Ascoli al deposito della Mole la scultura lignea. Ma ciò avrebbe determinato mesi di “oscuramento” della stessa. Da qui l’idea di Pierluigi Moriconi, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza, di inserire l’opera in uno dei percorsi espositivi della Pinacoteca Comunale Podesti. Idea propositiva subito accolta dall’assessore municipale alla Cultura, Paolo Marasca. Per la sistemazione del Cristo ligneo cinquecentesco si è scelta la sala “Forma mentis”, al “piano – livello 2” della Pinacoteca (uno degli spazi più antichi, d’epoca medievale, caratterizzato da volte e da un pozzo, dell’edificio), in quanto di solito destinata alle mostre temporanee di artisti contemporanei ma da settimane inutilizzata.

Venerdì 30 marzo, all’antivigilia di Pasqua, gli addetti della Pinacoteca hanno affisso la croce col Cristo sulla parete in mattoni di un’ampia nicchia, messa immediatamente in risalto da un efficace fascio di luce. Luce che evidenzia come il Cristo sembra magicamente “essere effigiato nel momento esatto del trapasso, col volto agonizzante, reclinato leggermente verso sinistra, con gli occhi semiaperti da cui sgorgano lacrime di resina e con la bocca dischiusa, marcata da labbra livide, oltre le quali s’intravedono la dentatura bianca e la lingua. La corona di spine è realizzata con tre corde intrecciate, ingessate e dipinte di verde, sulle quali sono state applicate delle vere spine di biancospino, inserzioni polimateriche che si ritrovano comunque anche in altri manufatti, come ad esempio nel Crocifisso di Matelica”, scrive Giuseppe Capriotti in una scheda approntata in occasione di un precedente restauro eseguito nel 2005 dall’urbinate Maurizio Ciaroni. “Il corpo eburneo del Cristo, elegantemente tornito nelle muscolature, che rivelano un’attenta conoscenza della struttura ossea sottostante, è coperto sull’inguine da un candido perizoma, decorato “a pennello” con fiori di cardo stilizzati e bordato con un singolare motivo a intreccio. Sulle gambe, sul torso e sulle braccia lo scultore ha realizzato delle vene a rilievo, che sono state poi evidenziate in alcuni casi dalla policromia, attraverso un leggero tratto di colore”.
Sempre secondo Capriotti, è probabile che il Crocifisso delle Clarisse, realizzato 5 secoli fa nella Bottega del maestro Indivini, sia frutto della mano di un suo allievo prediletto, Sebastiano dell’Appennino, come almeno altri due antichi Croficissi, per esempio di Ascoli Piceno e Matelica.
Il Crocifisso ligneo dovrebbe restare in esposizione nella Pinacoteca di Ancona almeno fino al termine di quest’anno, quando potrebbe essere completata la costruzione della chiesetta provvisoria nel complesso conventuale delle Clarisse a Camerino e quindi sarebbe possibile la restituzione.

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