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Fabio Bernacconi
presentatore del FFF,
stasera al Pergolesi con “900”

FABRIANO - L'attore, anima dell'associazione teatrale cittadina "Papaveri e papere", stasera in scena al Pergolesi di Jesi con il riadattamento del libro di Baricco da cui è tratto il film "La leggenda del pianista sull'oceano"
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L’edizione 2017 del FFF

 

Fabio Bernacconi

Fabio Bernacconi, attore e regista teatrale, anima di “Papaveri e Papere”

 

di Sara Bonfili

Fabio Bernacconi è tra i fondatori, anima instancabile e membro del consiglio direttivo, dell’associazione teatrale “Papaveri e Papere” di Fabriano. Sarà lui ad affiancare l’attrice, regista e direttrice artistica Valentina Tomada nella conduzione del FFF, il Fabriano Film Fest 2018, giunto alla sua sesta edizione. Un super appuntamento culturale, quello dell’1, 2 e 3 giugno, che richiama tanti appassionati e autori da ogni dove. E un ruolo di spicco per Bernacconi, abituato a calcare il palcoscenico. Attore, regista, fabrianese doc, Bernacconi ha fatto del teatro la sua ragione di vita e di didattica. Stasera è il protagonista di “900”, rielaborazione teatrale del romanzo  di Alessandro Baricco da cui è tratto il film “La leggenda del pianista sull’oceano”, al teatro Pergolesi di Jesi alle 21.15.

Fabio, ti vedremo alla conduzione del Fabriano Film Fest, da chi è nata l’idea?

«Ho partecipato alla presentazione del libro di Valentina Tomada al Wooden Bar, con Maurizia Pastuglia e la giornalista Cristina Gregori. Abbiamo poi iniziato a collaborare con lo staff del FFF, dalla presentazione al Multisala Movieland del film “Chi m’ha visto” con protagonista Beppe Fiorello, serata condotta da Valentina. L’abbiamo subito coinvolta nei nostri corsi di recitazione, dedicandole una via preferenziale per la didattica della recitazione cinematografica per i nostri corsi per adulti, dato che lei conosce bene da tanti anni il mondo del cinema. Ogni professionista si occupava di interventi dedicati a un tema specifico e in questo caso Valentina ha sviscerato le differenze tra la recitazione cinematografica e quella teatrale. L’idea di presentare il Festival è nata per caso e per divertimento: sarà una conduzione molto scanzonata, rilassata, non voglio essere un conduttore ingessato. Lo faremo insieme, per stare tra amici, per divertirci e far divertire, cercando di alleggerire i temi importanti del Festival».

Avete in mente altri progetti insieme?

il libro di Valentina Tomada

«Non lo so, me lo auguro, siamo sempre aperti a collaborare con tutte le realtà culturali della nostra zona. Ci piace confrontarci con i professionisti, come Valentina, come gli attori che hanno tenuto corsi per noi, vogliamo ascoltare cosa li lega all’arte. Di modo che siano di esempio, ma anche di monito per le difficoltà che si incontrano, per i ragazzi che sognano di fare questo mestiere».

Con la vostra associazione teatrale, che ha appena festeggiato il decimo compleanno, volete rinforzare la sinergia con le associazioni del territorio.

«Certo, la nostra natura è collaborativa, io credo molto nei progetti condivisi. Noi abbiamo lavorato recentemente con il Coro dei Giovani Fabrianesi, ad esempio. La nostra attività riguarda il teatro, ma soprattutto le modalità di crescita della nostra città, in piccolo della società. Il teatro può essere una grande arma: nel premio Federica Braconi fondato da Leo Club Fabriano, che è stato appena conferito per un elaborato dedicato alla città, alla giovane scrittrice del liceo Artistico di Fabriano Erika Corinaldesi, la vincitrice ha raccontato il teatro. Il teatro come opportunità di riscatto e di crescita. Io ho partecipato al Premio con molto piacere, leggendo un brano con l’attore Pino Strabioli: se una ragazza di 18 anni è convinta che la cultura e il teatro in particolare possano essere una ragione di vita, significa che siamo sulla strada giusta».

Come è cresciuta la vostra associazione teatrale in questi dieci anni di attività?

«”Papaveri e Papere” è composta da una ventina di persone. Tutti gli associati sono una sessantina. Il nostro è stato un percorso di crescita molto partecipato. Parlo anche di crescita personale, di amicizia, di collaborazione con tante persone, di progetti di formazione. Riuscire a formare più persone possibile nel teatro, non solo come protagonisti, ma affinché riescano ad andare a teatro come pubblico consapevole, significa fare un servizio alla città in termini educativi. Certo, siamo anche attori, facciamo spettacoli sostanzialmente perché ci piace recitare. Se non avessimo la passione che ci spinge, non faremmo di certo questo lavoro così difficile»

A proposito delle difficoltà, qual è lo stato dell’arte del settore in Italia? Si può vivere di solo teatro?

«Io lo faccio per passione, il mio primo lavoro è un altro. Quindi ho già risposto tra le righe alla domanda.  Il teatro è il mestiere più bello del mondo, ma il più faticoso del mondo. In Italia l’attore non è riconosciuto come un operatore professionale. Se domattina un governo decretasse che l’attore ha gli stessi diritti dell’operaio, allora cambierebbe tutto. Ma ci mancano tutte le tutele che altri lavori più privilegiati, ma anche professioni normalissime, hanno. Questo perché l’arte non è vista come un’impresa. Se non cambia questa mentalità diffusa, continueremo ad avere sempre le stesse difficoltà».

Fabio Bernacconi con Pino Strabioli

Fabio Bernacconi con Pino Strabioli al premio Federica Braconi

 

 

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