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Azienda unica rifiuti:
la maggioranza dell’Ata
è ancora per l’affidamento in house del servizio

ANCONA – Nel primo incontro dopo la bocciatura del Consiglio di Stato, si è ipotizzato di seguire anche per Viva Servizi la procedura messa in atto da Ecofon. Lavoratori in presidio per il mantenimento della gestione pubblica del servizio
lunedì 17 Dicembre 2018 - Ore 22:27
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Foto d’archivio

 

 

di Martina Marinangeli 

Azienda unica dei rifiuti: dall’incontro fiume dell’Assemblea territoriale d’ambito 2 si è usciti oggi senza una decisione concreta, ma con le prospettive di quelle che possono essere le strade da percorrere.
Alla Zipa di Jesi, mentre una cinquantina di lavoratori dell’igiene ambientale si riuniva in presidio, i sindaci dei 47 Comuni ricadenti nella provincia si sono confrontati per la prima volta dopo la clamorosa sentenza del Consiglio di Stato che ha bocciato il progetto di affidamento in house dei servizi di igiene urbana ad una new company, composta all’85% da Viva Servizi (ex Multiservizi) e al 15% da Ecofon. La maggioranza dei primi cittadini sarebbe ancora propensa a proseguire sul tracciato del progetto di gestione pubblica votato dall’Ata 2 un anno fa, ricalibrato però sulle prescrizioni dettate dal Consiglio di Stato piuttosto che indire una gara ad evidenza pubblica per l’affidamento del servizio rifiuti ad una società esterna. Una linea percorribile, stando a quanto emerso in assemblea, sembrerebbe quella di utilizzare per Viva Servizi la stessa procedura messa in atto per Ecofon ad Osimo – considerata corretta dalla sentenza – ovvero scindere la società creando una sorta di scatola vuota a cui affidare il servizio. Il tutto, seguendo questa volta pedissequamente le prescrizioni della giustizia amministrativa. Qualunque sia la scelta finale, i tempi devono essere celeri anche perché l’impasse rischia di tradursi in un aumento della bolletta sui rifiuti.
Nel suo intervento, la sindaca di Ancona, Valeria Mancinelli, ha ricordato che dal 2006 esiste una legge che prevede come obbligo l’affidamento del servizio ad un gestore unico per ogni ambito ed ha invitato a decidere nella prossima riunione, da indire subito dopo le feste natalizie, se optare per un affidamento in house o tramite gara, a patto che ognuno «metta la faccia» sulla scelta presa.
Se la prima cittadina dorica era tra i primi sponsor del progetto poi naufragato sotto i colpi di ben quattro sentenze della giustizia amministrativa, il sindaco di Jesi Massimo Bacci è sempre stato di tutt’altra opinione e oggi ha chiesto ufficialmente che venga fatta una verifica per stabilire se ci siano state responsabilità «per un iter che non so quanto ci è costato». Il leader del fronte del no, affiancato in questa battaglia dai comuni di Fabriano e Falconara, ha osservato come «oggi abbiamo preso atto che la delibera di affidamento in house del servizio a Viva Servizi non era allineata alla normativa in almeno sei o sette punti. L’aspetto più preoccupante è il nodo che riguarda la dimostrazione dell’economicità dell’affidamento in house rispetto alla gara, che resta da sciogliere. Già un anno fa avevo detto che sarebbe stato più opportuno l’affidamento ad una rete d’imprese o ad una società consortile».
Dal canto loro, invece, le sigle sindacali e i lavoratori oggi in presidio, sostengono a spada tratta la gestione pubblica del servizio: «Abbiamo ascoltato l’intenzione da parte di quasi tutti i sindaci di procedere con l’affidamento in house, una buona notizia», ha affermato Sergio Marinelli, Uil Trasporti.

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