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Concordato in bianco
per la Jp Industries, Pullini (Fiom):
«Serve anche una volontà politica»

FABRIANO- La novità della richiesta avanzata dalla società a giudice del Tribunale di Ancona è emersa ieri pomeriggio nel corso dell'assemblea dei sindacati con i lavoratori, che tra Marche e Umbria sono più di 600. Giovedì l'incontro al Mise: si spera in una nuova partneship industriale e finanziaria
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L’assemblea dei lavoratori della Jp Industries

Pierpaolo Pullini (in piedi)

 

Richiesta ufficiale  al giudice fallimentare del tribunale di Ancona per l’ammissione al concordato preventivo in bianco presentata dalla Jp Industries, la newco che ha acquisito il comparto bianco dell’ex Antonio Merloni. Un’accelerazione nella vertenza che coinvolge 636 lavoratori tra Marche e Umbria, di cui si discuterà giovedì prossimo, 4 Luglio, anche al Mise di Roma. La novità è emersa ieri pomeriggio nel corso dell’assemblea tra sindacati e dipendenti della stabilimento di Fabriano, al termine di un confronto diretto tra le sigle sindacali con l’imprenditore Giovanni Porcarelli e i suoi legali. Se il concordato in bianco con la proposta di risanamento aziendale sarà accordato dal giudice, invece di propore subito un piano di rientro con il deposito dei bilancio degli ultimi 3 esercizi l’azienda potrà ‘congelare’ il pregresso dei debiti per poi accordarsi entro 60 giorni (o in caso di proroghe entro fine anno) con i creditori per la liquidazione del dovuto. Trapela che i debiti con fornitori, l’erario e le banche si aggirerebbero su svariati milioni di euro. Ripartendo da zero, l’esercizio attivato dopo l’eventuale omologa del giudice, dovrà invece chiudere il bilancio 2019 in pareggio se non in attivo.

Questa boccata d’ossigeno, con un piano industriale ‘aggiornato’, permetterebbe insomma alla società di cercare soprattutto un partner industriale e finanziario per evitare il collasso finanziario e di lasciare aperto uno spiraglio per il futuro, proprio come si era ipotizzato nell’ultimo incontro al ministero, mesi fa. Una procedura quindi che sarà cadenzata da tempi tecnici abbastanza lunghi e che bloccando la liquidazione dei debiti pregressi, mette in difficoltà soprattutto quel terzo di maestranze che ha lavorato nel 2019. Molti dipendenti sono infatti in cassa integrazione, in scadenza a fine anno.

«E’ una situazione preoccupante perchè quando si fa una procedura concorsuale con una esposizione così importante, in un’azienda dove lavora solo un terzo dei dipendenti, si rischia di andare verso una soluzione abbastanza difficile.  – sottolinea Pierpaolo Pullini, segretario Fiom-Cgil Ancona – Ci hanno infatti parlato di 24 milioni di euro di pregresso nei confronti dell’erario e della previdenza, di 4 milioni nei confronti dei fornitori, si circa 2 milioi di euro di stipendi del 2019 ancora da versare ai lavoratori. Per questo motivo l’azienda ha bloccato tutto. Ci domandiamo quale sarà il prezzo sociale di questa procedura concorsuale. L’aspetto sociale non può essere ritenuto secondario in una vertenza di queste dimensioni all’interno di un territorio già devastato dalla crisi decennale e che fa i conti con livelli di disoccupazione altissimi. Oltretutto l’azienda ci ha comunicato solo 3 giorni prima dell’incontro la Mise, senza neppure intraprendere il percorso di confronto con le organizzazione sindacali, le sue intenzioni. La speranza è che venga generato reddito d’ora in poi, altrimenti si rischia di andare in liquidazione. A tutela dei lavoratori, abbiamo già chiesto di individuare un meccanismo, tramite il quale almeno una quota parte dei soldi in entrata, previa autorizzazione del Tribunale, vada a coprire le mensilità di questo primo semestre del 2019. Una situazione abbastanza complicata dove serve anche e soprattutto una volontà politica».

Pullini rileva inoltre come  «il ritardo della convocazione al Ministero dello Sviluppo Economico ed il mancato monitoraggio hanno contribuito all’aggravarsi della situazione: l’esposizione finanziaria, diventata ormai insostenibile, forse non consentiva altre strade da intraprendere ma le scelte dell’imprenditore in questi mesi dovevano essere attenzionate e forse si poteva costruire un percorso diverso. E’ indispensabile fin da subito capire cosa succederà dopo la produzione di queste prime commesse mettendo al centro la continuità produttiva, come garantire l’occupazione con gli ammortizzatori sociali in scadenza a fine anno, senza i quali rischierebbe di saltare ogni possibile prospettiva con la perdita di indefiniti posti di lavoro e individuare la possibilità di eventuali partner che potrebbero affiancare Porcarelli, a maggior ragione dopo la presentazione del concordato, la cui ricerca era stata affidata ad Invitalia già alla fine del 2018. In questa lunga vertenza che si trascina da oltre un decennio non vogliamo che il prezzo più alto, dovuto anche a scelte industriali e politiche non all’altezza, lo paghino le lavoratrici ed i lavoratori cioè, come sempre, la parte più debole ed esposta».

Vertenza lavoro, siglato l’accordo per la Jp Industries: cassa integrazione prorogata

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