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Il fisico Enrico Medi,
dall’allunaggio alla santità

50° ANNIVERSARIO - Scienziato e credente, ma anche politico, accademico, padre Costituente, nato a Porto Recanati da genitori di Belvedere Ostrense, primo divulgatore scientifico in tv già negli anni 50. Fu protagonista della cronaca della conquista della luna. Nel 1996 la diocesi di Senigallia ha avviato il processo di canonizzazione
martedì 16 Luglio 2019 - Ore 18:36
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Enrico Medi (foto tratte da archivio enricomedi.it)

 

di Maurizio Verdenelli

«Scusa, Tito, ma chi è quel signore in studio da voi che spiega così bene quello che sta accadendo e rende tanto facilmente assimilabili concetti scientifici piuttosto difficili per il grande pubblico televisivo?!» chiese meravigliandosi il corrispondente della Rai, da New York, il mitico Ruggero Orlando al più giovane collega Tito Stagno che coordinava insieme con Andrea Barbato e Piero Forcella la diretta tv ‘del secolo’ quella notte del 20 luglio 1969 quando l’uomo andò sulla Luna.  L’avvenimento era seguito sul pianeta Terra da 600 milioni di persone, tutti in attesa del primo passo sulla superficie lunare di Neil Armstrong, comandante della missione Usa, denominata Apollo 11, e di Buzz Aldrin mentre Michel Collins era rimasto a controllare l’operazione a bordo della navicella spaziale Columbia.

La storica trasmissione condotta da Tito Stagno

Lanciata 4 giorni prima, il 16 luglio, da Capo Kennedy, ex Cape Canaveral (di nuovo dal 73). Già chi era quel sorridente e bellissimo ‘signore di cui Orlando, che con Stagno avrebbe conteso la paternità dell’annuncio del primo passo sul satellite terrestre, la paternità? Domandare chi fosse il portorecanatese Enrico Medi, fisico, politico, accademico, padre Costituente, laureato a 21 anni con una tesi rivoluzionaria sul neutrone, libero docente a 26, ordinario a 31, vicepresidente dell’Euratom, primo divulgatore scientifico in tv già negli anni 50, era già una vera gaffe per Orlando, giustificata appena dal fatto che il più noto corrispondente Rai era praticamente da sempre negli States e quindi un po’ all’oscuro degli affari italiani. Ma tant’è: la sua domanda fece conoscere praticamente a tutti gli italiani, incollati al video in quel Moon day, il professor Enrico Medi al pari del maestro Alberto Manzi che aveva alfabetizzato il Paese nel dopoguerra con la storica trasmissione ‘Non e’ mai troppo tardi’.

Da quella notte, Medi nato il 26 aprile 1911 a Porto Recanati dove il padre Arturo era medico (visse pure a Belvedere Ostrense, di cui erano originari entrambi i genitori), fu per cinque anni il marchigiano più famoso. Ospite di tutte le trasmissioni di intrattenimento culturale e naturalmente commentatore principe di ogni missione Apollo. Candidato al consiglio comunale di Roma, fu il più votato con 75.000 preferenze! A lungo intervistato dal rotocalco Tv7, in quegli anni di boom economico spiazzò il campo onnivoro degli ottimisti delle magnifiche sorti e progressive, prevedendo un lungo periodo di incertezza. «Siamo in curva, non siamo in grado di prevedere ciò che ci attende in realtà». Ma subito dopo un messaggio di ottimismo: «A me che piace guidare, la curva in ogni caso mi appassiona». Come grande fisico, Enrico Medi era uno dei pochissimi a credere fortemente in Dio. Pochi sapevano che ogni domenica cascassero il mondo e… la luna (cui doveva la sua estrema popolarità personale) Medi si precipitava a San Giovanni Rotondo da Padre Pio, di cui era uno dei figli prediletti. Puntuale, il professore di Fisica più famoso d’Italia, serviva messa domenicale delle 5 come un chierichetto qualsiasi. E quando il celebre cappuccino morì, fu proprio lui a farne l’orazione funebre: «Muore un santo, nasce un santuario». Tuttavia una fine precoce appena 5 anni dopo la conquista della Luna, attendeva il docente che aveva reso accessibili per tutti dal piccolo schermo, i principi dell’astrofisica.

Qualche anno fa, nel corso di un meeting Rotary a Fabriano sul giornalismo televisivo, ho avuto la possibilità di chiedere di Enrico Medi a Tito Stagno -accompagnato da Tonino Carino e Giancarlo Trapanese. I due erano diventati molto amici, missione spaziale dopo missione. «Incrocio il professore lungo il corridoio della redazione Rai a Roma. Un abbraccio e gli dico: Ci vediamo tra 40 giorni per l’Apollo.. .e dico pure il numero della missione che non ricordo più. E lui mi sorprende: Carissimi, stavolta non potrò proprio. Rimango di stucco, Medi sorride, penso che voglia scherzare. Neppure un po’ , invece. Gli chiedo allora di chiarire. E lui sereno: “Sono appena reduce da una visita all’ospedale Gemelli. La malattia che non mi da più di tre settimane di vita. Vede, caro Tito, proprio non ci siamo con i tempi della trasmissione, pure con tutta la mia buona volontà. Ma c’è una Volontà piu alta”. Trasecolai, ero ammutolito. Lui comprese il mio turbamento. Mi lasciò con un sorriso. Addolorato e commosso, ebbi appena il tempo di scorgerne la figura mentre si allontanava nella luce del mattino con il consueto passo elastico. Non lo vidi più». Il ‘Servo di Dio’ Enrico Medi mori’ di po’ a poco, il 26 maggio 1974 con la consapevolezza che il ‘suo’ Padre Pio, cosi come aveva promesso ai suoi figli spirituali, l’avrebbe atteso sulla soglia del paradiso.

Con Padre Pio

Nel 1996 la diocesi di Senigallia ha avviato il processo di canonizzazione. L’anno successivo, a guidare la chiesa locale venne chiamato, dopo il cingolano Odo Fusi Pecci, il ‘maceratese’ mons, Giuseppe Orlandoni, già vice del vescovo Tarcisio Carboni, consacrato da un altro ‘maceratese’: il cardinal Ersilio Tonini. La fase diocesana a Senigallia si è conclusa nel 2013 (Orlandoni si dimetterà due anni dopo per raggiunti limiti di età) con il riconoscimento per il professor Medi del titolo di Servo di Dio. Per la beatificazione del fisico del Moon Day occorrono tuttavia altri step e ancora lunghi anni. Ma da tempo la chiesa portorecanatese sollecita l’ascesa agli altari del figlio più illustre: una ‘santità che è già nel cuore e nella mente dei fedeli, non solo marchigiani. Beato Enrico, prega per noi.

 

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