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Corruzione in Comune,
gli imprenditori arrestati
chiedono di tornare liberi

ANCONA - Si è svolta questa mattina al Tribunale del Riesame l'udienza per Francesco Tittarelli e Tarcisio Molini, relegati ai domiciliari dallo scorso 7 novembre. Le difese hanno chiesto la revoca della misura o l'annullamento dell'ordinanza del gip
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La volante della polizia davanti al Comune di Ancona (foto Giusy Marinelli)

 

Corruzione in Comune, gli imprenditori ricorrono al Tribunale del Riesame per annullare l’ordinanza che il 7 novembre li ha relegati ai domiciliari. L’istanza si è discussa questa mattina per Francesco Tittarelli e Tarcisio Molini, difesi rispettivamente dagli avvocati Ennio Tomassoni e Tommaso Rossi. Entrambi i legali hanno chiesto l’annullamento dell’ordinanza firmata dal gip Sonia Piermartini o in subordine una misura cautelare meno afflittiva rispetto a quella dei domiciliari. Hanno sostenuto l’infondatezza delle accuse e la mancanza di episodi corruttivi tra loro e il geometra Simone Bonci, l’unico finito in carcere con l’accusa di aver gestito un cartello di imprese a cui affidare appalti pubblici in cambio di regali o lavori in casa. Per il dipendente comunale, difeso dagli avvocati Lorenza Marasca e Riccardo Leonardi, il Riesame si terrà martedì prossimo. Stessa data per Marco Duca, l’altro imprenditore edile finito ai domiciliari con l’accusa di corruzione. Non ricorrerà probabilmente al Riesame, invece, Carlo Palumbi, il quarto imprenditore arrestato la cui ditta ha eseguito i lavori per il restyling della zona dei laghetti del Passetto. Il collegio non ha preso una decisione in merito alle richieste dei difensori. I giudici scioglieranno la riserva nelle prossime ore. In aula era presente solo Tittarelli.

(Fe.ser)

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