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Emozioni in musica,
il primo album di Bianca Ottaviani:
«Dentro c’è la mia vita»

L'INTERVISTA - "Viola" è stato registrato a Roma e racconta gli ultimi quattro anni vissuti dalla giovane cantautrice anconetana: «Un periodo di cambiamenti, di tempi e di esistenza nuova, di nuovi incontri. Da dove nascono le mie canzoni? Dall'amore»
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Bianca Ottaviani (foto Chiara Masia)

 

di Marco Benedettelli

Voce lucente e forte, testi delicati dove le immagini si susseguono a scavare fino alla fonte delle emozioni. L’esordio di Bianca Ottaviani si imprime nella mente di chi si mette all’ascolto. Classe 1996, a 23 anni la cantautrice di Ancona ha messo in fila le sue canzoni nell’album “Viola”, da poco registrato a Roma con lo studio Red Lamp. Dieci pezzi che scorrono via intensi e cristallini, magnetici come la visione di un fuocherello che arde: «C’è la mia vita degli ultimi quattro anni. Un periodo di cambiamenti, di tempi e di esistenza nuova, di nuovi incontri. In queste canzoni ho raccontato di me e dei miei cambiamenti. Una volta si scrivevano romanzi di formazione. Ecco, questo lo definirei un album di formazione» racconta la giovane artista che intanto continua ad esibirsi dal vivo per Roma, dopo aver presentato insieme a una band, lo scorso 15 dicembre, il suo album a Le Mura, storico locale. E si è fatta notare al punto che il videoclip di Viola, la canzone che dà titolo al disco, è stato rilanciato anche dal sito di La Repubblica Roma. «Da cosa nascono le mie canzoni? Direi che quasi sempre sono legate direttamente o indirettamente all’amore, che è il motore della creatività. Un sentimento forte, totalizzante, che muove. È grazie all’incontro con l’altro che entro in contatto più profondo con me stessa. Così mi pongo delle domande e da quelle nascono le mie parole e la mie note», racconta. Testi intimisti, riflessivi, lievi ma che si aprono sorprendenti ad ogni curva, dove – citando a zigzag – “le cadute sono senza schianto” e si precipita senza fine, come in un sogno. Dove ci si sente in un “guscio di parole dette senza pensare”. Canzoni che si affollano di domane e confidenze a un invisibile “tu”, mentre Viola, alterego dai capelli colorati della autrice Bianca, “…non sa controllare il flusso degli eventi che non ha scelto – e – lancia pensieri di carta al vento”. Tra i suoi punti di riferimento musicali, ci sono le grandi cantautrici anglofone contemporanee, «sperimentatrici imprevedibili che sfuggono alle definizioni, ma meno note dei colleghi maschi», spiega. Norah Jones, Regina Spektor, Fiona Apple, Yael Naim, Becca Stevens, fra le più ascoltate e ammirate. «Ma amo molto gli anni ‘80, la Black music, il Rhythm and blues e per i miei prossimi lavori è probabile che mi farò influenzare dal rap». Il suo viaggio nella musica è iniziato fin da bambina, con un’impostazione strutturata sul canto corale «che ha una preparazione classica, ma meno rigida di quella del solista. E intanto ho studiato flauto traverso e imparato da autodidatta a suonare il pianoforte», spiega Bianca, che dal 2016 si è trasferita a Roma per frequentare la facoltà di filosofia e ora, dopo che a luglio si è laureata, là continua a vivere. È nella città della Dolce vita che il suo percorso artistico si è fatto più corposo: «Di gente che scrive e canta ce n’è ovunque e ci sono locali dove si suona ogni sera. Fare la cantautrice non è un’attività così bizzarra e a Roma grazie agli stimoli e alle amicizie ho preso slancio e ho continuato a scrivere canzoni. Prima, negli anni della scuola, il mio pubblico di riferimento erano quel paio di amiche a cui confidavo in canto le mie prime cotte» scherza Bianca.

(foto di Ginevra Bellesi)

E poi continua a parlare del rapporto con la sua città di nascita: «Anche ad Ancona di musicisti bravi ce ne sono tanti. Ma ahimè mancano gli spazi. È davvero faticoso esibirsi. Nel tempo ho cantato nel bistrot Do’ vizi, al Museo del Giocattolo, in piazza San Francesco e al Teatro di paglia di Numana. Ultimamente mi sono esibita alla Accademia56, che è una realtà coraggiosa, nata per ospitare l’arte in città». Il processo creativo di Bianca nasce dalle emozioni e prende forma prima che in note, in parole. «Qualcosa mi colpisce, si crea un nucleo nella mia immaginazione. È così che viene fuori la prima strofa, scrivendo con impulso ciò che sento aderente a quel nucleo. E poi intorno, una frase dopo l’altra, continuo a scrivere in forma più riflessiva altre immagini. Do molta importanza alle parole, le accosto fra loro con cura, così che suonino bene e scrivo in metrica perché già ho un ritmo in testa. I miei brani sono lunghi, desidero arrivare al fondo delle mie idee, scovare ciò che voglio dire. Quando il testo è formato, compongo la musica al pianoforte. Oggi con le canzoni di Viola parlo di me stessa e delle mie emozioni. Un giorno magari canterò anche del mondo esterno, della strada, che è un compito davvero complicato».

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