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Coronavirus, un’ascolana
rientra stasera da Pechino

ASCOLI - Giulia rischiava di rimanere bloccata nel Paese senza nemmeno poter lavorare, perchè tutti gli uffici e le attività sono al momento bloccate. Ha già superato uno screening (negativo) prima della partenza, e ci sarà uno specifico protocollo al suo rientro
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Non smette di aumentare il numero di contagi e vittime da coronavirus. Fra Cina, Hong Kong, Taiwan e Macao sarebbero 6.000 i casi accertati, secondo i dati della Commissione sanitaria nazionale (Nhc) della Cina, con 132 morti. Secondo questi calcoli, quindi, il numero di contagi (ma non quello dei decessi), ha già oltrepassato quello del 2002-2003 della Sindrome respiratoria acuta grave (Sars). Il nostro Ministero degli Esteri ha annunciato che il volo organizzato dall’Unità di Crisi per rimpatriare i cittadini italiani bloccati a Wuhan, la città cinese maggiormente coinvolta, partirà domani.

Giulia, che si trovava a vivere il suo ottavo anno di studio e lavoro in Cina, è originaria  di Ascoli. Dopo una laurea in lingue internazionali ottenuta presso l’Università di Macerata e una specializzazione in Germania, ha trovato nella Cina la sua seconda casa. Un paese che ama e in cui da subito si è sentita accolta, che gli ha permesso di realizzare i suoi sogni. Una popolazione di cui ha avuto modo di apprezzare la mitezza e la voglia di fare. Approfittando di un certo numero di giorni di ferie non goduti (è impiegata presso una multinazionale), è partita per rientrare in Italia temendo la possibile chiusura dei voli internazionali e/o la messa in quarantena della città. Il pericolo era infatti quello di rimanere bloccata nel paese senza nemmeno poter lavorare, in quanto tutti gli uffici e le attività sono al momento bloccate.

Atterrerà stasera a Roma, dopo aver superato un primo screening prima della partenza. A bordo dell’aereo è presente del personale medico specializzato e all’arrivo in Italia è previsto un protocollo sanitario definito dal Ministero della Salute. Giulia si sente molto provata per coloro che resteranno, come i suoi colleghi cinesi, e per tutti i medici cinesi che stanno lasciando le loro famiglie per essere inviati nei luoghi più colpiti dall’epidemia, non sapendo che ne sarà di loro. Da quello che ha potuto apprendere dai suoi contatti e dalle informazioni reperibili in loco, gli ospedali sono al collasso (anche per un generale effetto psicosi). Si vive letteralmente chiusi in casa e le città più colpite non possono essere abbandonate. L’auspicio è che l’emergenza termini al più presto per tornare a vivere e lavorare nel paese.

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