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Un medico jesino in Cina:
«Pronto a partire per Wuhan
in caso arrivi la chiamata»

CORONAVIRUS - Tan Tan Guo, cittadino italiano, ora si trova a Pechino alla clinica della febbre dove vengono portate le persone che si sospetta siano state contagiate. «Indosso mascherina e occhiali protettivi per 12 ore al giorno mentre sono al lavoro. Si esce il meno possibile, tutti comprano alcol al 75% per disinfettare ogni oggetto»
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Tan Tan Guo

 

di Francesca Marsili

«Dopo 12 ore di turno, la mascherina, lascia piaghe sul volto. Qui a Pechino, alla clinica della febbre, non sai se davanti a te, c’è un contagiato. I medici di Wuhan sono degli eroi ma siamo tutti stremati». Parole intrise di coraggio e preoccupazione quelle di Tan Tan Guo, medico Jesino nato in Cina, che in questo momento si trova ad affrontare nel suo Paese di origine, l’emergenza Coronavirus. «Sono medico di medicina generale nella capitale. Il governo, dopo la costruzione del nuovo ospedale ed un secondo in realizzazione, invia continuamente da ogni parte del Paese nuovi medici a Wuhan per contrastare l’epidemia e se dovessero chiamarmi, non mi sottrarrei» racconta Tan Tan preparandosi ad un nuovo turno di 12 ore. Origini cinesi ma cittadino italiano, Tan Tan Guo, è arrivato nella provincia di Ancona circa trent’anni fa, laureandosi in medicina all’Università Politecnica delle Marche. Dal 2003 sino al 2015 è stato medico di continuità assistenziale e di famiglia per poi ritornare a Pechino dove svolge la professione medica in ospedale. L’ospedale della febbre, dove nei giorni scorsi è stato chiamato per fronteggiare l’emergenza, racconta essere un presidio dove vengono ricoverati per accertamenti, tutti coloro che presentano innalzamento della temperatura e verso i quali si ha il sospetto di contagio da Coronavirus.

Tan Tan ha in curriculum, anche l’esperienza maturata nel 2003, quando con il propagarsi della Sars, all’areoporto di Falconara, in caso di passeggeri con la febbre, veniva allertato il personale medico per attivare il protocollo di quarantena. Dalla clinica delle febbre, Tan Tan racconta i disagi della routine igienica che ha regole rigidissime: «Dobbiamo indossare sempre maschera e occhialoni protettivi da tenere ben stretti. I turni sono lunghissimi e i presidi di protezione lasciano i segni sul viso di tutto il personale in forza. Evitiamo anche di bere perché andare in bagno significa doverti spogliare di tutti gli indumenti protettivi. Al termine del turno dobbiamo disinfettare le mani ogni volta che togliamo strato dopo strato». Il medico, descrive senza nascondere la paura, anche lo stato di quarantena cittadina che blinda Pechino, che risulta attualmente il secondo distretto per numero di infezioni dopo Wuhan. «Si esce il meno possibile, tutti comprano alcol al 75% per disinfettare ogni oggetto. Nei quartieri di residenza, ci sono guardie che rilevano la temperatura ogni volta si entra o si esce. Non tocchiamo neppure i tasti dell’ascensore, utilizziamo uno stecchino e se esci senza mascherina ti guardano male». Il dottor Tan Tan Guo tiene a far arrivare un messaggio dal suo Paese, diretto a tutto il mondo: «La Cina sta mettendo in campo tutte le misure necessarie, le risorse e gli esperti, affinché la diffusione del Coronavirus si arresti» e conclude ripetendo che «I medici di Wuhan che si sono trovati ad affrontare oltre 70mila contagi, sono degli eroi».

 

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