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Decessi nelle case di riposo,
Italia Viva chiede
misure urgenti alla Regione

COVID 19 - Il Coordinamento regionale del partito sollecita al governatore Ceriscioli la consegna di dispositivi di sicurezza per il personale delle Rsa e di tamponi per monitorare lo stato di salute degli ospiti, ma anche l’attivazione di una Commissione d’inchiesta per approfondire le cause che hanno creato le criticità e di un fondo di solidarietà per dare sostegno economico alle residenza per anziani

 

 

 

La fascia d’età sopra i 70 anni è la più a rischio. L’età media dei decessi di anziani collegati al Covid 19 è di 80 anni. Lo ha spiegato ieri nel corso della consueta conferenza stampa Silvio Brusaferro, il presidente dell’Istituto superiore di sanità , partendo dall’analisi un campione di decessi (1.500 cartelle cliniche), rappresentativo dell’intera popolazione italiana. Proprio nelle case di riposo di tutt’Italia, dove vive una parte di questa fascia di popolazione fragile, si continua ad assistere a una strage di anziani e al moltiplicarsi dei contagi da Coronavirus tra il personale. Il Coordinamento regionale delle Marche di Italia Viva esprime forte preoccupazione per la situazione che si è creata con la diffusione del Covid-19 nelle strutture socio-assistenziali dove si sono registrati numerosi decessi. E chiede al governatore Luca Ceriscioli e alla Giunta «di adottare con urgenza tutti gli atti necessari per risolvere le criticità evidenziate, di dare immediata attuazione dell’Accordo del 20 dicembre 2019 fra Regione ed Enti Gestori, formalizzato con Dgr n. 1672 del 30 dicembre 2019 e dare sostegno economico anche alle strutture socioassistenziali gestite da privati con l’attivazione di un apposito Fondo di solidarietà».

Il Coordinamento regionale delle Marche di Italia Viva ritiene necessaria un’urgente azione della Regione «affinché siano date agli organi competenti specifiche indicazioni per tutelare i ricoverati ed il personale in particolare in merito alla fornitura a tutto il personale di idonee dotazioni di protezione individuale; effettuazione di tamponi a tutto il personale e ai ricoverati, anche asintomatici; predisposizione di locali ad hoc, ricorrendo ad hotel ed alberghi o altre strutture ricettive, per ospitare ricoverati asintomatici delle strutture di assistenza residenziale per anziani e disabili che risultino positivi al tampone; predisposizione di locali ad hoc, ricorrendo ad hotel ed alberghi o altre strutture ricettive, per ospitare ricoverati dimessi da Ospedali e Case di cura prima del loro rientro nella comunità assistenziale; emanazione di una disposizione che, come già in Emilia Romagna e in Puglia, renda obbligatorio per le Strutture sanitarie l’effettuazione di tamponi prima della dimissione dei degenti»

Secondo Italia Viva devono anche essere approfondite le cause che hanno determinato le situazioni di criticità anche con l’attivazione di una Commissione d’inchiesta «al fine di disporre per il futuro di conoscenze che consentano la massima tutela dei ricoverati nell’insorgenza di focolai epidemici da Covid. Le strutture di assistenza residenziale per anziani e disabili, – scriove il coordinamento regionale del partito – per motivi oggettivi legati all’emergenza sanitaria, non possono coprire i posti letto per qualunque motivo si siano o si rendano liberi a fronte però, nel contempo, di maggiori costi per l’approvvigionamento dei Dispositivi di Protezione Individuali, della riorganizzazione del lavoro e della impossibilità di ricorrere alla Cassa Integrazione in deroga dovendo coprire il personale in quarantena». Poi ricorda che gli enti gestori di strutture di assistenza residenziale per anziani e disabili (Fondazioni, A.P.S., Cooperative, Associazioni Onlus) «hanno rappresentato con una specifica lettera del 2 aprile 2020 al presidente della Regione e al sirettore dell’Asur che esse “non possono sopportare queste perdite economiche che renderebbero difficile il prosieguo delle attività nell’immediato futuro”. Hanno anche ricordato che “le tariffe per i posti letto convenzionati sono ferme dal 2002 e che l’Asur “non ha nemmeno attuato l’Accordo del 20 dicembre 2019 fra Regione ed enti gestori, formalizzato con Dgrn. 1672 del 30 dicembre 2019” e che “le strutture che non hanno potuto raggiungere il convenzionamento previsto sono, nella quasi totalità, già in perdita economica”». Di qui la richiesta di dare sostegno economico anche alle strutture socioassistenziali gestite da privati con l’attivazione di un apposito Fondo di solidarietà.

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